Ranieri, sta a te

RanieriLa Juventus perde in casa contro il Cagliari, squadra tra le più in forma del campionato e che allunga una striscia positiva impressionante. L'Inter pareggia in casa contro il Torino, squadra dall'evidente pochezza di gioco, confinata alla zona retrocessione. Dobbiamo vederla così, da ottimisti? Saremmo degli allocchi.
Il Torino, a San Siro, mette in mostra quel poco che ha di buono. Le accelerazioni di Abate, il migliore dei granata, che salta ripetutamente il già wonderboy (per Sky) Santon, mettendo qualche buon cross. Il colpo di testa di Rolando Bianchi, che su uno dei suddetti cross, impallina Cordoba e Julio Cesar. L'abnegazione di Dzemaili, che tiene su la baracca in mezzo al campo. Non c'è altro.
La difesa continua a commettere errori elementari, il centrocampo è privo di idee. Rosina - incubo, Giovinco potrebbe finire così - carica a testa bassa e mette in mostra dieci modi diversi per bruciare un contropiede.
Tanto basta per un pareggio a San Siro, per giunta passando in vantaggio.
L'Inter attacca male, aggrappandosi all'unico sostegno di Ibrahimovic, che mette a terra ogni pallone spazzatura che capita sul fronte d'attacco. Ma quando il lavoro sporco diventa troppo, Ibra perde la lucidità per i suoi colpi lì davanti. E infatti oggi combina poco.
Il goal è di Burdisso, su calcio d'angolo: gentile concessione di un imbambolato Ogbinna e di Sereni, però decisivo in almeno tre occasioni. Mourinho perde Stankovic alla fine del primo tempo, e decide di privarsi di Maxwell nella ripresa. Dentro Figo e Quaresma, entrambi imbarazzanti. Il Pallone d'Oro ha ancora qualche dribbling da sparare, ma non troppi. Si incaponisce, e le palle recuperategli diventano altrettanti contropiedi. Malauguratamente sprecati.
Quaresma sciorina tutto il repertorio del tamarro calcistico. Che, al di là dell'aspetto fisico, è quello che batte un calcio d'angolo direttamente in porta nel momento di massima pressione. Lui lo fa. Accompagnato a: solita strivellata di cross con l'esterno che finisce agonizzante sul fondo; passo, doppio passo, finta a destra, finta a sinistra e il terzino che se ne va con la palla con facilità irrisoria; un pallone trallalallà rimbalza placido in area, chi lo conosce lo sa: devi solo andargli incontro ed è goal. Lui invece lo aspetta e si esibisce in una trucida sforbiciata con pallone che si impenna; infine si mangia la vittoria nerazzurra, piazzando al terzo anello con un insulso piattone un goal già fatto.
Ai miei tempi, l'allenatore prendeva da parte il padre e gli chiedeva "Ma a scuola come va? Non è finito in un brutto giro?"
Il passo falso odierno conferma che l'Inter non ha grande varietà di uomini e soluzioni, soprattutto in fase di costruzione. Però ha finito la partita lì davanti, rischiando più volte di vincere la partita, seppur con azioni tutto sommato estemporanee: la condizione fisica appare in crescendo.
La Juve ha 7 punti in meno, che diventano tanti. Varietà di uomini e soluzioni? Poca o almeno così ha deciso Ranieri. E' lui a bocciare anche il mercato di quest'anno: Poulsen, è evidente, non gode più della sua stima. Con Tiago e Almiron, fa un intero centrocampo buttato a mare.
Condizione fisica? Non buona. Terminiamo in apnea, capaci solo di cercare il testone di Amauri con lanci da 60 metri. I rientri di Zanetti e Chiellini non sono andati come programmato: entrambi sono usciti infortunati. Aspettiamo Camoranesi, perchè Marchionni è forte nel preliminare, ma al sodo non ci viene mai. Aspettiamo Trezeguet, perchè la fatica richiesta ad Amauri è disumana.
Motivi di ottimismo ce ne sono ancora, quindi. La squadra, per altro, non ha alcuna crisi di gioco, a mio parere. Il calcio giocato è scolastico, ma le soluzioni trovate hanno mostrato continuità, almeno finora. L'idea di gioco c'è, e anche una certa omogeneità di squadra. La difesa ha sbandato nelle ultime 3 gare, ma ha offerto un rendimento costante prima. C'è, però, che questa squadra non è così forte da imporre il suo gioco ovunque. E l'allenatore deve saper rimediare.
