The Champions League speaks English

championsChampions League 2007/2008, in semifinale 3 squadre inglesi e una spagnola; Champions League 2008/2009, in semifinale 3 squadre inglesi e una spagnola. Tre sono sempre le stesse: Manchester United, Chelsea e Barcellona. Unica variabile di quest'anno l'Arsenal al posto del Liverpool giusto perchè fra i fab reds e quelli del Chelsea una doveva pur uscire. Mentre in Italia ci si avvia malinconicamente ad un fine stagione già scritto (almeno per quel che riguarda l’obiettivo più importante), in Europa si stringe il cerchio delle squadre che si contenderanno il titolo di campione continentale. I pronostici scaturiti dall’esito delle gare d’andata sono stati rispettati, ma le strade che hanno portato i logici favoriti al passaggio del turno sono state completamente diverse: un’autostrada a quattro corsie senza traffico né ostacoli sul percorso per il Barcellona; un “carrefour” lastricato di pavé in una giornata di tempesta (stile Parigi-Roubaix, appunto) per il Chelsea. I catalani hanno pareggiato 1-1 a Monaco, schierando quasi tutti i titolari ma ragionando e risparmiando energie, sollecitando a sprazzi la difesa bavarese. Insomma, il compitino, una gestione della partita e un’intimidazione dell’avversario che le grandi squadre sanno adottare quando i rivali sono troppo inferiori. Per la serie: non ci provate, altrimenti ci arrabbiamo. Come avvenuto subito dopo il gol del vantaggio bavarese, dal momento in cui i catalani hanno cominciato a premere sull’acceleratore trovando il pareggio con l’ennesima azione-meraviglia conclusa da Keita, uno che a Siviglia era un big, e che a Barcellona, nonostante il costo del cartellino, prevalentemente scalda la panchina. Per il Bayern di Klinsmann (almeno fino a fine stagione…) l’unico squillo in due partite è arrivato da Ribery, aspirante blaugrana, che si è sbattuto per risultare degno di quella maglia, da lui gradita come da indiscrezione rilasciata dal compagno Van Bommel. Ribery è uno che alla Juventus servirebbe come il pane, e forse Deschamps due primavere orsono ci aveva fatto un pensierino, prima di scontrarsi con le scelte di basso profilo operate dalla società. Franck finirà probabilmente per giocare al Camp Nou, con buona pace delle zolle dell’Olimpico ex-Comunale. Quando si dice “l’appeal del progetto simpatia”. A Londra, tutt’altra storia. Il Chelsea di Hiddink, reduce dal trionfo di Anfield, partiva nettamente favorito, ma il Liverpool lascia la sensazione di aver buttato la qualificazione in casa propria. Perché ieri sera i “reds”, pur privi di Gerrard, ritrovavano Mascherano (assente all’andata) e subito si intuiva come la musica sarebbe cambiata. L’argentino impediva ad Essien di dominare centrocampo e partita come accaduto sette giorni prima, trascinando la propria squadra ad un passo dall’impresa. Accanto a lui, Xabi Alonso (quello lento rispetto a Poulsen…) distribuiva saggezza e qualità con una facilità impressionante: a chi l’ha visto verticalizzare, preciso, pulito, il confronto con il danese con gli stivali non può non risultare impietoso. La squadra di Benitez si portava sul 2-0, ma soprattutto pareva padrona del campo. Il Chelsea risentiva del forfait per squalifica del capitano Terry: il riesumato Carvalho e Ivanovic (tornato l’oggetto misterioso che era fino a otto giorni fa) sono stati in balìa del gioco dei rossi, e per fortuna degli uomini di Hiddink Torres non era in serata, altrimenti il primo tempo avrebbe potuto concludersi con un passivo ancora peggiore. Poi, nella ripresa inizialmente cambiava tutto. Reina, solitamente impeccabile (ma non in questi 180 minuti), restituiva il regalo di Cech sul primo gol del Liverpool e subiva un gol da principiante su un cross dal fondo leggermente deviato da Drogba. Un erroraccio. Anche sul raddoppio “blues”, il portiere spagnolo non pareva irreprensibile sulla punizione di Alex. L’inerzia della gara girava dalla parte dei “blues”, trascinati dall’ivoriano che Scolari lasciava in tribuna, il quale sfiorava il vantaggio per poi offrire a Lampard il pallone più comodo per il 3-2. Finita? Nemmeno per sogno. Il Liverpool dimostrava una volta di più di essere la squadra numero 1 in questo genere di competizioni, e ricavava risorse insospettabili: pareggio di Lucas e nuovo vantaggio con Kuyt. Forse qui perdeva Benitez, colpevole di aver tolto Torres (non in serata, ma comunque è sempre meglio averlo) sul 3-3 e un minuto prima del 3-4, quando alla fine mancavano ancora una decina di minuti. Pazienza, perché comunque Lampard, bravo e fortunato a trovare una carambola palo-palo-rete prima del tempo di recupero, metteva il Chelsea al riparo da spiacevoli sorprese. Discorso qualificazione chiuso, anche se il francesino Ngog costringeva Essien ad un miracoloso salvataggio sulla linea a tempo scaduto. Bellissimo. Ora Barcellona-Chelsea, un'altra classica (questa però è solo perché al maschile mi suona male) che in passato ha spesso dato vita a confronti roventi e polemici, soprattutto quando l’allenatore dei londinesi era Mourinho. L'altra semifinale sarà il solito derby inglese, questa volta fra Manchester United e Arsenal. I rossi dello United ci hanno messo sei minuti per ribaltare il pareggio per 2-2 dell'andata che li condannava a dover vincere per forza. Ci ha pensato il solito Ronaldo a rimettere le cose a posto e a regalare con il suo gol l'accesso alla semifinale per i suoi. All'Emirates Stadium il copione non è troppo diverso anche se il 3-0 con cui l'Arsenal ha liquidato il Villareal risulta forse troppo pesante. Poco male perchè comunque, dopo l'1-1 dell'andata, sono bastati anche qui pochi minuti, dieci per l'esattezza, per la prima marcatura di Walcott che ha portato in vantaggio i suoi con un pregevole pallonetto sull'uscita dell'estremo difensore spagnolo. Troppo timida la reazione poi del Villareal. Va vicino al raddoppio l'Arsenal con Adebayor che però aspetta il quarto d'ora della ripresa per segnare il secondo gol. Non c'è più storia e arriva il tris su generoso calcio di rigore concesso dall'arbitro tedesco Stark che espelle pure Eburen, già ammonito, per proteste. Van Persie non si fa impietosire e realizza dal dischetto il 3-0 che chiude l'ultimo quarto di finale. Per il terzo anno consecutivo tre squadre inglesi approdano in semifinale. La quarta semifinalista due anni fa era il Milan prima che ci fosse spazio, nelle ultime due edizioni, solo per il Barcellona insieme alle squadre inglesi. Il calcio italiano l'anno scorso si fermò ai quarti con la Roma massacrata dal Manchester (remember 7-1!) mentre quest'anno nemmeno lì siamo arrivati, con tre squadre stoppate agli ottavi. Sarebbe il tempo di invertire la tendenza ma segnali che qualcosa possa cambiare a breve ce ne sono davvero pochi. Il calcio vero è sempre più in Premier League.


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19 aprile 2014, ore 18.30

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