Il genio da lasciare

sissokoGiornata senza sorprese, la venticinquesima, che precede la settimana di Champions League.
Poco turnover - se ne vedrà sicuramente di più nel turno a venire - e grandi che trovano tutte il risultato pieno.
Mourinho si dimostra un ottimo epigono del Trap, e di fronte a un panorama di tecnici sprovveduti, questo non può che essere un complimento. A Bologna cala la solita formazione difensiva, con un centrocampo infarcito di incontristi, e la carnevalata di Muntari, che gli sprovveduti delle redazioni immaginano trequartista. Il ghanese gioca in realtà costantemente in copertura con licenza di inserimento centrale. Gioca malaccio, per la verità, e viene sostituito da Stankovic al giro di boa, nel tentativo di fornire un po' di imprevedibilità a una manovra offensiva stantìa.
La fisicità del centrocampo garantisce sempre all'undici nerazzurro un baricentro alto e la compattezza dei reparti, ma la ricerca del goal è affidata quasi solamente all'iniziativa individuale di Ibrahimovic e a qualche sgroppata di Maicon. Lo svedese gioca una buona partita, ma sfodera il suo repertorio lontano dalla zona pericolosa: passaggi ficcanti, cross tagliati, strenua difesa del pallone. Interpreta il ruolo di rifinitore, di ala, di centravanti di fatica. Lascia il ruolo di centravanti di area ad Adriano, in nuova fase di sopravvalutazione.
Il brasiliano non è un bomber, e quando non riesce a far erompere la sua fisicità, è un giocatore non tanto inutile quanto dannoso per l'ostinazione con cui cerca soluzioni impossibili.
Il goal di Cambiasso nasce da un suo gesto in elevazione e da un conseguente tocco con il braccio. Involontario e quindi da convalidarsi interpretando un regolamento che è troppo approssimativo e lacunoso. Convalidare goal come gli ultimi due nerazzurri è uno schiaffo allo spirito del gioco.
Si parla di compensare gli errori arbitrali con l'utilizzo della tecnologia, sarebbe invece probabilmente il caso di diminuire la discrezionalità dell'arbitro con una serie di norme precise, esaustive e non soggette ad interpretazioni.
Il Bologna, che ha una soluzione sola ma efficace - Volpi lancia Di Vaio sul filo di fuorigioco -, esce però bene alla distanza e trova un meritato pareggio, dopo diverse prodezze di Julio Cesar. Una punizione dal lato di Balotelli, infine, non trova la testa di nessun compagno ma pietrifica un colpevole Antonioli e si insacca per il 2-1 finale. Un po' di fortuna. Anche col Manchester, difficilmente faranno senza. Il discorso campionato è però praticamente chiuso.

Resiste la Juve, che va a centrare un 2-0 in trasferta a Palermo, per molti aspetti bugiardo. Ranieri trae buone indicazioni dal lavoro difensivo: in realtà l'affanno iniziale è stato preoccupante, e la nota positiva, vien da sè, è semplicemente il ritorno di Giorgio Chiellini. Grygera e Legrottaglie sono apparsi un'altra volta sugli standard mediocri registrati ultimamente. Il terzino ceco, confusionario a tal punto dal confondere sè stesso, sbaglia movimenti difensivi elementari, il centrale pugliese fatica a trovare la posizione e quando c'è da correre, esce dalla grazia di Dio, mostrandosi poco lucido.
Un'altra brutta notizia riguarda il recupero di Camoranesi. Parte bene, con un primo passo micidiale e un paio di slalom che seminano il panico, poi si affievolisce fino a scomparire già a metà primo tempo. Soprattutto, ignora completamente il compito di copertura, regalando a Balzaretti una corsia preferenziale per i cross. Regalo tattico insostenibile a Stamford Bridge.
Le buone notizie sono due, oltre all'ottima prestazione di Sissoko, autore della prima fenomenale marcatura. Un Pavel Nedved attivissimo e instancabile, capace di dare concretezza al suo incessante sbattersi, e il ritorno al goal di Trezeguet. Visto con Iaquinta, il francese non ha impressionato. Ma, appena entrato Amauri, districatosi in una giocata alla Ibra, ha insaccato un goal dei suoi con puntualità. Il reparto d'attacco ha oggi una soluzione in più, e di altissimo livello.

