BATTIBECK! Tu chiamale, se vuoi, radiazioni

battibeckAAA CERCASI AA
Caro battitore,
Andrea Agnelli, of course, il successore di Jean-Claude Blanc. Il nuovo reggente.
Intravedo già il conflitto di religione: c'è chi, piuttosto che non vedere più il cugino, è disposto a digerire qualsiasi cosa. Allah è grande, Gheddafi è il suo profeta e Viva Lafico.
C'è chi piuttosto che tornare a vedere la Juve vincere, sottratta alla gestione sventurata di Blanc, se ne sbatte pure di Calciopoli. Basta che si ricominci a vincere, basta che l'Agnellino mandi via Amauri, basta non veder più Secco. Esasperati, capirai. Dicono: che mi frega dei due scudetti, se per vincerne un altro mi tocca aspettare altri dieci anni di questa schifezza. Li capisci, no? Li capisco pure io, figurati.
Figurati, con l'Inter in finale di Champions League, poi. E non l'Inter che magari sembra la Juve o il Milan e va in finale. No, l'Inter che sembra l'Inter, e vince da Inter, con tutto il corollario di cattivo gusto e piccole ipocrisie: l'esultanza à la Malesani e l'illusione - senza quella non c'è Inter - di aver vinto "contro tutto e tutti". Questa l'unica goduria: la nemesi. In finale ci sono arrivati, è chiaro a tout le Monde, le Spiegel, le Times, le Paìs - a tutti insomma tranne a Le Corrieré - anche grazie a qualche spintarella degli uomini neri. Però sono stati bravi.
Finale Mourinho-Van Gaal: non si può che fare l'elogio della guida forte. Una grande società non ha paura di un grande allenatore. Un grande allenatore esordiente è difficile trovarlo (Guardiola ce n'è uno, ora si è capito), un grande allenatore e basta, un po' più facile. Logico, lo paghi di più. E noi sono quattro anni che gli allenatori li paghiamo il minimo.
Lucio, Sneijder, Milito, Robben, Ribéry, Olic: tutti protagonisti di questa Champions League, che "potevamo prendere anche noi", tutti arrivati a prezzi non certo esosi. Tanti rimpianti, troppi, ma a questo punto bisogna dimenticarseli.
L'entusiasmo del prossimo anno dovrà essere quello di una squadra appena tornata su dalla B, quell'entusiasmo che non c'è stato nemmeno quando siamo tornati su dalla B. Entusiasmo, agonismo, cattiveria. Volontà di spaccare le montagne. Questo mi aspetto trasmetta AA.
Spero che l'Inter non vinca alla fine: non voglio che Mourinho se ne vada.
Li voglio affrontare nella loro versione migliore, altro che sperare che vadano in B. Sono juventino io.
Con l'Inter abbiamo perso e abbiamo vinto, anche quest'anno, Andrea Agnelli mi sembra la garanzia che ci giocheremo contro, ma per davvero. Per davvero.

LE RADIAZIONI SONO PERICOLOSE?
Carissimo,
è tornato un Agnelli: e allora? Fra parentesi è tornato proprio l’Agnelli che, all’alba di Calciopoli, non disse beo, non si ribellò allo Juventicidio che, secondo voi rancorosi, cucciolo piccolo Elkann e nonno Gabetti stavano preparando alle spalle della storia e della passione. Ricordo tutto, amico mio: Andrea accompagnò la Triade in campo, il pomeriggio di Juventus-Palermo, e poi chi s’è visto s’è visto. Non solo. In un’intervista successiva, chiamò Moratti non «bieco indossatore» ma dolcemente «Massimo». Fammi capire: se sta zitto Andrea, si copula dall’orgasmo; se tace John, si «cupola» dall’intrigo. Permettimi di dissentire. Certo, il cognome è quello lì, il più seducente in circolazione per i quattordici milioni di ex baionette che hanno conosciuto la polvere di una stagione così disgraziata, in entrata (settimo posto e fuori da tutto) e in uscita (Inter prima e in odore di tutto). Mi auguro che Andrea abbia parlato chiaro, con John. Di Blanc mi sono sinceramente rotto, e Secco, beh, lo vedo bene farsi le ossa da quel sant’uomo di Enrichetto Preziosi come un Palladino qualsiasi.
Adelante Andrea, sì, ma con juicio. In Spagna dicono: vogliamo hombres, non nombres. Uomini, non nomi. Traduco: dirigenti veri, dirigenti interi. Però non chiedermi cosa preferisco, se un presidente con i quattrini o un presidente con le palle: ti risponderei, banalmente, un presidente con gli uni e con le altre. Merce, ahimè, sempre più rara. Bisogna tenere duro: il contagio golfistico mi lascia perplesso. Però sono sincero: il discorso di Vinovo mi è piaciuto. Sembrava un giovane appena partito per un lungo viaggio, un esploratore curioso e appassionato. Ho pensato a quel sentimento popolare che, quattro anni fa, tanto detestasti. Mi piacerebbe che Agnelli portasse Giuseppe Marotta, il silente tessitore della Sampdoria. Nel 2011, poi, potremo contare di nuovo sulle dritte di Lucianone, non più direttore generale ma consulente esterno (onde evitare il rischio di altri articoli 1 che, per somma, ci rimandino dove sappiamo). Tu non dormi dal pensiero che l’Inter possa lasciare il Bernabeu in un certo modo. Io, viceversa, sorrido ai benefici che, d’improvviso, le radiazioni (di Moggi, di Giraudo, di Mazzini) porterebbero al Paese. Ci hai fatto caso? In giro non si trova più uno straccio di No global disposto a esporre un cartello contro. Anni fa, sarebbe bastato il termine (radiazione) per riempire le piazze e armare i balilla dei talk-show. Oggi, tutti tifano per le radiazioni; il presidente federale, Giancarlo Abete, ha pensato addirittura di segnalarle all’Uefa in vista della gran volata per gli Europei 2016, noi contro la Francia e la Turchia, decisione il 28 maggio.
Mi raccomando: non vivere nell’incubo che il petroliere possa vincere eccetera eccetera eccetera. Pensa anche al rovescio della medaglia: pensa al Bayern, toccato dalla Juventus e finalista di Champions; e se non al Bayern, al Fulham di Roy Hogdson, sfiorato dalle pantofole di Trezeguet e finalista di Europa League; e se proprio non riuscissi a dormire, telefona a Claudio Ranieri, secondo dietro Mussolinho, o a Didier Deschamps, incinto di scudetto a Marsiglia. Tutti occupati? Prova con Tiago, a Madrid: non sapevamo dove sbatterlo, l’Atletico se l’è preso e il destino, generoso, l’ha ripagato con la finale di Coppa del Re e l’epilogo dell’Europa League. Traguardo, quest’ultimo, strappato naturalmente al Liverpool di quel Rafa Benitez che si era messo a flirtare con Monsieur Blanc.
Tristezza, per favore, va' via...
Il Battitore Libero

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