Una Juve sciupona permette al Milan di avvicinarsi

vidalDue giornate al termine, e un solo punto di vantaggio: questo è il pazzo esito che la terzultima giornata di campionato ci ha restituito. Sembrava che tutto si stesse mettendo per il meglio: gol di Marchisio dopo pochi minuti, e Juventus in totale controllo del campo. Certo, il Lecce non si è dato mai per vinto, e contemporaneamente il vantaggio del Milan contro l'Atalanta frenava un po' gli entusiasmi dei tifosi. Ma d'altronde, con tre punti di vantaggio, poco importava.

Ma il calcio è imprevedibile: nel primo tempo la Juve ha più volte cercato il colpo del KO: invano, anche perché al 26' Quagliarella, lanciato a rete e in procinto di trovarsi a tu per tu con Benassi, veniva fermato per un fuorigioco inesistente.
Le cose sono continuate così anche nel secondo tempo, dove addirittura Cuadrado lasciava i suoi in dieci per una doppia ammonizione che aveva cercato per tutto il match. E qui si è visto forse il più grande limite di questa squadra: la stitichezza. Le occasioni da rete, anche nitide, pur se in misura inferiore ad altre recenti occasioni, sono arrivate: due ne ha divorate Vidal; e anche Matri, Quagliarella e Marchisio avrebbero potuto, a loro volta, sfruttare meglio certe situazioni.
Sia chiaro: la partita è stata dominata dai bianconeri, in lungo e in largo ma, come la storia del calcio ci insegna, l'insidia è sempre dietro l'angolo. E stavolta è stato il turno di Buffon: il numero uno azzurro, proprio in questa annata nella quale era tornato ai suoi livelli abituali, a cinque minuti dal termine ha preso sottogamba un controllo di palla, regalando di fatto un insperato pareggio agli uomini di Cosmi, che apparivano ormai destinati ormai alla sconfitta, visto che mai avevano tirato in porta durante tutto il match. Un punto d'oro per i leccesi, un punto che tiene vive le speranze di salvezza. Due punti persi pesanti per la Juventus.

Se però questa partita ha ricordato ai tifosi che non è mai saggio esaltarsi anzitempo, sulla scia di giornalisti e opinionisti che da giorni si azzuffano sulla terza stella, come se lo scudetto fosse ormai solo da cucire sulle maglie, d'altro canto la squadra la squadra sembrava esibire la consueta concentrazione. In campo i giocatori lottavano come di consuetudine su ogni pallone, bloccando sul nascere le ripartenze leccesi. Proprio per questo non riesco a immaginarmi Conte tranquillo e festante prima della partita. Proprio per questo sono certo che continuerà a spronare i suoi giocatori, e a ricordar loro che hanno ancora in mano il proprio destino. Certo, oggi anche lui ha forse le sue colpe: magari sostituire con Giaccherini un Caceres apparso non a suo agio avrebbe potuto aumentare la pressione sul Lecce. Ma è inutile piangere sul latte versato.
E adesso? Adesso qualcuno potrebbe pensare: "Beh, ma il Milan ha ancora il derby da giocare". Sinceramente, a noi non deve interessare. La Juventus deve pensare solo a se stessa, se vuole coronare quel sogno di cui parla Conte. Ci siamo giocati il bonus: ora è tempo di tirare fuori il carattere che è insito nel DNA gobbo, e mostrare la maturità necessaria per lanciarsi avanti e vincere queste ultime due partite, perché nulla è ancora deciso.

Forza Juventus, ora e per sempre.

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19 aprile 2014, ore 18.30

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