Chi se ne frega

RosettiMister Ranieri lo aveva anticipato: chi se ne frega del derby, io non lo guardo. E anche a noi è passata un po' la voglia. La Juventus pareggia in casa contro la Sampdoria e, nella settimana della riconferma di Alessio Secco, abbandona quasi definitivamente le velleità da primo posto.
Ranieri schiera in mezzo al campo Poulsen e Tiago, lasciando in panchina il rientrante Marchisio. I due non si conoscono e non riescono ad imprimere personalità al gioco. In un tempo, non gli viene in mente un'idea che sia una. La Juve parte però piuttosto bene affidandosi alla verve degli esterni: un Pavel Nedved in ottima forma, quello visto nel primo tempo, e un Mauro German Camoranesi che è forse il fattore più importante per questa squadra. Un Del Piero altrettanto pimpante mette in continua difficoltà la retroguardia doriana nell'inizio di gara. Poi succede che si prende un goal scolastico, grazie a meccanismi difensivi poco oliati e che non possono essere interpretati da singoli cui mancano le necessarie qualità.
Si attacca comunque, ma arruffoni, con un Amauri, che prima di centrare il goal del pareggio, pasticcia con troppa foga su ogni pallone. Sì, sfortuna, i quattro legni lo dicono. Ma, più in generale, il goal preso e gli affanni nel costruire la dicono lunga su una squadra che grande non è.
Otto punti in sei partite, due sole stentate vittorie. Toccherebbe forse guardarsi dietro.
Si può farlo con molta serenità: la Roma rimedia una lezione a Bergamo. Tre a zero, con Cristiano Doni in gran spolvero e la solita Atalanta che in casa è aggressiva, corta, velocissima. Del Neri è costretto a cambiare la sua formazione titolare, ma i cambi Capelli e Padoin risultano tra i migliori in campo.
Il friulano, quando può lavorare con un gruppo di affamati, è il migliore su piazza per un campionato dignitoso. Grande lavoro di gruppo, grandi motivazioni: i giocatori applicano gli schemi con naturalezza e perseveranza. Tocca migliorare in trasferta, ma sono due anni che l'Atalanta è pronosticata in B ai nastri di partenza e invece trova la salvezza con largo anticipo. Applausi a Del Neri, che ha la erre moscia e i baffi, ma ha fatto vedere con molta più continuità quel bel calcio che i fanfaroni del calcio poetico ritengono patrimonio esclusivo del venerabile maestro bohemienne Zeman. Si può fare anche senza.
Impattano Genoa e Fiorentina, concorrenti dei giallorossi per la Champions. Il Genoa va avanti tre a zero, seppur in dieci poco dopo la prima marcatura di Tiago Motta, ancora una volta baricentro del gioco e ispiratore delle trame offensive per i rossoblù. Acquistarlo è stato un rischio - lo davano per rotto (ricorda qualcuno?) - ma sta facendo la differenza. In goal anche il nostro Palladino e il solito Milito.
La partita finisce tre a tre perchè tra i viola c'è un altro dei nostri, Adrian Mutu, che segna una tripletta. Ha recuperato immediatamente dall'infortunio e, come abbiamo detto molte volte, è il fuoriclasse che può decidere i destini della lotta per la Champions con le sue giocate. Il rammarico di una cessione a otto lire è ancora grande. Ogni volta che gioca, vale qualcosa di più.
Il Cagliari, in casa, torna immediatamente al successo contro il Lecce. Pesa una rete probabilmente regolare di Tiribocchi che avrebbe potuto portare al pareggio, ma viene annullata. La lotta per non retrocedere entra nel suo vivo. Il Bologna pareggia con il Napoli, grande malata del campionato insieme alla Lazio che non va oltre il pareggio con il Torino. La Reggina coglie un soporifero punto contro il Palermo. Il Chievo riagguanta il Catania all'ultimo minuto. Gli etnei ora rischiano, dopo una serie di risultati negativi.
E meno male che tutto era cambiato perchè il Catania era primo, come dicevano i saggi a settembre.
Tutto è come prima, e consentitemi una previsione. La lotta per salvarsi include 5 o 6 squadre di pochezza tecnica imbarazzante. Aspettatevi molti pareggi e tanta noia, anche quando giocheranno contro squadre di metà classifica "divertenti". E' sempre il calcio più bello del mondo.

Il derby? Chi se ne frega. I valori tecnici emersi sono quelli arbitrali.
Rosetti è il miglior arbitro del mondo, ancor più bravo di Collina.
Nonostante l'anno scorso abbia lasciato un marchio indelebile sullo scudetto interista, con la scandalosa espulsione di Mexes nello scontro diretto, anche quest'anno gli viene assegnato lo scontro diretto per l'assegnazione del campionato.
Marchiano l'errore che favorisce l'Inter, tanto più grave considerando il goal annullato a Seedorf la scorsa settimana. Rosetti è un arbitro amato dai media e dalla federazione, da sempre. Cannavò ne tesseva le lodi poco tempo fa, considerandolo uno "che in Calciopoli non c'è entrato nemmeno di striscio".
Nelle intercettazioni, qualche volta ritorna. Niente di penalmente rilevante, per carità.
Ma tanto per spiegarvi in una riga sola Calciopoli: Rosetti stava antipatico a Moggi, ma era il protetto di Pairetto.
Fatta Calciopoli, è diventato il protetto di Collina.
Dunque l'arbitro più bravo del mondo.
L'unico sollievo è che da torinese non arbitrerà mai la Juve.
Con tanti santi in paradiso, uno sbaglia un po' quando gli pare. E chi se ne frega.

PS: Degli aspetti tecnici ce ne volevamo fregare. In realtà quel bambino di 19 anni che chiamano Papero ci ha fatto lustrare gli occhi. Mourinho ha sfoderato nel secondo tempo una linea difensiva a 6, che se non fosse già stata sperimentata da Cuper, lo proietterebbe nell'Olimpo degli illuministi. Jankulovski e Kaladze ci fanno riconsiderare gli odierni Molinaro e Legrottaglie. Paolo Maldini, lui è uno che ha il coraggio di farsi umiliare, non la paura di confrontarsi. Anche a noi mancherà.


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