Un altro 0-0, ma qualcosa non quadra…

conteUn altro pareggio senza gol conferma le difficoltà che questa Juve ha, soprattutto al cospetto di avversari di rango inferiore, nel tradurre in rete l’enorme mole di gioco che sviluppa.
La Juve “ammazza-grandi” che arranca con le piccole è ormai una certezza: urge rimedio per evitare che tutto quel che di buono si è fatto fino ad oggi lasci l’amaro in bocca a fine stagione.
Una premessa: anche oggi, come sempre in questo campionato, la Juve è stata nettamente superiore all’avversario di turno, questo significa che finora la squadra di Conte è stata la miglior squadra del torneo, senza discussioni.
Con buona pace degli espertoni "milanofili" e della qualità della loro "corazzata".
Però a volte accadono cose che incidono sui risultati e sui giudizi, e mi riferisco agli episodi di cui parlerò alla fine.
Rispetto al pari ottenuto contro il Siena – che nel frattempo ha castigato Napoli e Roma, tanto per far capire che oggi non è avversario semplicissimo - Pirlo e soci hanno creato più occasioni tirando 15 volte (contro le 3 degli avversari) verso la porta di Pavarini.
Ma la differenza rispetto alla fase iniziale della stagione è tutta nella perdurante sterilità degli attaccanti, purtroppo non più mascherata dal contributo realizzativo di Pepe e Marchisio, in quel periodo perfetti surrogati delle punte tuttora “dormienti”.
I numeri sono impietosi: fra il recuperato Quagliarella, il neo arrivato Borriello, lo stagionato Del Piero e “mister 15 milioni” Vucinic, la somma delle reti segnate dai quattro attaccanti in 22 giornate di campionato corrisponde ad un desolante 4.
In media, un gol a testa e, se non fosse per Matri, l’unico in grado di garantire una media-gol accettabile nonostante il gioco della squadra non sia propriamente adatto alle sue caratteristiche, staremmo parlando di un attacco degno, con tutto il rispetto, di squadre tipo Novara o Lecce.
Non è roba da Juventus.
E’ deprimente vedere Quagliarella mostrare agli spettatori quant'è bravo a dribblare avversari in zone del campo dove non conta nulla - e dove forse sarebbe più utile velocizzare la manovra - mentre in area di rigore sembra un fantasma; è fastidioso osservare Borriello (non stasera, ovviamente) impegnato principalmente a litigare e a lamentarsi con gli avversari.
E’ stato poco gradevole perdere punti per qualche occasione sprecata dall’icona Del Piero, ma non trovo parole per descrivere la mollezza, la capacità di farti incazzare che possiede Mirko Vucinic.
Uno che dovrebbe essere il valore aggiunto, con i suoi bei piedini educati e lautamente pagati, ma il cui bilancio stagionale è decisamente in rosso. Qualche amico lo ha definito il “nuovo Boksic”, forse perché ad oggi, lo score del montenegrino equivale – in campionato - a quello che il buon Alen totalizzò a fine stagione.
Credo che non ci sia nulla di più errato nel giudizio, perché il croato era quel che mi piace definire un “apriscatole” - per il modo in cui riusciva ad “aprire” le difese - e, se la sua attitudine a fallire gol clamorosi dopo azioni travolgenti è passata alla storia, più spesso capitava che l’ex marsigliese rifinisse alla perfezione per un compagno meno maldestro e meglio piazzato.
Vucinic invece è come Quagliarella: ottimo dove non conta esserlo (fino a venti-venticinque metri dalla porta), dannoso dove ruolo e qualità tecniche in possesso del soggetto in questione dovrebbero renderlo un fattore decisivo per la sua squadra.
Stiamo parlando di un giocatore che sin qui ha totalizzato la miserevole cifra di 3 gol - di cui due a porta vuota - , uno che quando approccia una conclusione non sembra mai sufficientemente deciso e coordinato.
C’è sempre qualcosa nei movimenti e nelle scelte di tiro di Vucinic che fanno capire che alla possibilità di far gol non crede più neppure lui, e fa sorridere quando lo vedi rimproverare un compagno colpevole di non avergli lasciato palla per una comoda battuta a rete: tanto lo sa pure lui che l’avrebbe fallita comunque.
Sono questi i problemi più grossi che Conte dovrà risolvere (non so come, sinceramente, i numeri sono impietosi), oltre al manifestarsi di un lieve calo fisico nel finale (il segnale è la perdita di lucidità dell’inesauribile Lichtsteiner) e all’ormai ridicolo metro di giudizio arbitrale.
Conte si lamenta – seppur pacatamente - e tira in ballo la teoria secondo la quale “un errore contro la Juve è accettato da tutti, e non va bene”.
Mister, si chiama “sentimento popolare” e alla Juventus qualche anno fa è già costato quello che sappiamo.
Certo che dopo aver visto non sanzionare con un sacrosanto rigore il mani di Vergassola durante Juve-Siena, rivedere un altro episodio gravissimo come l’impatto Biabiany-Giaccherini (quanto all'episodio su Giovinco, non c'è nulla; mentre ci stava il penalty su Pirlo, ma è meno clamoroso di quello negato al "Giac") trattato allo stesso modo fa capire che uno dei capisaldi dei parrucconi che imperversano fra giornali e tv, cioè che il Nuovo Calcio Pulito post 2006 sia basato sull’uniformità del metro di giudizio, è in realtà una solenne puttanata.
A qualcuno fischiano rigori per svenimenti improvvisi di atleti alti due metri o per interpretazioni arbitrali opposte al regolamento, mentre alla Juve, si domanda giustamente Conte, “per avere un rigore serve che qualcuno dei miei muoia in area?

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