Ottimo Marchisio. Ma la Juve non convince

marchisioUna serata tutt’altro che entusiasmante, una partita tra due squadre che non attraversano un gran momento. Vince quella più forte, che merita il successo in virtù di quanto fatto nella prima frazione, disputata a buon ritmo, ma senza riuscire ad incidere più di tanto. Il Napoli perde l’ottava partita consecutiva in trasferta, non vince da due mesi e crea poco. Ma subisce anche poco, nonostante la partenza della Juve sia migliore di quelle recenti, e forse anche in questo contano più i demeriti dei partenopei che i meriti dei bianconeri, alla luce delle ultime partenze juventine “in differita” rispetto all’inizio della gara. Di fatto, occorre un tiro strampalato di Marchisio deviato da Blasi per sbloccare la situazione, mandando in vantaggio la squadra di Ranieri a ridosso dell'intervallo, con quello che sarà il gol decisivo. Ranieri, davanti alla difesa-tipo si era inventato un centrocampo con Marchisio (il migliore), Poulsen (il peggiore, e non è una novità; più che i soliti stivali stasera pareva indossare un paio di Moon Boot), Marchionni (dinamico nel primo tempo, sparito progressivamente nella ripresa) e Giovinco a raccordo sulla sinistra, nel ruolo di vice-Nedved. Il fantasista di Beinasco crea qualche apprensione alla retroguardia azzurra, intendendosi a dovere con Molinaro, al riscatto dopo la brutta figura di Londra. Davanti, si torna all’antico, con la gloriosa coppia Del Piero-Trezeguet, quella coppia da 41 gol nello scorso campionato, ma che in questo è ferma a 8, e non per colpa del francese, rientrato da poco e anche stasera pericoloso. Del Piero è entrato in uno di quei periodi no che ciclicamente subisce, momenti nei quali diventa inutile, persino deleterio. Segnali in questo senso nel nuovo anno si erano già intuiti, dalla partita contro il Cagliari in poi. Il pubblico lo becca (evento più unico che raro), mentre il numero 10 si perde in personalismi sterili senza considerare minimamente i compagni meglio piazzati. Un film già visto. I segnali lanciati dal capitano in vista del Chelsea non sono buoni, ed è inutile nasconderlo, la stagione della Juventus ruota attorno a quella che potrebbe essere l’ultima partita “seria” che attende gli uomini di Ranieri da qui a giugno. L’ex Coppa Mancini, ultimamente Trofeo RomaInter, interessa forse a Montezemolo e a John Elkann, desiderosi di giocarsi la prossima Supercoppa all’“involtino plimavela” con gli amici a tinte nerazzurre, per la gioia degli sponsor e per gli “affari cinesi” della lobby del salottino. A noi, sinceramente, frega zero. Ce ne frega molto di più sapere che tra gli uomini che sono scesi in campo stasera, Chiellini e Marchisio incarnano dignitosamente lo spirito da juventini veri, per come lottano, per come reagiscono ad una condizione generale non esaltante con dosi massicce di grinta, in questo affiancati dal modesto ma sempre volenteroso Molinaro, che non concede molte occasioni per esaltarsi a Lavezzi. Il Napoli era dato in crisi e stasera ha confermato tutto quello che si diceva, parte male ed esiste solo nella ripresa (occasione per l’acerbo Hamsik a parte, lo slovacco non è ancora da grande squadra), approfittando del calo della Juve, che risente della fatica di Coppa. Quello che cala più di tutti, però, è uno che mercoledì non aveva giocato, il famigerato danese con gli stivali, che vaga per il campo alla ricerca di se stesso e non si trova mai, figuriamoci se trova il pallone. A tal proposito segnaliamo l’esperimento scientifico effettuato stasera dal nostro collega Gobbodimare, che ha applicato al calcio la teoria voyeuristica sulla quale si basa il “Grande Fratello”. Tranquilli, il Cervia di Graziani non c’entra niente, si tratta di qualcosa di molto più semplice, un sistema che molti allenatori utilizzano per capire l’utilità dei giocatori: seguirne passo passo le evoluzioni disinteressandosi completamente del resto della gara. Risultato? Gobbodimare telefona a chi scrive a metà del secondo tempo, dichiarandosi sbigottito dalla prestazione del protagonista del suo personale reality. Un concentrato di nulla. Grazie Ranieri, ti saluta Xabi Alonso. Parentesi danese archiviata, resta da annotare il rientro dopo mesi di Salihamidzic (finalmente Grygera rifiaterà?) e ci stava per scappare la lacrimuccia dopo la rivelazione di Cobolli (fischiato nell’intervallo dal pubblico mentre celebrava “la primaverile” vincitrice della Coppa Carnevale) all’annuncio di uno “Zebina che domani gioca con la Primavera”. Nonostante questo, prendiamo atto che l’infermeria non vuole proprio svuotarsi: ora tocca a Legrottaglie, scontratosi con Buffon e costretto ad uscire per una distorsione al ginocchio da valutare nelle prossime ore. Speriamo sinceramente che non sia nulla di grave, perché ne abbiamo già abbastanza delle programmazioni sbagliate e degli infortuni muscolari a catena. Comunque un consiglio alla società ci sentiremmo di darlo: a fine stagione, tour promozionale con tappa a Fatima. E magari, in quel santuario lasciateci qualcuno dei vostri grandi acquisti; cominciate pure dai portoghesi.

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