Allegri vuole già la seconda stella! Chiellini: Gara carica di significati.

News, 24 marzo 2012.

Allegri non si accontenta: l'anno prossimo rincorrerà la seconda stella. Seduta tecnico-tattica a Vinovo: tutti abili e arruolati tranne lo squalificato Lichtsteiner. Chiellini: La partita con l'Inter è sempre stata la più attesa e sentita, soprattutto dal 2006, ma quest'anno deve essere la prima pietra verso una rinascita ada alti livelli. Cobolli Gigli: Condivido le tesi che Andrea Agnelli porta avanti su Calciopoli; ma Conte ed Agnelli devono avere più stile Juventus. De Laurentiis: Perché la finale a Roma e non possiamo farla invece a Milano, o a Parigi o a Londra? Nicchi: La tecnologia potrebbe uccidere il calcio.

Allegri vuole la seconda stella - A Massimiliano Allegri non basta rincorrere questo scudetto, pensa già a quello dell'anno prossimo: "Quest'anno siamo andati di nuovo ad un passo dalla finale di Coppa Italia, siamo in testa al campionato dopo aver fatto una lunga rincorsa, non dobbiamo mollare la presa assolutamente, perché quest'anno è un campionato importante, difficile, perché abbiamo una squadra dietro che ha grandi motivazioni e che corre, però noi l'anno prossimo dobbiamo giocare per la seconda stella".
Ci risovviene a quando Jean-Claude Blanc cominciò a sproloquiare di terza stella, e alla Juve non portò davvero bene... perché le stelle non amano essere nominate da chi non brilla di luce propria come loro...

A Vinovo si prepara la sfida all'Inter - Domenica sera a Torino arriva l'Inter per una partita che la Juve vuole assolutamente vincere: non è più solo una questione d'orgoglio, ma anche una questione di precisa richiesta di risultato da parte della mentalità vincente di questa nuova vecchia Juve, che non vuole assolutamente abbandonare il suo sogno nel cassetto; non la partita dell'anno, ma una tappa verso la conquista di titoli. E dunque l'allenamento di ieri a Vinovo, svoltosi a porte chiuse, è stato particolarmente intenso e pregno di contenuti tecnico-tattici. Dopo il riscaldamento, che è consistito in una partitella undici contro undici su campo ridotto, Conte è passato ad affrontare i meccanismi di gioco, la circolazione della palla e i movimenti dei singoli reparti. Ha concluso la seduta una sessione di tiri in porta per attaccanti e centrocampisti. Barzagli si è allenato regolarmente in gruppo per i compagni anche se, data la natura muscolare del guaio che lo ha tenuto per un po' lontano dal campo, lo staff medico è particolarmente prudente e per lui si profila una panchina, per lasciar posto sul terreno alla coppia cha ha giocato contro il Milan, quella costituita da Bonucci e Chiellini. Non ci sarà, sulla fascia destra, Lichtsteiner, squalificato: al suo posto giocherà Martin Caceres; a sinistra De Ceglie, fresco di rinnovo. A centrocampo e in attacco tutti abili e arruolati, per cui sarà Conte a fare le scelte tecniche: al centro del tridente offensivo, accanto all'inamovibile Vucinic, ci sarà probabilmente Matri, che ha superato il lieve fastidio alla schiena che lo aveva mandato martedì in tribuna.