Due accuse a Ranieri. 1 - Bisogna sapersi adattare al gioco altrui. Non si può giocare contro una trequarti di brevilinei in questa maniera e con questi uomini. Affrontare il Cagliari è diverso che affrontare la Sampdoria o il Genoa. Ripeto: non è questa una squadra che comanda dappertutto. E bisogna ingegnarsi con opportune contromisure a seconda dell'avversario. Ranieri parlò di camaleonte. Ma questa squadra è tutto fuorchè eclettica. 2 - Non che la Juve di Capello fosse camaleontica, lo era quella di Lippi al limite. Ma Don Fabio sapeva gestire il risultato. Non può capitare per due volte che si passi in vantaggio in casa propria e ci si faccia recuperare e sorpassare. Una grande squadra non lo fa. Un grande tecnico sa che a volte i 3 punti vanno difesi, senza concedere niente all'estetica. Dopo il 2-1, bisognava difendersi con ordine. Abbiamo preso 2 goal in contropiede, con una linea del fuorigioco avanzatissima. Così perdeva le partite Zeman. Capello non era camaleontico, ma un giocatore difensivo al posto di uno offensivo lo metteva. O anche un uomo in più in mezzo al campo. E se c'era da sostituire Del Piero 2 volte di fila, lo faceva e se ne sbatteva.
Due partite a paradigma. La partita con l'Inter, in cui non ha saputo reagire a una mossa scolastica di Mourinho che faceva aprire gli attaccanti e inserire i centrocampisti. La partita con il Palermo e quella con la Fiorentina l'anno scorso. Errori di gestione madornali.
Può rimediare solo lui.
Intanto, la lotta per il titolo è diventata a 3. Il Milan vince a Roma con una Lazio allo sbando, priva di mordente e in evidente debito d'ossigeno, dando ragione a chi sosteneva quanto il pari ottenuto dalla Juve contro gli uomini di Delio Rossi (fischiati ancora dal loro pubblico) fosse un'occasione persa. Il primo gol di Pato è viziato da un fuorigioco di Beckham che è la fotocopia di quello di Marchionni a Bergamo, per il quale furono spesi fiumi d'inchiostro e improbabili paragoni con situazioni di offside molto più evidenti, vedi l'episodio decisivo di Siena-Inter. Vedremo se le gazzette e le tv daranno lo stesso risalto alla cosa. La partita era rimasta in equilibrio fino a quel momento, e una timida reazione laziale a fine tempo trovava Abbiati pronto a rispondere. Nella ripresa, trovando subito il 2-0 con Ambrosini, i rossoneri stroncavano ogni velleità biancoceleste, e fallivano ripetutamente il terzo gol che alla fine arrivava con Kakà, mentre i biancocelesti la facevano da spettatori, con Zarate che probabilmente darà molto da pensare a Lotito in merito al suo riscatto. Beckham conferma di essere ancora un giocatore, peccato per il Milan che fra un mesetto dovrà andarsene.
 
Il Genoa si conferma in grande forma. Il 65% di possesso palla e 9 tiri in porta a 1, dicono qualcosa di più dello striminzito 1-0 con cui ha sconfitto il Palermo. Ha dominato, colpito pali, attaccato per tutta la partita. E quasi quasi rimpiangiamo anche Criscito. La Roma, priva di Vucinic, Baptista e Totti, è stata raggiunta nel finale a Reggio Calabria, e costretta a una battuta d'arresto. Due goal di Pizarro e una buona prova su un campo al limite della praticabilità. Liguri a -3 dalla Juve, capitolini a -6. Dobbiamo cominciare a preoccuparci? Forse sì, visto che dietro le altre hanno mollato il colpo: il Napoli si è fatto rimontare 2 goal in casa, il Palermo si è mostrato assai inferiore al Genoa, la Fiorentina, neve permettendo, giocherà domani. Roma e Genoa si giocano ora in solitudine la Champions e viaggiano spedite. E' proprio l'ora di svegliarsi.


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19 aprile 2014, ore 18.30

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