Juve in finale, ma il bello viene adesso

vucinic

Bianconeri in finale di Coppa Italia: non succedeva dal 2003/04, quando l’ultima Juve lippiana perse il trofeo nel doppio confronto con la Lazio.
Dopo sei anni la Juventus tornerà a giocare per un trofeo, indipendentemente da come andrà il discorso scudetto, che stasera potrebbe aver segnato una piccola svolta positiva per Pirlo e compagni.
Perché questa partita deve far riflettere molto la Juventus, e deve inculcare nei ragazzi di Conte (e, forse, per primo, in Conte stesso) la convinzione di non essere inferiori al Milan, affrontato quattro volte in sei mesi con i seguenti risultati: due vittorie e due pareggi.
Ora so benissimo che si ritornerà al goal fantasma non accordato a Muntari nella gara di campionato; facile replicare che considerare una partita conclusa dopo un ipotetico 2-0 è una fesseria, soprattutto alla luce dei precedenti (e il Milan lo sa bene…) e del crollo verticale accusato dai rossoneri nell’ultimo terzo di partita.
Parlavo di Juve che deve riflettere: se in campionato a San Siro si era creato una specie di blocco, la partita di stasera dovrebbe averlo eliminato.
Il Milan ha alzato il livello fisico del suo gioco e, contrariamente ai luoghi comuni che circolano da anni, la squadra di Allegri tenta di sovrastare gli avversari sul piano della potenza piuttosto che su quello della raffinatezza: pensate ad elementi come Ibrahimovic, Muntari, Maxi Lopez, Thiago Silva, Mexès, aggiungete gli assenti Van Bommel e Boateng e avrete l’identikit di una squadra più fisica che tecnica.
L’inizio del match ha visto i rossoneri impegnati a far la partita (un po’ per logica, dovendo recuperare, un po’ per scelta della Juve di lasciare il campo agli avversari); ma questa supremazia territoriale si è interrotta contemporaneamente al goal di Del Piero, che per i compagni ha avuto lo stesso effetto di una scossa.
Cosa significa? Che tutto (o quasi) dipende dalla mentalità.
Se Conte capisce il momento sfrutterà l’occasione per infondere ai suoi un messaggio chiaro e molto diverso da quello che trasmetteva pubblicamente sino a ieri: la Juve non ha nulla da invidiare a questo Milan.
Lo dicono i risultati, lo dice la partita, che i bianconeri hanno tenuto in controllo fino alla sbavatura costata il pareggio di Mesbah, episodio che ha nuovamente cambiato la partita facendo tremare un po’ le gambe ai ragazzi di Conte, puniti nuovamente dalla prodezza di Maxi Lopez.
E che fosse un problema di testa lo ha confermato l’inizio dei tempi supplementari, affrontato da Pirlo e soci con una grinta e una determinazione di rara efficacia, atteggiamenti che da “scoppiato” non riusciresti mai ad adottare.
Questa improvvisa e per certi versi inattesa reazione ha prodotto occasioni in serie nei primissimi minuti dell’overtime, e l’MVP del match, Mirko Vucinic, ha messo la firma realizzando un goal pazzesco per il definitivo 2-2, che manda la Juventus alla finale del 20 maggio.
Alla fine, le parole più sensate sono quelle di Del Piero, che aveva inaugurato il tabellino dei marcatori con un goal da centravanti quale non è mai stato (Borriello impari) che a domanda dell’inviato Rai (“Milan più forte in campionato?”) ha risposto: “In campionato il Milan dimostrerà di essere superiore se vincerà lo scudetto, se non lo vincerà significa che sarà stato superiore qualcun altro”.
Non fa una piega.
Ora, con questa convinzione, sotto con la prossima: a Torino arriva l’Inter per quella che dovrà essere una partita normale come è sempre stata prima di Calciopoli.
La strada è lunga, e ho la netta impressione che ci divertiremo ancora molto…

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