Calciopoli, una pagina da non voltare

bandieraNon passa settimana (ma spesso il lasso è anche più breve) che non arrivi qualche esortazione a dimenticare o qualche proclama, dalle provenienze più diverse, che dia l’annuncio che Calciopoli è alle spalle e che la Juve e i suoi tifosi desiderano solo guardare avanti. Balle!

L’ultimo ad agitare lo spettro del dimenticatoio, in ordine di tempo, è stato Fabio Cannavaro che dal Vietnam, parlando di Calciopoli, ha detto: "Sicuramente è una storia che ha segnato il nostro calcio, però penso che ormai la Juventus sia una società che si è ripresa alla grande. Si cerca di voltare pagina, hanno costruito uno stadio nuovo, c'è entusiasmo, sono primi in classifica e quindi penso che ora sia più importante guardare al futuro”. Non è così, non si tratta di voltare pagina, si tratta di scrivere altre pagine di un libro sempre aperto, che conta già 114 pagine e 29 capitoli, difendendo con le unghie e coi denti anche quei due capitoli che qualcuno ha inteso strappare. Per dirla con Pierangelo Bertoli: “A muso duro… con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Perché la Juve non vive solo abbarbicata ai ricordi del suo passato, la Juve ha anche un presente, che sta vivendo con tutto l’orgoglio di cui è capace, e un domani cui guarda con coraggio, ben sapendo che le pagine da scrivere dovranno essere assolutamente all’altezza di quelle già scritte. Non a caso per il campo si è affidata ad uno come Antonio Conte, che quelle righe ha contribuito a vergarle, sa come si fa e conosce lo stile della casa.

Ma siccome non c’è futuro senza passato, vivere il presente comporta anche difendere il passato, proprio quel passato cui da cinque anni e mezzo vengono inferte picconate micidiali, che hanno lasciato dolorose ferite e lividi bluastri nell’animo dei tifosi: dai cosiddetti processi mediatico-sportivi del 2006 alle varie incompetenze, dall’inerzia generalizzata davanti a qualsiasi indizio che le cose non fossero andate come dovevano allo choc dell’inattesa sentenza di Napoli, sono arrivati poderosi schiaffoni che hanno ogni volta fatto ruzzolare gli amanti della Vecchia Signora dall’alto di quelle speranze che a buon diritto andavano concependo. E loro, con la stessa determinazione con cui i bruchi che cadono dagli alberi ogni volta faticosamente vi risalgono, hanno riportato in alto le ragioni della verità, le ragioni del campo, in realtà.

E in alto e in evidenza le hanno tenute e le tengono. In difesa di quei due capitoli, alla caccia dei due scudetti rapiti, che sono della Juventus, e anche di Cannavaro, che più di una volta in passato ha detto di sentirli suoi. Si fidi: la Juventus, ne siamo convinti, farà di tutto per riportarli a casa, anche agli occhi di chi crede ai tavolini. Perché per tutti noi vale la legge del campo e dunque sono sempre stati 29, senza se e senza ma.

Non permetteremo che silenzino la Farsa, per quante volte possano provarci, Si è cercato di mettere Calciopoli in secondo piano quando è esplosa Scommessopoli, ennesima prova di quanto la povera Italia di oggi sia sempre più simile a quella ‘non donna di province ma bordello’ di dantesca memoria, tanto che il lodevolissimo Simone Farina, che non c’è stato e ha denunciato il tentativo di combine, per aver avuto il coraggio della verità si impone all’attenzione dei media come un vero eroe: perfetta antitesi di quanti sapevano le verità di Calciopoli, ma hanno taciuto, per mera convenienza, diciamo così…

E dunque, con buona pace di quanti vogliono dimenticare e far dimenticare Calciopoli, guardando avanti e scordandosi dello specchietto retrovisore, non dovremo mai permettere che sulla Grande Farsa calino il buio e il silenzio; non ci interessano i tavoli della pace del duo Petrucci-Abete, tanto abbiamo visto com’è finita: non vi è pace senza giustizia e se chi ha tratto vantaggio da una situazione basata su un’ingiustizia, anziché accettare l’esplosione della realtà e risarcire, in primis moralmente (cioè riaggiustando i rispettivi albi d’oro), i danneggiati, si mette addirittura dalla parte dell’umiliato e offeso, non c’è discorso. Né ci interessano i tavoli di mercato con i nerazzurri: Calciopoli nel 2006 diede già loro una bella mano nello spolpare la Juve di tutti i suoi tesori. Ci interessa invece seguire l’evolversi delle azioni legali intraprese da Andrea Agnelli, al Tar e dovunque sarà necessario andare; ci interessa leggere le motivazioni della sentenza di Napoli, seguirne l’appello e attendere gli sviluppi dei vari esposti presentati, e di quelli che seguiranno, contro chi ha condotto quelle indagini nel modo che si è visto. Non sappiamo quanto ci vorrà: noi ci saremo fino all’ultimo e nessun Guido Rossi ci farà tacere.


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19 aprile 2014, ore 18.30

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