Juve autorevole a Verona. L'aggancio può attendere

MatriI media avevano caricato la partita in maniera bella tosta.
Tutti a sottolineare il nervosismo della Juve, l'ira di Conte e le squalifiche che sono il segnale “di un ambiente teso e preoccupato” dalla rincorsa di un Napoli “che ha più fame, più entusiasmo”.
Il calendario aveva favorito il clima pro-Napoli, e per una notte il Ciuccio era tornato dove mancava dal 1990, cioè in testa alla classifica.
Toccava alla Juventus rimettere le cose a posto e ristabilire le distanze dopo un gennaio sciagurato e sfortunato.
La risposta degli uomini di Conte, oggi nuovamente “in castigo”, è stata chiara: davanti ci siamo noi e non abbiamo nessuna voglia di abdicare.
E così il fastidiosissimo Chievo - fresco di impresa in casa della Lazio - non ha visto palla per tutto il primo tempo per merito di una Juventus non feroce ma attenta, precisa, che trovava due gol da manuale all'inizio e alla fine della prima frazione, rispettivamente con Matri e Lichtsteiner.
Nel mezzo, altre occasioni e una sensazione di totale controllo che respingeva al mittente i dubbi dei propri tifosi e le speranze degli avversari, in una giornata in cui i sostenitori della causa di Mazzarri e De Laurentiis confidavano anche nelle assenze di Vucinic, Marchisio, Bonucci, Asamoah e Chiellini.
Non è semplice avere ragione degli avversari dovendo rinunciare quasi sempre a mezza squadra, e anche questo deve essere un parametro da tenere in considerazione quando si analizza il gennaio poco brillante della Juventus.
Altro aspetto da non sottovalutare la precisione chirurgica con la quale la sorte sta girando in senso opposto con gli episodi: come già successo in questo inizio di 2013, gli avversari tirano una volta verso Buffon e immancabilmente fanno gol.
La sfortunata carambola che è valsa il gol del Chievo poteva suonare come un campanello d'allarme per chi, in 7 partite disputate nel mese di gennaio, non è riuscito a tenere il risultato in 5 occasioni.
E invece niente, da quell'episodio il Chievo è sparito dal campo, la Juventus ha cominciato a far girare palla e, seppur senza rendersi particolarmente pericolosa, ha tenuto il campo con l'autorevolezza dei primi 45 minuti.
Migliori in campo: Lichtsteiner, che piano piano sta tornando ai livelli della passata stagione; Vidal, onnipresente e sempre determinante in ogni zona del campo; il redivivo Matri, autore di un gran gol e di alcuni buoni movimenti da centravanti vero, merce rara in questo gruppo.
Il “vento del Sud” dovrà attendere almeno una settimana per spingere il prediletto Napoli in testa alla classifica, fra media compiacenti e arbitraggi benevoli.
Mazzarri non si vede fischiare un calcio di rigore a sfavore dallo scorso 7 aprile, proprio contro quella Lazio che incontrerà il Ciuccio nel prossimo turno.
Ieri sera il giovane arbitro inviato al San Paolo ha risparmiato un paio di penalty pro-Catania: dopo un solo minuto è stata perdonata a Cannavaro una trattenuta plateale su Bergessio e, sull'1-0, Zuniga ha “controllato” un pallone con il braccio sinistro, episodio di un'evidenza persino imbarazzante.
E se all'appello mancano le espulsioni di Grava e Behrami, mi stupisco del fatto che Pulvirenti non abbia fatto piazzate in sala stampa.
Ma a dir la verità, non mi sorprendo di nulla, perché è indubbio che ci sia voglia di Napoli, ma più che altro direi che c'è voglia - quasi necessità - di non rivedere la Juve vincente.
Siamo tornati ai tempi belli, quando non era importante chi vincesse, ma era fondamentale che a farlo non fosse la Juventus, un sentimento così radicato che l'equidistanza del pubblico neutrale - che si manifesta quando la lotta scudetto non riguarda la Juve - svanisce appena entrano in gioco i bianconeri, i quali da sempre compattano tutta l'Italia non juventina a “spingere” la rivale di turno.
Ma a noi sta bene così, vincere contro tutto e tutti regala sempre soddisfazioni ed emozioni speciali.

 

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