Se Gazzetta e Corsera dubitano di Carobbio

GazzettaA pochi giorni dai deferimenti di Palazzi, attesi in settimana, sulla vicenda Conte regna ancora l'incertezza: c'è sempre, anche se attualmente meno rumoroso, il partito degli "ultras" che vuole la condanna esemplare per illecito; sembrerebbero in aumento le "scommesse" sul deferimento per omessa denuncia e condanna meno esemplare; chi pensa ad un proscioglimento lo dice sottovoce o non lo dice affatto; c'è infine il partito trasversale del patteggiamento per omessa denuncia e condanna leggera.

Qualunque sia la decisione di Palazzi, la stessa sembra quindi destinata a suscitare sorpresa (se in pochi o in tanti si vedrà) come già successo in altre occasioni. Nel frattempo, a nostro avviso, c'è un elemento di novità nel comportamento recente della stampa, segnatamente di Gazzetta e Corriere della Sera: imprevedibilmente, infatti, le due "corazzate" in tema di condizionamento dell'opinione pubblica (per vicende sportive, ma non solo) hanno seminato qualche dubbio sulla linearità della vicenda che inizialmente sembrava destinata, così scrivevano un po' tutti i giornali, a concludersi con una sicura squalifica di Conte.

Per il Corriere della Sera si era espresso, sin dall'inizio, Mario Sconcerti, che aveva "coraggiosamente" scritto di ritenere inverosimile che un tecnico parli di una combine (quella di Novara-Siena) addirittura in sede di riunione tecnica, davanti a decine di persone. Un concetto chiaro e per niente sconcertante (in caso contrario, aggiungiamo noi, il partito degli ultras su Conte avrebbe dovuto scrivere che era non solo un "delinquente" ma addirittura un improbabile "delinquente stupido"); ma altri coraggiosi all'orizzonte non si vedevano.

Non era, però, una voce "dal sen fuggita", perché più recentemente sulla Gazzetta, e segnatamente nella pagina dei commenti, quella che dovrebbe invitare i lettori a leggere e riflettere con più attenzione, è intervenuto Antonio Di Rosa, che su Conte sta scrivendo un libro per la Mondadori e quindi negli ultimi tempi ha avuto modo di frequentarlo, di conoscerlo meglio, di chiedere e avere confidenze. La riflessione suggerita dal commento in oggetto è riassunta in fondo all'intervento di Di Rosa: o Conte è un attore consumato, abituato a fingere, oppure nella denuncia di Carobbio qualcosa non torna. Detto in parole povere: o Conte è un delinquente stupido che però sa interpretare la parte del tecnico di successo oppure Carobbio sul suo conto ha verbalizzato con gli ispettori di Palazzi qualcosa di inverosimile (per citare Sconcerti).

Quasi a rafforzare quel dubbio e ad insinuarlo in un pubblico diverso da quello dei Bar Sport è intervenuto il Corriere della Sera del 21 luglio, proprio mentre Palazzi, verosimilmente, starà facendo le ultime sue riflessioni sui deferimenti da ufficializzare in questi giorni. L'articolo del Corsera è su "Scommesse, i verbali"; il titolo dice già tanto: "Pentiti, su Conte non tutto torna"; a leggerlo risalta che dalla documentazione in mano alla Procura Federale (i verbali, appunto) vengono fuori due rappresentazioni di Conte, tra loro contraddittorie: partecipe della combine di Novara-Siena, ma ostacolo, per riconoscimento anche di Carobbio, al taroccamento di Varese-Siena. Come il commento della Gazzetta anche l'articolo del Corsera si chiude apparentemente con lo stesso interrogativo: chi è davvero Antonio Conte?

Diciamo apparentemente, perché al Corriere e alla Gazzetta sanno benissimo chi è Antonio Conte visto anche che sulla sua ipotetica delinquenza c'è stata un'indagine della giustizia ordinaria con tanto di perquisizioni e verifiche che hanno portato praticamente al suo proscioglimento; lo sanno perché l'intervista al pm Di Martino al riguardo l'ha fatta, sorprendentemente ma non tanto, proprio la Gazzetta dello Sport. Il vero interrogativo, a questo punto, va riferito non a Conte, ma all'attendibilità delle accuse a lui rivolte da Carobbio: a Sconcerti erano parse inverosimili, oggi - dati e fatti alla mano - è come se i due giornali scrivessero che non sono vere.

Dal momento che in Federcalcio sono attenti lettori di Gazzetta e Corsera, resterebbe ora da chiedersi quali riflessioni possa aver fatto Palazzi; ma questo è un terreno minato e preferiamo, come altre volte, non addentrarci.

Ci sembra invece interessante questa considerazione di scenario: l'ipotesi che Antonio Conte possa alla fine uscire da questa vicenda senza alcuna condanna sembra non dispiacere a quei giornali di Milano (e agli interessi che rappresentano) che nel 2006 hanno condizionato l'opinione pubblica su Calciopoli e opportunamente indirizzato le relative decisioni. Su questo siamo convinti che un'attenta riflessione in Federcalcio debbano farla tutti. E Palazzi più di tutti.


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