Chiudiamo qui, per favore

marotta

Signori, stavolta si chiude per davvero.
Gli infortuni, gli acquisti scellerati, la situazione finanziaria, la condizione fisica insufficiente.
Di cosa stiamo parlando? Sinceramente, qualcuno pensa che questa sia ancora la Juve?
Nella settimana del disarmo, nella quale Roma e Udinese a distanza di tre giorni vengono a farla da padroni a Torino, ha senso parlare ancora di Juve? Per favore, cambiatele il nome; vietatele di vilipendere ancora di più quella maglia e quei colori; portatela via da Torino…
Fate qualcosa, ma fatelo.
Vedere una squadra costretta ad impiegare Libertazzi - un bravo Cristo per carità, un giovanotto di belle speranze, tutto quel che volete - deprime. Soprattutto perché Martinez, se non avesse 27 anni, potremmo definirlo un altro Libertazzi, con la differenza sostanziale che il prodotto del vivaio ha una carriera ancora tutta da scoprire.
Marotta stasera si è svegliato: Martinez è stato pagato troppo.
Bravo Marotta: in un’azienda normale, Lei sarebbe già alla porta, perché con una dichiarazione del genere non solo si sfiducia un investimento importante, ma lo si deprezza ulteriormente.
Sono basito dalla facilità con la quale questo dirigente di una società quotata in borsa (un refrain che torna spesso nelle parole di questo signore) si lascia andare a confessioni sincere in piena libertà.
Un perfetto clone di Blanc, un altro che in una società normale sarebbe già stato cacciato da tempo, ma evidentemente la Juventus non è una società normale.
A proposito di acquisti onerosi, “Psycho” Bonucci ha sulla coscienza un clamoroso peccato di egoismo e presunzione (strano, non è una novità…): per una volta lo scempio avviene in attacco, ma per non farsi mancare nulla nel finale pareggia i conti con un'altra sciocchezza in difesa, falciando Sanchez perché irretito dalle finte del cileno.
Capisco i nervi tesi, ma un difensore Nazionale pagato complessivamente 15 milioni dovrebbe ambire di arrivare un giorno - a questo punto molto lontano, e forse è una fortuna - a sfidare gente come Berbatov, Ronaldo, Messi, gente che ti irretisce solo con lo sguardo.
Questa squadra non sa più tenere un risultato, non regge l’urto degli avversari nemmeno quando l’approccio alla gara non è dei peggiori e neppure se il risultato si sblocca con una prodezza assoluta.
Questo è un gruppo crollato fisicamente e moralmente, l’immagine di Del Neri immobile e affossato nella sua panchina a fine gara dice tutto.
In questa condizione e vista la posizione attuale in classifica, è quasi certo che si arriverà a peggiorare il piazzamento della scorsa stagione, anche perché la qualità degli avversari incontrati oggi e quelli che si andranno ad affrontare mercoledì non trova riscontri in questa Juve.
Per finire, ho un messaggio per Andrea Agnelli.
Non voglio commentare di “minchiate” e “giramenti di balle”, di quello si sono già occupati altri, voglio solo ricordargli, nel caso ancora non l’avesse capito, che questo è il mare in cui è costretto a navigare.
Di cosa parlo? Parlo, per la prima volta, degli uomini in giallo e dei loro mandanti, che, seppur non debbano fungere da alibi per una squadra sbagliata e costruita male, si approcciano alle partite della Juve con un'attenzione a dir poco particolare.
L’arbitraggio del signor Giannoccaro continua nel solco tracciato dal collega Damato giovedì scorso.
Anche se, ribadisco fino alla noia, la Juve ha limiti pazzeschi, non è giustificato l‘atteggiamento severo al limite dell’accanimento che viene riservato ai bianconeri dalla quaterna arbitrale di turno, come non è giustificato l‘atteggiamento di una giustizia sportiva che giudica da tre giornate la reazione di Felipe Melo contro il Parma e invece riduce a due turni lo stop per Paci e Zarate: l’uno autore di un fallo cattivo e l’altro responsabile di un cazzotto sul muso di un ufficiale di gara.
Pavel Nedved, anni fa, per aver accidentalmente pestato un piede all’arbitro Farina, si prese cinque giornate.
Presidente, basta con le conferenze stampa per dichiarare quanto siamo ridimensionati e di quanto si debba (o si voglia) ragionare da poveri.
Lo abbiamo capito, purtroppo. Ma ragionare da poveri non significa lasciarsi calpestare da concorrenti e istituzioni che rimestano nel torbido.
Se le altre pretendenti ai posti che contano in un modo o nell’altro fanno sentire il proprio peso e portano a casa qualcosa (romane e milanesi, manco a dirlo), alla Juve in questo periodo viene negato semplicemente quello che le spetta.
Krasic non sarà il giocatore che molti si erano illusi fosse (in realtà me lo aspettavo esattamente così, buon giocatore e non fenomeno), però la campagna contro il serbo ha dato i suoi frutti: tanto per fare un esempio, voglio vedere se il tam tam mediatico coinvolgerà il neo interista Pazzini, che oggi si è guadagnato un rigore pressoché identico a quello concesso a Krasic a Bologna, che, per tornare al solito paragone, costò al serbo due giornate di squalifica (meno di Melo, come Paci e Zarate).
Scommetto di no.
Spero che Andrea Agnelli abbia capito con chi ha a che fare, che vigilare non basta, che la Juve su Calciopoli sta giocando con il fuoco ma val la pena provare a bruciarsi.
Perché non è solo una questione di dignità, ma è soprattutto una questione di credibilità.
Meglio fare la voce grossa, meglio andare in guerra fino in fondo, meglio morire combattendo che logorarsi giorno dopo giorno rimanendo sospesi in un limbo che non ci appartiene.
Poi, nell’eventualità peggiore, la domenica pomeriggio la dedicheremmo alle famiglie, alla faccia di Sky, di Mediaset e dei gazzettari.
Visto lo stato attuale delle cose, non penso ci perderemmo molto e credo che, tra noi tifosi, molti ci stiano seriamente pensando.

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19 aprile 2014, ore 18.30

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