Rocchi disastro. Ma gli juventini rivogliono una vera Juve

blanc cobolliDove eravamo rimasti? Al pareggio di Pellissier a tempo scaduto, un gol che aveva fatto naufragare le residue speranze di rimontare l’Inter. Cose non da Juve, aveva sentenziato Camoranesi nell’immediato dopo partita. E in settimana, Legrottaglie aveva confortato la tesi del compagno. Ma, evidentemente, questa specie di reality show che è diventata la Juventus ha come missione quella di sbalordire (in negativo) i propri tifosi a scadenza settimanale. Infatti, dopo i 3 gol subìti in un certo modo domenica scorsa, stasera la casistica si arricchisce con un passivo identico, tanto per non scontentare nessuno, ma ottenuto con modalità parzialmente diverse. Per la serie, questa Juve non finisce mai di stupire, può perdere e subire figuracce in molti modi. Alleluja! Delle praterie concesse al Chievo, stasera si scorgono tracce in relazione al gol del definitivo 3-2, l’ennesimo regalo da oratorio di una squadra lanciata scriteriatamente in avanti nel tentativo di vincere una partita dall’andamento sino a quel punto miracoloso, dove un Genoa largamente superiore stava raccattando un 2-2 pieno di rimpianti. Stasera i rischi più frequenti sono stati causati dal ritmo e dal fraseggio rossoblù, ma nelle occasioni più significative la differenza l’ha fatta l’approccio sulle palle alte, con la batteria di armadi bianconeri a subire gente non altissima ma dotata di tempismo e scaltrezza. Ora, la classifica parla chiaro, ed è il momento di smettere di gettare fumo negli occhi ed è il caso di guardarsi alle spalle, con il Milan a 2 punti e il Genoa a 6. C’è il rischio di perdere il treno europeo diretto. Va riconosciuto che l’operato di Rocchi, all’ennesima esibizione “sfortunata” contro la Juve è stato abbastanza importante per definire il risultato. Non è nostro costume parlare degli arbitraggi per sminuire le colpe dei giocatori o dello staff, ridurci a macchiette ridicole come è nel DNA di certi ambienti è un esercizio che non ci appartiene. Va detto che il rigore su Del Piero è assai dubbio, per non dire inesistente, ma, tra gli episodi rilevanti, è quello meno clamoroso di tutta la partita.
Ci limitiamo ad un semplice giochino, quello del “cosa sarebbe successo se” fosse capitato a danni di “altri” (non necessariamente i soliti milanesi, ma anche alle romane o alla stragrande maggioranza delle squadre di serie A) di subire nell’ordine:
- il sanzionamento di una posizione di fuorigioco inesistente su un’azione che aveva portato Iaquinta in gol sullo 0-0, “non fuorigioco” identico a quello che consentì ad Ibrahimovic di siglare il primo dei due gol con i quali i nerazzurri sbancarono Marassi qualche giornata addietro;
- il primo gol di Thiago Motta, con il signor Rocchi che fischia fallo su Mesto e poi si rimangia la decisione in seguito alla conclusione vincente del centrocampista brasiliano: a termine di regolamento, un errore tecnico che odora di bestemmia;
- infine, last but not least, chissà cosa avrebbe detto “qualcuno” se avesse subito un’espulsione come quella toccata a Camoranesi, meritevole di un giallo per l’entrata scomposta, ma assolutamente non da rosso diretto.
Esilarante, una volta di più, il commento di Caressa (per una volta scisso dal sodale Bergomi), che giustifica la correttezza del cartellino con le mancate proteste di Camoranesi, quasi fosse obbligatorio, per protestare, inscenare capannelli come quelli visti in passato in “altre” piazze, e non più tardi di oggi pomeriggio, in quell’esempio di inciviltà che si è confermato una volta di più il derby romano.

