Pierluigi Battista: "C'è bisogno di una rivoluzione"

battistaE' stata di poco tempo fa la scoperta di un altro amico rancoroso tra le penne del Corriere della Sera, ad affiancare, tra i "gobbi" della redazione di Via Solferino, dove la sezione sportiva è a forti tinte nerazzurre, l'ex direttore Ostellino.
Un bellissimo editoriale, pubblicato lo scorso novembre, dal titolo "Nostra Signora dell' Orgoglio", a firma Pierluigi Battista, il celebre giornalista romano del CorSera, ci raccontava uno stato d'animo, in cui tutti noi, senza distinzioni, ci siamo riconosciuti. L'eccezionalismo della Juve, orgoglio di sempre, contrapposto alla mediocrità del presente e a un'amara quanto necessaria riflessione: il vero tifoso non riesce a parlare di Juve, oggi, senza parlare di Calciopoli, di una ferita impossibile da rimarginare.
Da una lettera scritta per ringraziarlo e fargli i complimenti per un pezzo bellissimo, è nata una chiacchierata tra Ju29ro e Pierluigi Battista, intorno, naturale, al nostro argomento preferito: la Juve.
"Significa emozione, orgoglio, voglia di combattere, identificazione con una storia. La Juve si sceglie, non è la squadra del gonfalone, del municipio, della città. E’ un innamoramento che dura nel tempo."
Come si diventa juventini? "A Roma i miei amici erano quasi tutti giallorossi, qualcuno biancoceleste. Io scoprii Omar Sivori, la sua tecnica beffarda, i suoi calzettoni tirati giù, la sua cattiveria geniale. Diventai juventino."

Gli chiediamo cosa sia la juventinità, dove si nasconda lo stile Juve, come lo si riconosca, ma questa volta sbotta: "Senta, posso confessarLe che mi sento in imbarazzo con queste domande? Fino a pochi mesi fa Le avrei risposto in modo più tranquillo. Oggi non si può più. Siamo in mezzo a un evento catastrofico. La Juve è stata distrutta. Stiamo toccando forse il punto più basso della nostra storia. Mi sento offeso, umiliato, preso in giro. Viviamo in un vortice che sembra un incubo. Come posso darLe risposte elegiache, scontate, sentimentali?" Continua amareggiato: "E' il momento più triste. Senza una testa, con il cuore a pezzi. Siamo una squadretta e ogni volta la squadra avversaria, giocando con noi, sembra il Brasile di Pelé. Come si fa a non essere tristi, sconcertati, sgomenti? Come si fa a parlare serenamente della Juve se non si cerca di uscire dal disastro?"

Addirittura più triste di Calciopoli? "Il momento più triste non è stata la scientifica demolizione della Juve, ma questo. Le voglio dire una cosa su cui immagino non sarà d’accordo. E’ vero: è stata una gigantesca campagna contro di noi. E’ vero: hanno crocifisso Moggi come fosse il Male. E’ vero: la giustizia sportiva si è comportata in modo violento, prepotente, senza dare il diritto di difendersi chi era accusato. Roba da tribunale del popolo, altro che giustizia. Però, guardi, se la Juve fosse stata sanzionata, secondo un illecito sportivo che è altra cosa da un reato, in forme equilibrate, proporzionate, misurate, io avrei accettato un verdetto che avesse la revoca dello scudetto vinto nel campionato contestato (non il ventinovesimo, fuori dall’inchiesta e meritato sul campo), una ragionevole penalizzazione nella serie A. Come per il Milan e la Fiorentina. Invece hanno voluto massacrare la Juventus, schiacciarla, mortificarla, ucciderla con una pena grottesca, assurdamente sproporzionata. Beh, ci sono riusciti. Ma non per il campionato della B, che abbiamo giocato con fierezza. Ma perché il nuovo assetto della Juve, dei suoi vertici, del suo personale tecnico, di quello atletico, di quello medico, infine della sua squadra risulta totalmente inadeguato, mediocre, incompetente. Nessuno, ripeto: nessuno, che oggi abbia responsabilità nella Juve sembra minimamente in grado di gestire i colori, la storia, la tradizione della Juventus. Lo dico con infinita amarezza. Ma è così."

