Risponde Oliviero Beha

Oliviero BehaOliviero Beha, nato a Firenze nel 1949, si è laureato in Italia in Lettere (Storia medioevale) e in Spagna in Filosofia (Storia d'America). Ha lavorato e scritto per testate come Tuttosport, Paese Sera, La Repubblica, Rinascita, Il Messaggero, Il Mattino e L'Indipendente. Dal 2005 è commentatore politico e di costume per l'Unità. Nel 1987 dà inizio alla sua attività televisiva con trasmissioni come Và pensiero insieme ad Andrea Barbato, Un terno al lotto (1991) e Video Zorro (1995). Ha condotto e realizzato trasmissioni radiofoniche, come Radio Zorro, Radioacolori e Beha a colori. Dal 2001 al 2006 è docente di Sociologia della comunicazione alla facoltà di Architettura Valle Giulia dell'Università La Sapienza di Roma.
È autore di testi teatrali, di numerosi saggi e di raccolte di poesie che hanno vinto diversi premi. Nel 2000 ha vinto il Premio "Mario Pastore-Giornalista per l'Ambiente" seconda edizione, ad ottobre 2001 ha vinto il premio Guidarello per il giornalismo d'autore per la radiofonia. Il suo primo romanzo, "Sono stato io" è in libreria nel 2004. L'anno dopo pubblica "Crescete & Prostituitevi" e "Trilogia della censura". Nel 2006 è la volta di "Diario di uno spaventapasseri" e di "Indagine sul calcio". Seguono "Italiopoli" nel 2007 e "Il Paziente Italiano" nel 2008.
Oliviero Beha ci ha gentilmente rilasciato questa intervista:

A volte è l'indignazione stessa ad indignare. Lei ha ricevuto molte critiche per la sua partecipazione a Porta a Porta, nella recente puntata dedicata ai fatti di Calciopoli, puntata ritenuta troppo morbida nei confronti dell'ex D.G. della Juventus, da diversi organi di stampa, in primis La Gazzetta dello Sport. Eppure di processi mediatici colpevolisti a senso unico e senza contraddittorio se ne sono fatti a bizzeffe nell'estate del 2006. Lei è stato un accanito fustigatore del sistema calcio da molto prima, quando le varie Gazzette celebravano. Come ha vissuto dunque queste critiche?
Qualcuno in effetti mi ha accusato di essere stato troppo leggero con Moggi. Non hanno capito nulla. In realtà ho ricevuto centinaia di mail di stima e di comprensione che ho evitato di pubblicare. Ho pubblicato sul Blog invece quelle poche in cui mi si criticava proprio per avere la possibilità di invitarli ad andare a rivedersi la puntata. Ed infatti gli ho anche allegato il link alla puntata.

In un suo recente intervento al Tg3 ha sollevato dubbi su chi effettivamente abbia i requisiti per poter moraleggiare e additare Moggi come l'unico farabutto del sistema. Vediamoli insieme: il primo è Abete. Con lui il calcio si è rinnovato?
No, ovviamente no. E non si capisce come poteva rinnovarsi visto che Abete era il vice di Carraro. E poiché Carraro era il Presidente della FIGC ai tempi di Moggi, ed è coinvolto nelle intercettazioni, delle due l’una, o Abete dormiva oppure è corresponsabile di quello che accadeva.

Matarrese: appena ricevuto l'incarico in Lega disse "Il calcio sono io". Ma il calcio italiano non ha niente di meglio da proporre?
No, evidentemente no.

Guido Rossi e Pancalli: nel 2006, dopo tanti proclami del tipo "ora dobbiamo riscrivere le regole", hanno dato solo una spruzzatina al vecchio codice di giustizia sportiva e niente altro se non allargare i poteri di Palazzi anche alla fase delle indagini. Era solo questo il rinnovamento di cui il calcio aveva bisogno?
Naturalmente no e ciò si collega a quanto detto prima. E’ facilissimo dare addosso a Moggi come del resto io ho fatto nei miei libri, nei miei articoli e nei miei interventi quando la cosa lo meritava, però da quando ho capito che il sistema, molto semplicemente, attraverso l’espulsione di Moggi, cercava di mettere una “pezza a colore” alla propria sopravvivenza, allora discuto Moggi solo a condizione di discuterlo nel contesto del sistema e non da unico capro espiatorio.

