Comanda la Juventus, il Milan arranca ma non molla

conteResistere altre sei partite alle emozioni del duello Juve-Milan non sarà facile. Il calendario che fissa anche per i prossimi due turni di campionato prima la partita del Milan e solo il giorno dopo quella della Juventus dilata la durata di una partita unica in chiave scudetto a 24 ore fatte di pressione, attesa, speranza, emozioni che attentano alle coronarie dei tifosi delle due società più seguite d’Italia. Un duello, quello fra Milan e Juventus, che è il più incerto fra i campionati europei che vanno per la maggiore, perché solo in Italia, quando manca poco ormai alla fine del torneo, c’è solamente un punto a dividere le due squadre, con sorpassi e contro sorpassi degni di un finale thrilling.

Ma c’è modo e modo di vincere. E deve pur contare qualcosa come si arriva a vincere certe partite. Il Milan, con tutte le attenuanti del caso, espugna il Bentegodi in modo piuttosto fortunoso. E’ bastato azzeccare un tiro da quaranta metri su cui Bradipo Sorrentino si è addormentato per aver ragione di un avversario impetuoso quando disordinato e impreciso. Un Chievo che si è visto annullare anche un goal di Paloschi per una questione di centimetri non chiarita nemmeno dalle immagini televisive. Un Milan a pezzi, ma che non molla. Il refrain della sfortuna per i tanti infortuni attacca sempre meno però. Come se fosse una sorpresa quella di avere a che fare con una rosa in gran parte vecchia e usurata. Ma è pur sempre un Diavolo a immagine e somiglianza dei suoi highlanders. Gladiatorio Nesta, coraggioso Gattuso, Abbiati pareva Stallone in Rocky ("non fa male"), e poi fa quasi sorridere pensare a quanto è stato decisivo Muntari, il pacco dono natalizio recapitato in casa Milan direttamente dal generoso Moratti.

La Juventus vince in altro modo. Il primo tempo giocato contro la Lazio è stato di una forza impressionante: più arrembante che mai, anche rispetto ai secondi tempi dominati contro Inter e Napoli, ma concluso incredibilmente sull’1-1. Ormai lo sappiamo che è quello realizzativo il limite di questa squadra che, se avesse concretizzato di più, sarebbe potuta andare al riposo come minimo sul 3-0 o sul 3-1, visto che comunque la Lazio è riuscita a concludere per la prima volta verso la porta di Buffon proprio all’ultimo minuto della prima frazione di gioco. Troppa imprecisione e approssimazione negli ultimi sedici metri. Poi nella ripresa la squadra ha pagato lo sforzo e ha faticato di più per venire a capo di un gioco spezzettato e rallentato ad arte dai laziali, con il risultato pareva destinato a non schiodarsi dal pari. Alla Juve ci è voluto un Del Piero più provvidenziale che mai per vincere la partita e rimanere capolista in classifica.

Del Piero e la provvidenza. Un goal pesantissimo quello di del Piero che da solo varrebbe la circostanza che Agnelli presentasse al capitano la scelta se continuare in maglia bianconera anche un altro anno o se meglio chiudere qui, in gloria, magari dopo aver alzato uno o due trofei da capitano. Una scelta non facile, ma che a questo punto a Del Piero forse spetterebbe non solo per quanto sta facendo in campo, ma anche per il comportamento avuto fin qui: rispettoso delle gerarchie dell’allenatore senza mai far polemica ed anzi pienamente a suo agio nel ruolo di valore aggiunto auspicato da Conte. Esemplare per tutti. Poi c’è quello che Del Piero rappresenta per un intero popolo bianconero che lo idolatra. Non mi piacciono le raccolte di firme che mettono sotto pressione la società, ma il capitano un’attenzione particolare la merita per tanti buoni motivi. Giusto che sia lui a scegliere alle condizioni comunque dettate dalla società.

