Il falso doping di Cannavaro e l'informazione drogata

cannavaroBastava ragionarci sopra, sarebbe stata sufficiente la voglia di informare e si capiva subito che la vera notizia dell'affare Cannavaro non era la positività al controllo antidoping (da lui praticamente preannunciata all'apposita Procura del Coni), ma semmai la documentazione incompleta, il pasticcio combinato in sede dove una raccomandata con ricevuta di ritorno è stata sì ricevuta, ma nessuno l'ha letta; anzi, a ragionarci un po’ di più la notizia doveva suscitare altre curiosità: per esempio la complessità della normativa antidoping che ha ingenerato un sacco di problemi tra la l'Agenzia Internazionale Antidoping (Wada) e le varie Federazioni, specie quelle calcistiche. Non è successo niente di tutto questo: lo scoop di ieri pomeriggio, sui siti dei giornali, era che Cannavaro risultava dopato; sulle edizioni cartacee oggi si arzigogola sul giallo del doping e intanto si ricorda la flebo di quando era nel Parma. Prendiamo allora Corriere della Sera e Repubblica, i due quotidiani più autorevoli e diffusi, e facciamoci un'idea di come i giornali ci marciano, su una notizia del genere; facciamo noi, per così dire, l'antidoping alla stampa tradizionale, verifichiamo se non è drogata.

Repubblica.it allo scoop è arrivata per prima e così nel tardo pomeriggio di ieri la seconda notizia in home-page, dopo le polemiche sul lodo Alfano, era quella su Cannavaro positivo e la Juve che diceva che era colpa di un anti-allergico; poche righe tanto per non far capire bene al lettore che era praticamente costretto a fare una scelta di fede e credere alla positività oppure alla Juve. Corriere.it è arrivato in ritardo e così, forse per paura di perdere visitatori, ha pensato bene di chiedere il loro parere; qualche decina di righe sul giallo del doping di Cannavaro: anche qui non si capiva bene come girava la faccenda, ma intanto il lettore era invitato a dire la sua.

Nel frattempo la Procura Antidoping aveva dovuto fare un comunicato per dire che Cannavaro aveva avvisato che era stato costretto a prendere la medicina al cortisone. A quel punto un giornalista (di un giornale) serio avrebbe dovuto rifare l'articolo, magari spiegando qualcosa della normativa antidoping: invece niente, Repubblica.it ha aggiunto il comunicato ma ha lasciato il titolo precedente, per cui il lettore distratto era sempre davanti a quel dubbio: se Cannavaro è uno che si dopa oppure se era colpa dell'antiallergico. Non sappiamo quale scelta hanno fatto i lettori di Repubblica, ma nel frattempo quelli di Corriere.it hanno cominciato a dire la loro: la Juve si drogava prima e si droga adesso; Cannavaro si drogava già al Parma; la Juve ruba; per finire a Calciopoli e alle malefatte di Moggi; c'era anche qualche invito a ragionare, ma in generale la musica era quella suonata dal giornale nell'estate 2006, evidentemente rimasta ben impressa nella mente dei lettori del Corsera.

Nessun approfondimento, nessun elemento offerto ai lettori per ragionare dai siti dei due giornali più "autorevoli" che hanno visitatori a centinaia di migliaia al giorno, nessuna vera notizia, verrebbe da dire: semmai un ammiccamento più o meno sfumato a vecchi ricordi (Parma, il processo per doping, Calciopoli) che hanno alimentato il sentimento popolare ed evidentemente devono continuare a farlo.

Si dice che la notte porta consiglio e allora proviamo a fare l'antidoping all'edizione cartacea, proviamo a vedere su cosa sono invitati a ragionare i lettori con gli articoli scritti a mente fredda dopo le discussioni in redazione. Si parla a tutta pagina di pasticcio, fatto diverso dallo scoop di ieri, e poi Repubblica scrive che " è un caso pieno di anomalie"; la principale, secondo l'articolista di Repubblica, è che un atleta postivo al controllo va sospeso, l'altra è che il Procuratore Torri va a Torino, il che è qualcosa di irrituale, come se alla Juve fosse riservato un trattamento di favore. Il giornale (e il giornalista) fanno finta di dimenticarsi che il caso Cannavaro è diverso da quelli dei ciclisti, di Totti e di altri; Cannavaro ha segnalato alla Commissione per l'Esenzione a fini terapeutici che era stato costretto ad adoperare una sostanza vietata; questo è consentito dalla normativa per cui è evidente che non c'è nessun favoritismo, è evidente che non poteva essere sospeso; mancano ancora alcuni tasselli e lo capiremo dopo la decisione della Procura Antidoping; ma mettere in mezzo i favori alla Juve vuol dire proprio andare fuori dal seminato.

Anche il Corriere è costretto a parlare di pasticcio e a scrivere che Cannavaro dovrebbe essere prosciolto solo che, approfittando dell'occasione, il giornale ci ricorda "quella flebo quando era al Parma" (vedi l'affaire Cannavaro) con tanto di foto tratta dal filmato dell'epoca (la stessa che mette pure la Gazzetta, come se Ruggiero Palombo e Fabio Monti avessero lavorato di concerto); e così, mentre sul sito i lettori più affezionati ricordano Moggi e Calciopoli, il giornale rinfresca la memoria con la flebo di Cannavaro di dieci anni fa, un bel circolo che si autoalimenta: la puntura dell'ape non c'entra niente, ma il sentimento popolare dell'estate 2006 sì, a quello i giornali del gruppo RCS ci pensano mattina e sera.

Abbiamo accennato ai due giornali più prestigiosi del panorama nazionale, è facile immaginare cosa è successo con gli altri, è facile capire a quale droga è ormai assuefatta la stampa quando si tratta di calcio e di Juve. E se qualcuno pensa che sia giusto, come per il doping, fare le controanalisi, lasciamo da valutare ancora due annotazioni:

- su repubblica.it oggi pomeriggio devono scrivere che il caso Cannavaro si sgonfia; cosa fa l'articolista, quello che ieri ha fatto lo scoop di Cannavaro dopato? Scrive testualmente che Cannavaro "viene prima travolto dalle accuse e poi prontamente riabilitato", come se il giocatore ieri fosse stato travolto da un Tir e non dalle accuse di repubblica.it.

- quanto al Corsera, qualche giorno fa Fabio Monti (quello della medaglia ricordo a Magath per il gol di Atene) ha festeggiato a modo suo la conferma di Oriali all'Inter, scrivendo che " avere Oriali in società è una garanzia di serietà e fedeltà alla causa" e spiegando che per il passaporto di Recoba ha "pagato per colpe non sue". L'assuefazione all'informazione "drogata" è tale per cui il maggiore quotidiano italiano, se scrive della puntura di un'ape, ricorda al lettore la flebo di dieci anni fa, mentre se parla di un pregiudicato che farà il dirigente dell'Inter scrive che è una garanzia di serietà.

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