Potrà mai rinnovarsi un movimento ancorato al "poltronissimo" Carraro o a Petrucci, che si ricandida ancora al Coni, ben oltre il secondo mandato, grazie all'aggiunta, nel nuovo Statuto, della postilla "Il computo dei mandati si effettua a decorrere dal mandato che ha inizio dalla prossima elezione da tenersi entro giugno 2005"?
Siamo la patria del Diritto. Conosco benissimo Petrucci. Il problema non è la persona Petrucci come la persona Carraro, ma è tutto l’insieme. In questo Paese lo sport è considerato una valvola di sfogo sub-politica mentre invece dovrebbe essere un viatico per il miglioramento della qualità della vita soprattutto in termini di sport, di disciplina olimpica e di spettacolo sportivo. Detto questo credo che sarà costretto a soccombere.

Il professor Uckmar aveva messo in guardia sui rischi che correva il calcio con i bilanci. Dopo che il professore è andato via molti hanno avuto gioco facile a far accettare i propri bilanci. Arricchire la propria rosa di calciatori senza aver messo tutti i soldi per poterlo fare non è drogare la corretta competizione? Non si parte in vantaggio su chi amministra con oculatezza?
Ma certo che il tutto viene drogato; certo che Uckmar è andato via ed è stata una grande perdita; certo che Guido Rossi è durato lo spazio di un mattino e poi dopo è tornato in Telecom; sono tutte cose che dimostrano il collegamento del sistema calcio “malato” che rappresenta una delle facce “malate” del sistema Paese “malato”. Io nei miei libri come Italiopoli continuo a scriverlo e per questo rispondo volentieri a queste domande.

Come aziende le squadre italiane, in generale, lavorano male. La Bundesliga, campionato meno attraente, riesce a convogliare denaro da molte più fonti, come lo stadio, gli sponsor, il merchandising. In Italia si campa solo grazie ai diritti televisivi. Il nuovo sistema mutualistico-collettivo non rischia di diventare assistenzialismo allo stato puro, anzichè fare emergere le società con una migliore gestione?
Le rispondo con un sì alla domanda, che però implicitamente dà anche la risposta. Ma darei anche una chiave di lettura ulteriore: come avrà letto negli ultimi giorni, l’Italia è record in Europa per quanto riguarda il conflitto di interessi; circa l’80% delle entità assicurative, bancarie, industriali e imprenditoriali vivono nel conflitto di interessi; In particolare chi siede nel consiglio di amministrazione di una spesso siede anche in quello di un'altra e così via, fino a creare un guazzabuglio di incroci tra cugini, parenti e affini. E ciò a accade a tutti i livelli a partire dal Presidente Berlusconi che è il prototipo perfetto di quello di cui stiamo parlando. Ebbene tutto questo in Germania non accade, i dati ci dicono che per quanto riguarda il conflitto di interessi siamo intorno al 30% contro il nostro 80% che si può sintetizzare in una sola parola: opacità, mancanza di trasparenza. Il calcio ovviamente non ne è immune e soffre della stessa malattia.

Da buon conoscitore dell'ambiente fiorentino, come interpreta l'attuale silenzio di Della Valle? Non si è nemmeno presentato al voto per la revisione in senso collettivo dei diritti tv, per cui tanto si era battuto. Partecipa poco ai lavori di Lega e non esterna quasi mai. Disillusione, distacco, prudenza: che cosa?
Non saprei. Credo che in termini pubblici probabilmente ha perso la fiducia, se mai la ha avuta, verso la rifondazione del sistema. In termini privati, da fiorentino, mi auguro che si dia da fare per salvaguardare i suoi interessi, la Fiorentina e quel poco di opportunità che Firenze e la Fiorentina rappresentano. In ogni caso lui è amico degli Abete e siede nei salotti buoni della finanza italiana in cui siede anche tra l’altro Montezemolo. Devo continuare?

Il passaggio di Kakà al City alla fine non si è concretizzato. Per Buffon chissà. Certo il potenziale di acquisto delle squadre inglesi si è rivelato impressionante e il gap tecnico tra calcio inglese e italiano è probabilmente destinato ad allargarsi sempre di più. Ci salverà Platini o forse sarà una fortuna diventare un campionato come quello francese?
Io la considererei una fortuna diventare come quello francese. Tuttavia credo che sia molto più probabile che si sgonfi il soufflè del calcio inglese anche perché i soldi sono arabi e quelli si potrebbero stufare cosi come si stanno stufando i russi. In quanto a Kakà credo che alla fine gli sia convenuto restare con Berlusconi.

Nella sua "Indagine sul calcio", racconta in maniera un pò differente da quella ufficiale, il fallimento della Fiorentina e il declino di Cecchi Gori. Quella volta Moggi non c'entrava niente, nemmeno di striscio. Quali sono i veri poteri forti nel calcio? Le banche?
Certo, essenzialmente le banche. E le rispondo con una battuta: negli Stati Uniti hanno Obama, noi in Italia abbiamo Geronzi.