Chiellini: Una partita tradizionalmente sentita, ma che oggi deve diventare la prima pietra della rinascita - Così Giorgio Chiellini, in una lunga intervista a Sky Sport 24, parla della gara di domani sera contro l'Inter: "Soprattutto dal 2006 in poi è sempre stata una partita sentita per tutti i tifosi e di conseguenza questa attesa si percepiva anche in campo, non è mai stata una partita come le altre. Tanti anni, tante sfide, questo clima ci sarà anche domenica. Speriamo che quest'anno sia per noi la prima pietra, un primo passo verso una rinascita ad alti livelli. Nel nostro spogliatoio la gara di domenica ha grande significato, la grande rivale resta l'Inter". Anche se ultimamente si è parlato molto di Juve e Milan, "perché c'è stata la Coppa Italia, c'è stato il campionato e sicuramente c'è una lotta più ravvicinata", la sfida con l'Inter non ha perso la sua atmosfera di tensione, "l'Inter resta sempre la grande rivale. C'è forse meno pressione mediatica su questa partita, però vi posso assicurare che nello spogliatoio, per noi, resta sempre una partita che ha un significato particolare".
Poi Pirlo ha speso tante buone parole per Mirko Vucinic, il talentuoso montenegrino nelle cui prodezze i compagni sperano di trovare il chiavistello per aprire le difese avversarie, e così se lo coccolano: "Mirko è sempre stato il nostro giocatore fuori dagli schemi, perché a parte Andrea, che poi è il fulcro del nostro gioco, l'unico giocatore che riusciva a creare quella superiorità, a saltare l'uomo, a inventare rispetto ad una situazione prevedibile o classica, è stato Mirko. Sicuramente in queste ultime partite... secondo me, dopo i fischi con il Chievo e la difesa a spada tratta di tutti, mister, società, si è sentito ancora di più responsabilizzato. Poi da quel gol di Bologna in poi, non dico che si sia come liberato, ma in queste partite si è visto davvero un giocatore incredibile. Noi lo sapevamo, perché lo vediamo tutti i giorni, ma è un giocatore che può fare la differenza in ogni situazione e ci auguriamo tutti che continui così a giocare bene, a trovare la rete, con più continuità possibile".

Cobolli Gigli: Conte ed Agnelli devono dimostrare più stile Juventus - L'ex presidente bianconero meno amato e più intervistato post-mandato non ha mancato di raccontare a Giovanni Capuano, di Panorama.it, le sue sensazioni alla vigilia di Juve-Inter, quell'Inter che, afferma, considera un'avversaria e non una nemica, anche se "Calciopoli? Impossibile dimenticare e che non pesi". Sa che i giocatori bianconeri, anche se ben pochi di loro hanno vissuto Calciopoli, "sentono molto questa partita", ma pensa che "il tempo cancella le cose e le nuove generazioni sapranno poco o nulla di quello che è successo". E cosa è successo? Così lo spiega Cobolli Gigli: “La Juventus porta avanti tesi che condivido. E’ finita da sola in Calciopoli e in periodi successivi è emerso che non era l’unica e non è stata nemmeno condannata per comportamenti illeciti ma solo per peccati veniali. Vorrei che un giorno qualcuno mi spiegasse perché altre intercettazioni non sono finite nei faldoni dell’inchiesta e quello che dice Palazzi in maniera tardiva è che l’Inter aveva commesso illeciti sportivi sia pure da discutere in un processo. Queste circostanze io non le posso dimenticare e continuo ad avere la curiosità di come mai sono state escluse quelle intercettazioni. Bisognerebbe chiederlo a Narducci e Auricchio e come non posso dimenticarle io non può farlo Agnelli”. Solo che Agnelli non è solo curioso e sorridente come lo è stato Cobolli da presidente, ma agisce con determinazione per recuperare quello che la sua gestione si è lasciata portar via, senza opporre resistenza. Ma di Agnelli e di Conte ciò che non apprezza è proprio la grinta: "L’unico consiglio che darei a Conte, se fossi ancora presidente, è di stare un po’ più tranquillo. Ha un animo così legato al risultato (perché non ama perdere, ndr) che a volte un po’ esagera anche se mi sembra che ultimamente si sia rimesso a soffrire più in silenzio e penso che questo aiuti perché conta molto come stile da Juventus”. Meno male che adesso alla Juve c'è un altro presidente, che con il tecnico e lo staff agisce in perfetta sintonia (mentre in quei tempi bui addirittura lui e Blanc sembrano sempre aver agito l'uno all'insaputa dell'altro, e l'allenatore non parliamone, l'affaire Poulsen-Xabi Alonso è in proposito esemplare). Ma Cobolli continua consigliando moderazione nei toni anche ad Andrea: "Glielo dico come tifoso prima che come ex presidente. C’è stato un momento in cui la Juventus ha usato toni troppo elevati e per me la Juventus rimane la società di Boniperti, dello stile dell’avvocato Agnelli e del dottor Umberto Agnelli. Quella per me è la Juventus. Mi fa piacere che si mantenga su quella linea". Che non è certo la linea smile della sua gestione. C'è un episodio nelle gare tra nerazzurri e bianconeri che ricorda con soddisfazione: "il goal in fuorigioco di Camoranesi a San Siro" (già, quello che permise poi alla Juve di imporsi per 2-1, ndr); e non gli dispiacerebbe se si ripetesse domenica sera perché l'Inter "è l'avversario che mi fa più piacere sconfiggere".

