Juve: tre “purpett” a “o’ Napule”

vidalErano cinque anni che la Juventus non batteva il Napoli, e francamente era ora che la Storia tornasse ad avere il suo peso.
Ricordo la telecronaca (dell’inviato napoletano) di quel famoso 2-3 in rimonta che nel 2009/10 interruppe un digiuno azzurro di successi a casa Juve che durava da più di vent’anni. A rimonta completata, lo speaker azzurro si lasciò andare ad un estasiato mantra: "tri purpett! tri purpett!".
Stasera non c’è proprio stata partita, lo testimonia lo score: 19 tiri della Juve (10 nello specchio, con alcuni miracoli di De Sanctis) contro i 5 del Napoli - nessuno nello specchio - mai visto dalle parti di un Buffon totalmente inoperoso.
Unica occasione potenziale, quella per Hamsik trovatosi a tu per tu con Gigi senza riuscire a guadagnare un rigore che maldestramente aveva tentato di procurarsi.
Fra i cosiddetti “tre tenori”, solo Lavezzi ha lottato e sudato la maglia, il già citato Hamsik e lo spauracchio Cavani si sono persi nella pochezza di un Napoli sgonfio e timoroso.
Di tutt’altra pasta la Juventus, malgrado un primo tempo in pressione costante ma giocato sostanzialmente in nove per il deficitario apporto fornito dai due attaccanti.
Conte ha scelto Borriello al fianco di Vucinic, e gli errori del napoletano (fischiato dal pubblico dello Juventus Stadium) hanno fatto rimpiangere una qualsiasi delle tre punte sedute in panchina.
A dire il vero, il Vucinic del primo tempo aveva offerto una prestazione simile a quella dell’impacciato collega di reparto, una prova indecente, in linea con la media stagionale, ma l’imponderabile governa il cervello di questo “zingaro” incostante, indolente e lamentoso, e nella ripresa alcune sue sponde e alcuni suoi tocchi si sono rivelate preziosissimi.
Detto di un primo tempo fatto di prevalenza territoriale, buon ritmo ma poche occasioni (quasi tutte originate da calci piazzati), nella ripresa la partita è cambiata.
Dai primi minuti si è capito che gli uomini di Conte avevano rimesso piede in campo con il piglio giusto, accelerando e costringendo gli avversari nella loro metà campo.
Conseguenza logica di questa pressione il gol fortunoso di Bonucci su tiro di Vucinic (con definitiva deviazione di Paolo Cannavaro) e, dopo un forcing napoletano in verità poco convinto e mai incisivo, il fantastico raddoppio di Arturo Vidal (straordinario giocatore, uomo chiave del gioco di Conte, e migliore in campo anche oggi) chiudeva la pratica.
Da quel momento, pura accademia, con il terzo gol di Quagliarella (male De Sanctis) e una serie di occasioni che avrebbero potuto rendere il risultato ancora più clamoroso.
Dallo scorso autunno la Juve non vinceva tre partite di fila in campionato, allora furono quattro: Fiorentina, Inter, Palermo e Lazio, ma con una sosta di tre settimane fra le gare contro nerazzurri e rosanero e, in mezzo, il noto rinvio dell’andata con i partenopei.
Il segnale che la condizione e la convinzione siano cresciute sta anche nella ritrovata verve di alcuni uomini fondamentali: se Pirlo resta su livelli di eccellenza, e segnalato ancora una volta il grandissimo Vidal, va detto che sta tornando il miglior Marchisio.
In più, stiamo vedendo un De Ceglie oltre le più rosee aspettative, i difensori centrali hanno recuperato alla grande dagli infortuni (Barzagli, Chiellini) e dalle batoste morali (Bonucci), mentre a fronte di un appannamento di Lichtsteiner, affidabile ma meno lucido rispetto ai primi cinque mesi di stagione, si sta imponendo prepotentemente Martin Caceres, straripante nel suo vigore fisico.
Avessimo un centravanti che la butta dentro con continuità e decidesse ogni tanto le partite da solo (non chiedo tanto, quelle 5/6 rognose basterebbero, non pretendo Ibrahimovic), il campionato sarebbe finito da un mesetto.
Ma non è affatto detto che la missione non sia possibile anche così, alla faccia di quegli arroganti nervosoni di Allegri, Galliani, Suma e Pellegatti vari, ai quali faccio i miei più sinceri auguri in vista della trasferta catalana...

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