Dopo la sentenza, dobbiamo escludere che la GEA fosse quel trait d'union tra potere affaristico-bancario e mondo del calcio, immaginato dai PM romani. Anche con questo però, conosciamo gli stretti rapporti esistenti tra Geronzi e Carraro, allora a capo della FIGC. Entrambi sono fuori dai processi. Chi attende giudizio sono i capri espiatori ?
Geronzi e Carraro sono tutto fuorché capri espiatori ovviamente. Casomai il discorso va affrontato dicendo che Luciano Moggi non c’entrava con la GEA. La GEA era semplicemente un tentativo, in parte riuscito e in parte no, visto che c’è stata una sentenza di assoluzione, di raggiungere una posizione preponderante sul calciomercato. Ma tutto ciò è da inquadrare nell’ambito del discorso sul conflitto d’interessi che abbiamo fatto prima.

Tra il 2005 e il 2006 i media italiani sono stati letteralmente invasi da intercettazioni, spesso nemmeno penalmente rilevanti, che hanno colpito e affossato alcuni personaggi fino ad allora considerati "potenti": Fazio, Fiorani, Consorte, Ricucci, Moggi. Chi ha premuto il grilletto?
Ci sono varie ipotesi. Io francamente non lo so. Relativamente a Calciopoli qualcuno ipotizzò che fosse stata decisiva quella visita di Moggi a Palazzo Grazioli che avrebbe innescato Galliani, il quale logicamente non lo voleva al Milan. Si è poi avuto notizia di possibili faide interne alla Juventus e che ci fosse interesse, da parte degli Elkann, a liberarsi di due dirigenti che agivano da “padroni”.

Se Calciopoli ha rappresentato un volgare cambio di potere per via giudiziaria-sportiva, chi comanda oggi?
Comandano i poteri che comandano nel resto del Paese. Abbiamo il Milan che coincide con il Presidente del Consiglio. L’Inter che coincide con i soldi della raffineria di Moratti e di tutto il Gruppo Moratti, Tronchetti Provera e via dicendo. La Juventus che coincide con la FIAT che viene sostenuta proprio in questo momento con aiuti di stato e poi quando le cose vanno bene investe i soldi all’estero mentre quando vanno male mette tutti in cassa integrazione. Lei mi domanda chi comanda nel calcio?

Non trova ci sia molto becero conformismo e stantia retorica nel mantra "adesso gli arbitri sbagliano in buonafede, mica come prima"? Se tutto è vero fino a prova contraria, una vera prova contraria per Calciopoli non c'è stata. Rimangono gli errori arbitrali gravissimi della scorsa stagione. Ragionando con la logica, il sospetto è legittimo tanto adesso quanto prima?
Gli arbitri non sbagliano in buona fede. Non sbagliavano prima in buona fede e non sbagliano adesso. Il problema è nell’utilizzo del termine buonafede che viene usato a sproposito. La domanda che Lei dovrebbe farmi è: gli arbitri sono corrotti? Questa sarebbe la domanda giusta!

Allora gliela faccio: gli arbitri sono corrotti o è solo "sudditanza psicologica"?
No, in linea di massima non sono corrotti e se lo fossero sarebbe un reato penale e come tale da perseguire. Gli arbitri sono semplicemente in corsa per fare carriera e sanno che faranno carriera solo se vicini al potere; ma questo accade anche in altri settori della nostra società.

Come giornalista sportivo, Lei è senza dubbio sui generis, per approccio al tema. Qual è la salute del giornalismo sportivo in Italia? Calciopoli, con i suoi eccessi giustizialisti a senso unico, ne è buon paradigma?
Non sono propriamente un giornalista sportivo. Sono un giornalista che ha fatto parecchio sport ad alto livello e per questo leggermente diverso dai giornalisti tradizionali. Detto questo il giornalismo sportivo tradizionale è ad un livello molto basso ma in questi ultimi tempi il giornalismo non sportivo gli si è avvicinato tantissimo, per cui tendono a confondersi e a livellarsi verso il basso.

Citava Giorgio Gaber, bisogna "far finta di esser sani", perchè la passione sopravviva a quello che avviene dietro le quinte del calcio. Eppure lei ha già rinunciato a fingere. Troppo acre l'odore proveniente dai "vespasiani"?
Io la passione ce la metto nel pretendere con tutte le mie forze che non solo il calcio ma che tutto il sistema Paese di cui il calcio rappresenta una faccia malata, malatissima, possa finalmente migliorare, per cui non me l’hanno spenta. Non mi hanno spento la passione intellettuale, culturale e politica. Mi hanno tartassato invece quella da tifoso innamorato del calcio.


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