Proviamo ancora a insistere con Calciopoli, ma è un fiume in piena contro questa Juve: "Ripeto: non me la sento di parlare della Juve in astratto, viste le condizioni disperate in cui versiamo. Dobbiamo capire che siamo risaliti dall’abisso della B grazie ad alcuni eroi della vecchia guardia di cui sono orgoglioso di fare i nomi: Buffon, Camoranesi, Nedved, Trezeguet, naturalmente capitan Del Piero. E poi Chiellini e Marchisio (purtroppo non Giovinco) della nuova generazione. Con questa anima, e con Ranieri, siamo arrivati due volti in un più che decente secondo posto e ci siamo onorevolmente battuti nella ritrovata Champions. Dopo di che: nessuno è stato capace di andare per il mondo alla ricerca di talenti che non costassero cifre astronomiche (ricordiamo che Moggi, che nella vulgata oggi passa come il grande corruttore degli arbitri, portò in Italia un certo Ibrahimovic a una cifra più che accettabile: lui lo conosceva, nessun altro in Italia lo conosceva). Abbiamo sbagliato tutte, diconsi tutte le campagne acquisti. L’elenco è da incubo, un branco di mediocri: Grygera, Andrade, Almiron, Tiago, Boumsong, Poulsen, Brazzo, Grosso, Cannavaro, Felipe Melo, Diego. Abbiamo lasciato andar via risorse promettenti o confermate: Nocerino, Zanetti, Marchionni, Criscito. Possiamo dire che gli unici acquisti azzeccati in tre anni sono stati solo tre: Sissoko, Amauri e Iaquinta. Basta. Abbiamo speso un sacco di quattrini inutilmente. Abbiamo fatto gli spilorci per Xabi Alonso e ci siamo ritrovati Poulsen (e non Stankovic, per colpa, devo dirlo, di una tifoseria miope) mentre l’anno dopo sono fioccati i milioni di euro per Melo. Abbiamo cacciato Ranieri per trovarci con Ciro Ferrara, grande bandiera della Juve, ma senza nessun curriculum affidabile. Poi Zaccheroni. E ora? Abbiamo sbagliato preparatori atletici, con tutta evidenza. Abbiamo scoperto solo ora che forse il campo di Vinovo ha un terreno assassino. Mi limito ad un ultimo, eclatante episodio. Mentre nel mercato di gennaio l’Inter ha preso Pandev e la Roma Toni, noi abbiamo preso la punta dell’ultima squadra in classifica, ma non quella che segnava (Maccarone), no: l’altra. Ma vi pare possibile? Vi pare che con tutto questo non dovevamo arrivare alla catastrofe?"
Come se ne esce? "Penso che chi ama la Juve non meriti più un trattamento così. E che per risorgere, dopo aver toccato il fondo, bisogna fare grandi rivoluzioni: nella dirigenza tecnica e amministrativa, nella panchina, nella squadra. Solo così si può tentare di sperare nuovamente di tener testa e fede a una storia gloriosa. Riprendersi la Juve: è un imperativo che non si può eludere. Tornare a essere quel che eravamo. Poi, se volete, parliamo di cose elegiache. Ma solo poi: prima tornare a essere la Juventus."


Pierluigi Battista (Roma, 3 luglio 1955) è un giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano.
Laureato in lettere moderne nel 1978 all'Università La Sapienza di Roma, inizia la sua attività giornalistica nei mensili «MondOperaio» e «Pagina». Poi collabora a L'Espresso.
Nel 1988 inizia a lavorare per il settimanale Epoca e per il mensile Storia Illustrata entrambi diretti da Alberto Statera. Due anni più tardi si trasferisce al quotidiano La Stampa come responsabile della redazione romana ed editorialista.
Nel 1996 accetta la proposta di Giuliano Ferrara ed è suo vice a Panorama. L'anno seguente Ferrara lascia la direzione del settimanale e Battista rientra alla Stampa come editorialista.
Nel 2004 conduce il programma di approfondimento su Rai Uno Batti e Ribatti.
Dal 2005 al marzo 2009 è vicedirettore del Corriere della Sera, con delega per le pagine culturali. Nell'aprile 2009 è tornato a Roma come inviato editorialista del quotidiano di via Solferino. Dall'inizio del 2009 tiene regolarmente una rubrica ("Finale di partita") di attualità e costume sul "Magazine", settimanale del Corriere della Sera. Ha condotto tre edizioni della trasmissione televisiva di La7 Altra Storia.


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