Juve prima anche sul mercato

marottaE’ terminato da qualche giorno il mercato di gennaio, da qualche anno strategico quanto quello estivo, e per certi aspetti anche di più.
A gennaio una società può già tracciare un bilancio ed apportare, ove necessarie, quelle correzioni utili ad affrontare la fase decisiva della stagione.
Da noi il mercato ha vissuto sostanzialmente su un “non affare”: il tormentone Tevez.
Successione degli eventi: Tevez – fuori rosa al City - a dicembre inizia una liaison con il Milan.
Galliani, incurante del fatto di trattare un giocatore di proprietà altrui, fa circolare la foto che lo ritrae a pranzo sorridente fra Carlitos e Kia Joorabchian.
Voglio solo il Milan!” tuona Carlos Tevez dal caldo del suo “retiro” sudamericano.
O arriva Tevez o non arriva nessuno”, risponde Galliani dall’altra parte dell’Oceano, e i piccioncini tubano che è un piacere.
In questo quadro idilliaco, resta fuori Khaldoon Al Mubarak, sceicco ma non sciocco, che sarebbe il datore di lavoro di Tevez, nonché il presidente di una club in ascesa tecnica che tenta di darsi immagine e credibilità da grande società.
Per Mr. Al Mubarak non deve essere proprio il massimo sentirsi trattato come un fattore marginale nella vicenda, e così, dopo un lungo silenzio lo sceicco rompe gli indugi ed entra in gioco, prima bacchettando il metodo-Galliani, poi trattando il proprio tesserato con altre società (le voci su Inter e P.S.G., vere o presunte, ottengono lo scopo), infine divertendosi come un gatto col topolone Galliani, illuso di poter riprendere l’affare in extremis ma spiazzato da una clausola inserita dal City all’ultimo istante.
Difficile non vedere in questo epilogo una sorta di ripicca dello sceicco, ed è altrettanto facile rilevare quanto l’intera vicenda rappresenti una figura di “M” planetaria per un club che vive di immagine come il Milan, costretto a sostituire frettolosamente sul proprio canale tematico il titolone “Benvenuto Carlitos!” con un meno esaltante – per i tifosi - “Maxi è rossonero!”.
Sì, perché nel frattempo, colui che crede (e in questi giorni ne ha data ulteriore prova) di essere il padrone del calcio italiano aveva “sequestrato” per quattro giorni in un albergo milanese l’attaccante del Catania Maxi Lopez “a titolo cautelativo” nel caso fosse sfumato l’affare Tevez.
Il tutto con la connivenza della società di appartenenza dell’argentino “di riserva”.
Cose mai viste, come ha commentato, fra gli altri, Vincenzo Montella, che di Maxi era l'allenatore.
Maxi non è stato l’unico arrivo di un mercato rossonero all’insegna della “M”: Mesbah, Merkel e – in sostituzione di quest’ultimo subito infortunatosi - Muntari.
L’altra metà di Milano ha mandato in prestito Coutinho, Jonathan e Viviano, ma le richieste di Ranieri (un attaccante, un esterno offensivo) sono cadute nel vuoto.
Ciliegina - anzi, ciliegine - sulla torta la cessione di Thiago Motta al PSG contro il volere del tecnico e l’acquisto di Fredy Guarin, arrivato infortunato e non eleggibile per la lista Champions League, come Forlan.
Alla fine, precluso ogni spazio per i sogni, il meglio che è capitato a Ranieri risponde al nome di Angelo Palombo, usato sicuro che risulterà certamente utile, anche se in società sembra tornata la confusione dei tempi belli.
Meglio di tutti si è mossa la Juventus, che ha centrato obiettivi mirati senza svenarsi: Borriello in prestito (“l’opportunità”) in apertura di sessione, il cavallo di ritorno Caceres a pochi giorni dalla fine del mercato e poi la pista Nainggolan abbandonata per le pretese di Cellino (15 milioni), che aveva fatto la bocca ad un Matri-bis.
In tutta onestà, spendere quella cifra per la riserva di Marchisio e Vidal mi sembrava sinceramente eccessivo, ben venga quindi l’opzione Padoin, avallata da Conte e caldeggiata a suo tempo anche da Del Neri.
Il meglio Marotta e Paratici l’hanno svolto in uscita: liberarsi di Sorensen, Motta e Iaquinta (anche se solo temporaneamente) e di Amauri (a Firenze con un altro ex juventino, Olivera) definitivamente è il segnale che si é lavorato bene.
Un saluto speciale a Luca Toni, emigrato all’Al Nasr di Walter Zenga: un solo anno di Juventus in età troppo avanzata non ha portato molta fortuna ad un giocatore che per anni è stato il miglior centravanti italiano.
Ma l’atteggiamento e la professionalità dell’uomo (mai una polemica, mai un atteggiamento negativo) lasciano un bel ricordo ai tifosi bianconeri. Pazienza è andato a tamponare le carenze di rosa dell’Udinese (causa Coppa d’Africa) che si è assicurata anche lo svizzero-capoverdiano Gelson Fernandes.
Il Napoli con Edu Vargas ha preso un potenziale campione, ma lì si è fermato, mentre resta missione impossibile fermare Preziosi che, evidentemente plagiato dal suo business (il giocattolo), gode nello smontare e rimontare squadre.
A Genova sono approdati Gilardino, Biondini e Sculli, quest’ultimo rientrato alla base dopo pochi mesi alla Lazio.
Altri presidenti incapaci di star fermi come Ghirardi e Zamparini neppure stavolta si sono trattenuti: Mariga, Okaka, il prestito di Jonathan e qualche giovane sconosciuto per il Parma; Viviano e i soliti ragazzotti per i rosanero.
Attivo anche il Lecce che ha riportato in Salento Bojinov, vi ha aggiunto l’esperienza di Blasi e Delvecchio e la freschezza di Seferovic.
Delle tre pericolanti, i giallorossi di Cosmi mi sembrano gli unici ancora “vivi” e in grado di poter pensare ad una comunque difficile salvezza, che vedo difficile da centrare per il Novara, ora affidato a Mondonico nonostante gli arrivi di elementi esperti come Caracciolo, Mascara, e Rinaudo; e pare oggettivamente tardi anche per il Cesena che al talento di Mutu e Parolo ha aggiunto Iaquinta e Santana, reduci da deludenti annate.
Il Chievo ha tesserato Dainelli e il Cagliari, oltre a Dessena, ha provato a ridurre la sterilità sotto porta ingaggiando Pinilla.
E subito i sardi ne hanno fatti quattro alla Roma.
A proposito delle romane, i tifosi laziali sono imbufaliti per le tante trattative sbandierate (Honda, Krasic, ecc.) e quelle concretizzate (Candreva, tifoso romanista dichiarato) e non basterà probabilmente il successo contro il Milan per camuffare i problemi di una squadra che, ceduto Cissé, praticamente dispone di due sole punte di ruolo, peraltro stagionate.
La sponda giallorossa accoglie Nico Lopez e tale Marquinho, giocatori che ammetto di non conoscere affatto, e rimane in apprensione per De Rossi. Capitan Futuro sfoglia la margherita e ancora non decide il proprio futuro: fossi in Marotta non mi lascerei minimamente influenzare dalle questioni ambientali e le proverei tutte per portare a Torino un giocatore del genere.
Secondo voi sarebbe una brutta idea?

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