Roma e Inter rilanciano la corsa Champions. Fermata la Lazio, la corsa Champions è stata movimentata dallo scontro diretto tra Roma e Udinese con i capitolini a trovare, nei minuti finali, la strada che li ha portati dritti alla conquista dei tre punti che ora li rilanciano in classifica, collocandoli ad una sola lunghezza dai friulani e a 4 dai laziali. La sorpresa negativa è arrivata dal Napoli scoppiato in casa contro l’Atalanta. Un brutto film per De Laurentiis quello contro gli orobici: anzi, l’ultimo atto di un sequel di 3 sconfitte consecutive collezionate in campionato dalla compagnia allenata da Mazzarri. Ora l’obiettivo terzo posto si fa davvero difficile, considerando anche quanto dev’essere arduo uscire dalla situazione psicofisica in cui si sono cacciati i tre tenori con tutto il resto degli orchestrali. Al terzo posto ci crede ora l’Inter vittoriosa grazie a un rigorino sul Siena; ma sembra più un doverci credere che un’effettiva possibilità per i nerazzurri di raggiungere il piazzamento Champions.

Il Lecce spariglia le carte in zona retrocessione. Fino a una manciata di minuti dalla fine la squadra di Cosmi soccombeva a Catania ma poi, in modo rocambolesco, è arrivata una vittoria che alza la quota salvezza rilanciando le legittime aspirazioni dei salentini e mettendo in apprensione mezza serie A. Trema il Genoa, incapace di superare il fanalino Cesena: i rossoblu hanno appena 2 punti in più del Lecce e sabato dovranno render visita a un Milan che non farà sconti. Non molto diversa la situazione della Fiorentina, fermata sul nulla di fatto dal Palermo, che di punti in più della squadra di Cosmi ne ha solo 3. Ma anche la classifica di Bologna, Cagliari e Siena diventa tutt’altro che rassicurante; e Atalanta e Palermo, con 6 punti in più a 6 partite dalla fine, hanno ancora bisogno di qualche punticino per blindare la salvezza. A parte Chievo e Catania, che sembrano fuori dai giochi, tutte le altre squadre lottano a questo punto per un obiettivo. Una sorta di assicurazione di regolarità per un campionato che comunque rischia alla fine di ritrovarsi una classifica stravolta dagli esiti processuali del calcioscommesse.

TOP DI GIORNATA

Del Piero (Juventus)
. Ha l’inestimabile merito di cambiare l’inerzia della partita, nel finale di una gara che sembrava segnata dalla sfortuna, realizzando la rete decisiva con un goal d’autore proveniente dal meglio del suo repertorio. Un goal che può essere pesantissimo in ottica scudetto. A questo punto forse gli si dovrebbe dare l’opportunità di decidere se continuare in bianconero o meno. Il capitano lo merita non solo per quello che sta facendo in campo, ma anche e soprattutto per il comportamento esemplare che ha sempre avuto.

Nesta (Milan). Se la diga rossonera resiste ai seppur confusionari attacchi clivensi, gran parte del merito ce l’ha lui. Benché non al meglio delle condizioni fisiche, Nesta non sbaglia un colpo e si fa apprezzare soprattutto per il grande senso della posizione.

Marchetti (Lazio)
. Per fortuna degli juventini va in tilt sulla punizione decisiva di Del Piero, ma fino a quel momento, aiutato anche da una certa dose di fortuna, compie interventi assolutamente decisivi che impediscono alla Juventus di mettere al sicuro il risultato già nel primo tempo. Per la Nazionale dopo Buffon c’è lui.

FLOP DI GIORNATA

Mazzarri (all. Napoli). La smetta di arrampicarsi sugli specchi continuando a giustificare le cattive prestazioni del Napoli con lo stress della Champions, le partite giocate ogni tre giorni e surrogati vari. Il Napoli non vince da 5 partite di campionato. Da allora 2 pareggi e poi 3 sconfitte consecutive con ben 16 gol subiti nelle ultime 6 partite. Difficile dire se in casa Napoli sia più scarico l’allenatore o i giocatori.

Carrizo (Catania). Si fa ammonire stupidamente nel finale e poi, ancor più stupidamente, schernisce l’arbitro applaudendolo facendosi espellere e lasciando così il Catania in dieci, con Lodi retrocesso all’insolito ruolo di portiere a fare la frittata decisiva che costa agli etnei la partita.

Gattuso (Milan). Per quello che rappresenta, un giocatore come lui dovrebbe sempre far parte dei top. Significativo il suo ritorno in campo dopo otto mesi di assenza. E’ stato commovente per l’impegno messo in campo fino a quando i suoi muscoli usurati glielo hanno concesso. Merita il flop perché nemmeno un giocatore come lui può permettersi di andare in conferenza stampa a commentare articoli di giornale costruiti su illazioni chiamando in causa la Juventus come farebbe un tifoso qualsiasi. Brutta toppata!

twitter: @nicolanegro

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