Chiusa la parentesi arbitrale, veniamo all’analisi della gara, nella quale un Genoa zeppo di “scarti” juventini, stasera in verità molto migliori dei loro corrispettivi in bianconero, dispone a proprio piacimento dei rivali, meritando ampiamente la vittoria. Il primo vincitore di serata è l’allenatore, ex giocatore delle giovanili bianconere che, anni dopo, alla guida di quelle stesse giovanili si segnalò come brillante e vincente tecnico, prima di scegliere la propria strada perché, giustamente, coltivava ambizioni. Come tutti gli uomini di quella Juventus, l’ultima grande e vera Juventus, quella che passava da Lippi ad Ancelotti e viceversa, o in alternativa a Capello. Ma quando Deschamps rifiutò di guidare la squadra in serie A, cos’era meglio per promuovere il tanto declamato “progetto giovani”: Ranieri o Gasperini? Gasperini puzzava di passato ingombrante? Era questo il suo difetto? Probabile, allora meglio affidarsi al peggior tecnico che si sia mai seduto sulla panchina juventina a mia memoria, peggio ancora di Maifredi, che almeno in certe occasioni riuscì anche a far giocare la squadra in modo divertente e che, comunque, rimase in sella per un solo anno. Ranieri è il tecnico dei record, e stasera ne aggiunge un altro: perdere col Genoa era un’impresa che alla Juventus non riusciva dal 1991. Ennesima lacuna colmata, non ci resta che attendere l’Atalanta, che a Torino non vince da 20 anni… Ci riesce difficile parlare della partita dal punto di vista tecnico, perché è impensabile che una squadra costituita, come già detto sopra, da giovanotti scartati dalle grandi e calciatori in cerca di occasioni per riemergere, riesca a dominare in questo modo, con questa spavalderia e quest’autorità, un gruppo che fino ad una settimana fa puntava dichiaratamente allo scudetto e che non più tardi di un mese fa continuava a ritenere probabile il raggiungimento della finale di Champions League. Sicuramente molte colpe cadranno su Camoranesi e sulla sua espulsione, ma sono scuse buone per ometti piccoli piccoli. La Juve stava già sotto e molto più ampiamente di quanto il punteggio raccontasse. La realtà è che Juric, Thiago Motta, Palladino, Criscito, Mesto e Sculli si sono divertiti come pazzi contro l’assetto tattico di Ranieri, imperniato sull’emblema della Juventus attuale che non è neppure il pallido ricordo di quella che fu: Poulsen. Il danese con gli stivali, costato 10 milioni di euro e presentato dal responsabile tecnico della Nuova Juventus come “più forte di Sissoko e più utile di un lento Xabi Alonso”. Ma se qualcuno ha voglia di fare un semplice paragone tra Poulsen e Thiago Motta, quest’ultimo arrivato a parametro zero da Barcellona perché considerato rotto, c’è tutta l’incompetenza di questa Nuova Juventus, così sprovveduta da portarsi a casa un giocatore dannoso e inutile e lasciare ad altri un (presunto) giocatore finito col rischio di ripetere l’esperienza Andrade. Ammesso che Castagnini (del cui operato vorremmo avere notizie; almeno del suo predecessore Sensibile ogni tanto qualcosa si sapeva), Secco e soci, fossero a conoscenza della situazione fisica e contrattuale dell’ex blaugrana, particolare del quale dubitiamo. E’ questo che ci rende tristi, sapere di essere in mano a dei precari, gente poco seria e capace, gente in grado di svilire la juventinità di tutti noi, gente che non conosce la Juve e la sta consapevolmente plasmando per farla diventare un qualcosa che si discosta sempre di più da quello che milioni di persone in tutto il mondo hanno conosciuto e amato in 109 anni di storia. Gente che stabilisce record negativi in sequenza. Gente che da noi tutti, tifosi juventini, merita solo una cosa: disprezzo. Popolo juventino, senza bruciare cassonetti o devastare interi quartieri o fermare stazioni ferroviarie, E’ ORA DI DIRE BASTA E AGIRE CONTRO QUESTA PROPRIETA’ E QUESTA DIRIGENZA. Se rivogliamo la Juventus, è l’unica cosa da fare.


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JUVENTUS-BOLOGNA

Serie A

19 aprile 2014, ore 18.30

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