Juve in extremis. Ma serve più coraggio

PoulsenLa trasferta in Sicilia doveva dirci se la Juve versava ancora in quella crisi fisica che da inizio 2009 ne aveva frenato ambizioni e speranze. La risposta ce la fornisce l’andamento della gara, contro una squadra in difficoltà (1 punto nelle 6 partite giocate nel nuovo anno) ma in superiorità numerica per più di 80 minuti, recupero compreso.
Nel pre gara, il tabellone luminoso ci regala una sorpresa: nel riportare le formazioni delle squadre affianca ai volti dei giocatori juventini il logo dell’Inter: lapsus freudiano o a Catania ci hanno ormai assimilato alla vecchia Inter, quella perdente? Oppure alle pendici dell’Etna sono a conoscenza di passioni dirigenziali (o proprietarie) che noi finora abbiamo solo sospettato?
Parlando di calcio, la Juve, in divisa oro stile “Bernabeu”, mostra evidenti progressi in fatto di condizione atletica, e il recupero di Tiago e Camoranesi (due dei rientri più attesi) migliora sensibilmente la qualità della manovra. Lo svolgimento del match non può prescindere dal fatto clou: l’espulsione di Iaquinta (schierato al posto di Del Piero), che avviene un minuto dopo il gol del vantaggio firmato proprio da Vincenzone, su assist al bacio di Camoranesi, per un fallo in verità poco grave sanzionato col secondo (severissimo) cartellino dal pessimo Morganti. Un giallo immediatamente successivo al primo, comminato (questo giustamente) per punire l’esultanza smodata del calabrese, che dopo il gol segnato si toglie la maglia. E che la Juve abbia ammortizzato l’inferiorità senza rischiare se non in alcune situazioni da palla inattiva dimostra quanto abbia influito la capacità dei due rientranti di tenere palla e farla circolare con i tempi giusti.
Paradossalmente, il rischio maggiore si è corso in 11 contro 11, con Stovini e Morimoto presentatisi soli davanti a Buffon, con il primo a chiudere a lato in precario equilibrio e il secondo ben rintuzzato dal portiere juventino, superlativo qualche minuto più tardi contro il neo acquisto rossazzurro Potenza, che si vede negare il gol dopo una zuccata a colpo sicuro da pochi metri. Ma la gestione della partita è in mano alla Juve, che tiene il Catania a distanza e lo fa infrangere contro un muro ogni volta in cui gli uomini di Zenga tentano di prendere campo. In questo momento della partita, due sono i protagonisti: Amauri, assolutamente monumentale, bravissimo come difensore aggiunto sui piazzati dei siciliani e ancora più prezioso nel far respirare la squadra. Nel finale di partita, la sua caparbietà nel cercare il risultato a tutti i costi, spesso abbandonato al suo destino con almeno tre “angeli custodi” per volta, sarà decisiva.
L’altro protagonista, in negativo, è Morganti, uno che aspira a diventare clone di Collina e che è indubbiamente sulla buona strada per diventarlo. Detto dell’eccessivo zelo nell’espellere Iaquinta, il metro di Morganti è talmente curioso che dopo qualche istante ammonisce pure Amauri, mentre risparmia Mascara per un intervento identico a quello che è costato il secondo giallo a Iaquinta, prima di mostrarsi indulgente nei confronti di Morimoto, lesto ad aggiustarsi volontariamente il pallone con la mano. Mah… Le uniche decisioni corrette prese dal direttore di gara sembrano i gialli per Legrottaglie e Stovini, entrambi sanzionati per interventi in ritardo su avversari lanciati in azioni potenzialmente pericolose, mentre esagera ancora su Sissoko, nella ripresa, quando il maliano interviene sulla palla e il tuffo hollywoodiano dell’avversario forse condiziona il fischietto marchigiano.
Tralasciando le questioni arbitrali (sulle quali poi torneremo), la partita offre la solita sensazione di Juve in controllo, nonostante l’inferiorità numerica, con un avversario che sembra quello che è: una squadra in crisi di gioco e risultati, cui solo un regalo può cambiare la partita. E il regalo arriva su un innocuo lancio lungo sul quale Mascara anticipa Grygera di testa (il ceko è apparso in palese difficoltà, troppo utilizzato e la colpa non è sua); siamo al limite dell’area e l’ottimo Buffon del primo tempo si fa cogliere fuori porta come un Valdir Peres qualsiasi. Imperdonabile l’errore di posizione del compagno della Seredova, che tenta di metterci una pezza ma altro non può fare che offrire il più comodo dei palloni a Morimoto; il giapponese, che in settimana ha confessato di non conoscere nulla della storia della Juve, ringrazia e batte a rete indisturbato. In sostanza, questa azione è un trattato sul come rimettere in bilico un risultato ampiamente in controllo, ma sull’inerzia della gara la porta di Buffon trema ancora per merito di Baiocco, che coglie l’incrocio dei pali e nemmeno lui sa come.
Sull’1-1 si vedono tutti i limiti di Ranieri, dal quale ci si aspetta qualcosa, un minimo di coraggio nel tentare il tutto per tutto (perdere e finire a 10 punti dalla vetta non farebbe molta differenza con il pareggiare e finire a -9), ma se il primo a riscaldarsi secondo logica è Del Piero, a subentrare è invece Poulsen per un positivo Tiago (a fianco del quale si è rivisto un Sissoko sollevato da compiti di impostazione e quindi più incisivo), preservato per “l’eccessivo minutaggio dopo tanto tempo”, mandato a seguire lo stesso destino di Camoranesi, che in apertura di ripresa aveva lasciato il campo in favore di Marchionni. Quanta cautela, nemmeno fossero fatti di cristallo! Indipendentemente dall’esito finale (Poulsen, evanescente come al solito, segnerà il gol decisivo allo scadere su errore madornale della retroguardia catanese), resta la timidezza della scelta operata dall’ex allenatore del Parma, cui viene in soccorso la voglia della squadra, che prende campo, nonostante l’inferiorità numerica e, soprattutto, la grinta dei singoli Amauri, Sissoko e Nedved, incapaci di arrendersi al risultato di parità.
Prenda i tre punti, Ranieri, ma mostri più coraggio, in previsione delle prossime decisive partite, ormai alle porte. Lo stesso coraggio che il mister testaccino mostra nello studio di Sky, quando la “carissima” Ilaria D’Amico fa il verso alla coppia di telecronisti di giornata, Riccardo Gentile (romanista) e Luca Marchegiani (ex granata e antijuventino dichiarato), tornando a più riprese con accenti scandalizzati sull’episodio del mani di Marchionni in area. Volontario? Probabile, di certo istintivo e comunque a contatto con Mascara. Gli sproloqui in diretta dei due telecronisti (in versione “Caressa e Bergomi di giornata”) trovano nell’Ilariona un megafono che fa arrabbiare Ranieri, insolitamente fumantino (era ora!) nel replicare alle continue insinuazioni della presentatrice: “Ho detto che dare rigore poteva starci, ma non potete rimarcare sempre gli episodi, perché altrimenti la settimana scorsa avrei potuto fare polemiche sul rigore non concesso a Marchionni e invece ho preso la mia sconfitta e non ho detto nulla”. Bravo Ranieri, studio zittito e argomento chiuso; ci vuole così tanto per farsi rispettare? Ora speriamo che Cobolli o qualcun altro non lo costringa a chiedere scusa al nobile parterre composto dalla D’Amico, Mauro e Sconcerti. Quanto a Gentile e Marchegiani, speriamo che l’imminente chiusura della redazione romana dell’emittente di Murdoch faccia giustizia. Togliendoceli dalle scatole.

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