Tre punti per tenere vive le illusioni

pepe

Lazio- Juve 0-1, risultato che un tempo avrebbe stuzzicato la fantasia del popolo bianconero.
Accadde anche l’anno scorso, quando l’effimero “en plein” in sette giorni nella Capitale portò la Juve in testa alla classifica e fece gridare “La Juve è tornata!” un po’ a tutti.
Sappiamo bene come finì lo scorso campionato, ma non nego che vincere a Roma, indipendentemente dal valore dell’avversario, è sempre un buon risultato.
Ma sarei disonesto se, letto il tabellino, mi limitassi a giudicare in funzione dello score.
Il primo tempo di stasera è stato a dir poco imbarazzante, con la Juve racchiusa nella propria trequarti difensiva ad arginare le folate della Lazio. La differenza di condizione fisica, organizzazione di gioco e, soprattutto, di qualità della manovra è stata largamente a vantaggio degli aquilotti. La Juve pensava solo a difendersi, la Lazio riusciva a rimanere cortissima e faceva pressione con Brocchi, Matuzalem, Ledesma e i due attaccanti Floccari e Zarate che accorciavano sistematicamente.
I centrali di centrocampo di Del Neri, che già non brillano per dinamismo e visione di gioco in condizioni normali, in tutto il primo tempo non sono riusciti ad imbastire un’azione degna di nota.
Anzi, ho seguito con particolare attenzione i primi passaggi effettuati da Aquilani, anche quelli più elementari: ebbene, sono stati puntualmente preda degli avversari quando non completamente fuori misura e irraggiungibili per i compagni.
Se il centrocampo non l'ha mai presa, e gli attaccanti ancor meno, la difesa sotto pressione ha tutto sommato retto abbastanza bene nonostante le incursioni di Zarate abbiano creato più di un grattacapo ad una retroguardia così priva di filtro.
Se l’unica occasione bianconera (va detto: la più clamorosa del tempo) capitava sui piedi di Matri in modo del tutto casuale, cioè in seguito ad un “assist”di un avversario, siamo al “copia e incolla” di una qualsiasi delle prove offerte dalla banda di Del Neri in questo 2011.
Nella ripresa, complice un fisiologico calo biancoceleste, la Juve riusciva in alcune occasioni a mettere il naso fuori dalla propria metà campo ma, nelle poche opportunità avute, la misura dell’assist piuttosto che la scelta di tiro non si rivelavano mai quelle giuste.
La Lazio rimaneva col pallino in mano, reclamava un rigore (come pure la Juve, per fallo su Melo) ma, dopo qualche occasione sprecata, ecco che a dieci minuti dal termine arrivava l’espulsione di Ledesma.
In superiorità numerica, un gol fortunoso di Pepe quasi allo scadere consegnava alla Juve tre punti che le stanno “larghi”, ma che consentono alla squadra di Del Neri di sperare ancora nella volata finale per il quarto posto.
Anche se, per giungere quarta, la discontinua e poco qualitativa Juve di questa stagione (ora a quota 56 punti) deve sperare in un tentativo di suicidio da parte delle tre davanti, divise da un punto (Lazio 60; Udinese e Roma 59).
Credo che, alla faccia dei tanti proclami sulle “finali”, stavolta l’attesa per risolvere il piccolo rebus sarà limitata ai prossimi sette giorni, anche per evidenti limiti di calendario, dato che mancano tre sole giornate e, prima o poi, le finali... finiranno!
Il programma del prossimo weekend offre Roma-Milan, Udinese-Lazio e Juve-Chievo; posto che il Milan è a caccia del punticino-scudetto, che al “Friuli” le due rivelazioni stagionali si giocheranno gran parte della stagione - e, visti i risultati delle due nelle ultime domeniche, a mio parere chi perderà alzerà bandiera bianca in ottica quarto posto - il dubbio più grande sorgerà a Torino: riuscirà la Juve a battere il Chievo in casa propria? Sembrerebbe una battuta ma non lo è affatto: i migliori risultati della stagione – alcuni confortati da buone prestazioni, e non è il caso di stasera - coincidono con trasferte a casa di squadre ambiziose e di alta classifica.
Ergo, la Juve fa punti giocando da piccola contro le grandi che la attaccano, dimostrazione una volta di più di quanto a far difetto a questa squadra siano personalità e qualità, primi argomenti che bisognerà affrontare in estate.
E non piango sui punti lasciati per strada, perché per tanti buttati ce ne sono stati altrettanti guadagnati come quelli di stasera.
Errori arbitrali o no, la classifica è quella, e se avere tre/quattro punti in più era possibile e avrebbe forse cambiato la prospettiva del finale di stagione, rivolto la frittata e dico che un campionato così mediocre e a punteggio così basso è abbastanza scandaloso non averlo concluso almeno con un tranquillo e già consolidato terzo posto.
E qualunque sia il finale, positivo o negativo, di questa rincorsa all’Europa che conta, non dovrà condizionare il giudizio dirigenziale sui tanti disastri andati in scena durante l’annata.
Il giudizio dovrebbe già essere pronto e confezionato, e a mio parere non può prescindere da un paio di considerazioni:
1) Del Neri ha fatto bene per metà stagione, poi si è imbarcato con il gruppo per mari sconosciuti ed è finito alla deriva.
Che il gruppo lo supporti non è determinante: alla Juve i giocatori si devono adeguare alle scelte societarie.
O almeno, questo succedeva alla Juve quand’era la Juve.
2) Non so se in società abbiano le idee chiare, spero solo che , dopo l’esperienza della scorsa estate, a decidere sul piano tecnico non sia Marotta.

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