La Roma, attesa forse dall'avversario meno rognoso, il leggerino Arsenal di quest'anno, si dimostra la meno in forma del lotto, strappando una vittoria sostanzialmente immeritata contro il Siena. Totti ancora non c'è, il trottellerare di Pizarro è facile da disinnescare, Taddei e Baptista sono gli unici a rendersi pericolosi. Affidarsi all'intermittente vena dei due, in Europa, è più di un azzardo. Regge bene la difesa, ma il perno Juan è a forte rischio per l'andata contro i Gunners. A parte il risultato, poco di positivo.

Sono tre punti d'oro perchè Fiorentina e Genoa, entrambe vittoriose, avrebbero potuto segnare un allungo pericoloso. Il Genoa passa al San Paolo con un bel goal di Jankovic, tenuto in gioco da un disastroso Cannavaro Junior. Partenopei in crisi di identità, Reja non ha evidentemente più il controllo della situazione. La colpa non è la sua, dato che da un anno è stato apertamente sfiduciato dal presidente. E' un peccato, perchè il gioco realista del tecnico friulano è storicamente adatto ad un ambiente troppo facile agli entusiasmi. De Laurentiis, probabilmente, ne asseconderà gli umori, cercando qualcuno di adatto al calcio-spettacolo. Un consiglio agli amici campani: si ricordino Zeman e si armino di pazienza. Ora è tutto sulle spalle di Reja, ma il divario tecnico con le concorrenti è da colmare in sede di calciomercato. Come diceva il compianto Professor Scoglio dell'Inter: ha problemi in difesa, a centrocampo e in attacco.
I viola non sono in salute e lo confermano contro un Chievo, come al solito tutto grinta e poco razionalità. I veneti vanno in vantaggio, ma si fanno superare in un finale rocambolesco dai goal di Gilardino e Mutu. Due gran bei goal, ma anche due indecisioni del portiere Sorrentino. I clivensi danno in escandescenze per il secondo goal, viziato da un precedente fallo del romeno, a centrocampo. Nulla di scandaloso.
La Fiorentina dimostra ancora una volta di possedere due giocatori di categoria superiore là davanti, Roma e Genoa ne hanno soltanto uno. Sarà questa la chiave per la lotta alla Champions?
Il Milan intanto pare aver assicurato il terzo posto, dopo una vittoria non certo agevole contro il Cagliari. Decide Seedorf, in un Milan poco brasiliano ma che alla lunga prende le misure al calcio ad alto ritmo dei sardi, anche grazie a un paio di decisioni discutibili dell'arbitro. Ora il Milan ha un lungo finale di stagione per riflettere su cosa può diventare da grande e per cominciare a progettarlo.
Beckham è delizioso, ma l'anno a venire probabilmente non ci sarà. E' stata una buona idea quella di tenerlo, nonostante l'indubbio valore tecnico e professionale? Il marketing può diventare una vera sciagura, a volte. Il Milan ha una lista di incedibili assai corposa, ma ormai da 3 anni è negativo in campionato. Bisogna avere coraggio.

Un verdetto: la Reggina pare arrivata al capolinea. Oggi si è fatta brutalizzare dal Catania ben oltre il risultato. Errori marchiani, squadra disunita, tanto nervosismo. Risalire la china sembra difficile. Anche il Lecce, sconfitto perentoriamente dalla Lazio, sembra aver imboccato la via del non-ritorno. Beretta rischia. Tutte buone notizie per il Torino che sconfigge una svogliatissima Udinese e fa un bel respiro.

La giocata migliore della settimana, e forse anche l'unica emozione, la regala ancora Cassano. Si ritrova tra i piedi un pallone poco fuori dall'area. La difesa dell'Atalanta sale compatta per il fuorigioco. Tempo di reazione del barese inferiore a quello di Google: subito scucchiaia un pallone nell'unica traiettoria possibile e trova Pazzini per un goal facile facile che vale tre punti per la Samp. Geniale, semplicemente geniale. Velocità di pensiero, perfezione nell'esecuzione.
Secco ci faccia il piacere. Lo lasci lì. Sarebbe un pessimo juventino, anche se rimane un genio. Comprensibile non a tutti i livelli.

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19 aprile 2014, ore 18.30

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