De Laurentiis: Finale a Roma? Non è detto - Aurelio De Laurentiis, da buon uomo di cinema, non smette mai di stupirci con i suoi effetti speciali e i suoi coups de théâtre, come la fuga in motorino dagli studi televisivi di Interactive Group dove era in svolgimento la cerimonia del sorteggio del calendario della serie A. E ieri sera, dai microfoni di Marte Sport Live, ha già lanciato una sua crociata in vista della finale di Coppa Italia, da disputarsi allo Stadio Olimpico di Roma il 20 maggio. De Laurentiis permettendo, s'intende. E ieri sera così so è espresso: "Giocheremo in un grande stadio come l'Olimpico. Vedremo se avrà le caratteristiche per poterci ospitare, da quanto io riesco a capire ci sono pochi posti per una manifestazione che già comincia a far rumore. Si muove un mondo. Dico ai napoletani di stare tranquilli: i biglietti non sono in vendita su alcun sito. Quando saranno disponibili, ve lo dirò personalmente. Bisognerà aspettare almeno il 10 maggio. Le forze dell'Ordine stabiliranno un numero preciso perché giochiamo in una città diversa e probabilmente daranno l'autorizzazione solo a chi ha la Tessera del Tifoso, quindi io per evitare brutte figure invito i tifosi a farsi la Tessera, anche se sono sempre stato contrario. Sarebbe soltanto un modo per definire l'appartenenza, non perdiamoci in queste cose. La finale deve essere una grande festa, ma poiché non siamo a Napoli e giocheremo in una città diversa, dobbiamo stare attenti. Gli organi di Polizia chiederanno una vendita singola e nominale. Noi non ci possiamo sostituire agli organi di Polizia che potrebbero ammettere solo i possessori di Tessera del Tifoso. Mi risulta che tra Napoli e Juventus ce ne siano già 150mila. Ora dicono che si giocherà a Roma, ma potrebbe essere Milano, Parigi o Londra. Alla fine ne parleremo io e Andrea Agnelli dove giocare. Dobbiamo impostare le cose per evitare il bagarinaggio e studieremo qualcosa con Lottomatica. I prezzi non sono stati ancora stabiliti. Lunedì ci incontreremo con la Juve in Lega. Non sappiamo neanche qual è l'impianto. Voglio che sia una festa e non voglio ghettizzare nessun tifoso all'insegna dello sport e dell'amicizia".
La sua speranza finale, passando per Roma o per chissà dove, è comunque quella di approdare alla finale di Pechino: "Per me sarebbe il vero trofeo. Mi piacerebbe essere a Pechino, sono 15 anni che parlo dello sviluppo della Cina. Sarebbe una vera celebrazione, speriamo di potercela fare, altrimenti guarderemo avanti". Vabbè, la Cina la potrebbe celebrare con un bel film...

Nicchi: La tecnologia sarà la fine del calcio - Marcello Nicchi, presidente dell'Aia, da Pescara dove si è recato per i cento anni dell'Aia e per consegnare un riconoscimento agli arbitri della locale sezione, ha parlato delle sempre più frequenti pressioni miranti all'utilizzo della tecnologia per evitare errori arbitrali: "Sono discorsi vecchi e ormai anche un po' retorici. La gente ha capito come stanno le cose. Noi siamo i primi a voler far sì che il nostro calcio vada sempre meglio, e per questo dico che si potrebbe studiare, per esempio, un sistema per vedere meglio sul gol no gol. Ma sappiate che il giorno in cui la tecnologia si sostituirà all'uomo, sarà la fine del calcio. Oggi ci sono due partite di calcio. Quella che si gioca in campo e quella che va in scena in televisione. Noi dalla tv vogliamo prendere la parte buona e vedere e valutare attraverso il mezzo televisivo gli errori degli arbitri, per migliorare". E siccome di miglioramenti in questa stagione calcistica non è che se ne siano visti, è il caso di dire: mentre il medico studia l'ammalato muore; ma non di tecnologia, bensì di consunzione.

 




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28 aprile 2014, ore 20.45

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