Iacovelli: Se Conte avesse saputo, avrebbe fatto un casino. Rieletto il solito Abete.

News, 15 gennaio 2013.

Iacovelli: I giocatori parlavano di combines nelle cene, non davanti al mister; sia Conte che Ventura, se fossero venuti a sapere quello che stavano facendo, avrebbero fatto un casino della madonna. Iacovelli ha raccontato anche di Inter-Atalanta e Palermo-Bari. Mutti: Impossibile per l'allenatore accorgersi di certe 'operazioni' e di certi accordi. Rieletto il solito Abete: era candidato unico. Abete ha ottenuto il 93,34% dei voti; tutta la serie A con lui; soddisfatti Lotito e De Laurentiis, Marotta preoccupato per la situazione in Lega. Abete: Campionato interessante per tutti salvo per quelli che sperano di prendere il largo il prima possibile. Bonucci: Il 5 maggio 2002, dopo la partita, che festa per le strade di Viterbo! Juve-Udinese senza squalificati.


Iacovelli: Conte non sapeva, altrimenti avrebbe fatto un casino della Madonna - Angelo Iacovelli, l'ausiliario ospedaliero ex factotum del Bari, coinvolto in Scommessopoli, è intervenuto in collegamento telefonico ad Antenna 3. Ci ha tenuto anzitutto a chiarire il suo ruolo, una posizione scomoda che, dice, lo imbarazza anche in campo lavorativo: "Non sono un malavitoso. Non ho mai assistito ad incontri, io eseguivo solo gli ordini che mi davano. Mi contattavano, mi dicevano 'arriva questo tizio a Bari, mettiti a sua disposizione'. Sapevano che ero il factotum e mi avvicinavano per arrivare ai giocatori. Ho sempre detto che io potevo solo mettere in contatto, poi in campo scendevano loro. C’erano persone che mi avvicinavano perché volevano comprare le partite ma io non ho mai scommesso una partita del Bari. Non ho mai scommesso per conto dei giocatori. Non me lo hanno mai chiesto e non l’ho mai fatto".
Si è parlato in particolare di Salernitana-Bari: "Prima non si era ancora deciso niente. I giocatori discutevano tra di loro. Ognuno diceva la sua. Poi si son messi d'accordo tra di loro. Qualcuno della Salernitana avrà parlato. Si sono messi d'accordo sulla somma. E a quel punto sono intervenuto io. Loro sapevano che si potevano fidare. Se non ricordo male per quella partita giravano 150.000 euro da dividere tra di loro. Quello che ho letto sui giornali e sentito in televisione, voglio specificare che non ho mai preso un centesimo e non ho mai diviso i soldi con nessuno. Hanno fatto tutto loro. Non so cosa è accaduto subito dopo Salernitana-Bari perché non ero a Salerno. Non ero nemmeno presente alla spartizione dei soldi. Il Bari era già in serie A. La Salernitana si doveva salvare. Probabile che sia stato qualcuno della Salernitana a proporlo".
E naturalmente a questo punto il focus della conversazione si sposta su Antonio Conte che Iacovelli scagiona decisamente: "Io ho partecipato a molti allenamenti di Conte. Lo stimo tantissimo. Di sicuro lui non sapeva niente di questa cosa. Ha sempre chiesto il massimo dai ragazzi. Si incazzava molto con loro quando perdevano. L’ho saputo io perché ero molto vicino ma nessuno aveva il coraggio di parlare col mister di questo sapendo che persona è. Nessuno ha avuto il coraggio di dirgli ‘Ci stiamo vendendo la partita’. Sono stato a molte cene con loro, ne parlavano lì. Altre volte uscendo dal tunnel che portava in campo. Ma soprattutto a cena. Alcuni giocatori sono rimasti fuori dallo scandalo. Non tutti erano partecipi. I nomi più o meno sono quelli che sono usciti, tipo Almiron, Barreto, Gazzi, Ranocchia non volevano fare parte della combine. Ranocchia non doveva neppure giocare in Salernitana-Bari. Era un ragazzino. Non sapeva neppure cosa succedeva nello spogliatoio. I soldi che avrebbe dovuto prendere dalla combine li dovevano dare a me, ma io non li ho mai presi. Ma sicuramente il mister era all'oscuro di tutto. Quello che ha raccontato Kutuzov non lo so, ma quello che di persona ho vissuto è che il mister secondo me era estraneo a questi fatti. Ho visto allenamenti di Conte anche a Siena e quello che faceva lì, urlando ai giocatori, lo faceva anche a Bari”.
Ha parlato anche di Stellini e del suo rapporto con Conte: "Stellini era il vicecapitano del Bari, era considerato dai compagni anche più del capitano Gillet, era uomo di spogliatoio, tutti si affidavano a lui e aveva un ottimo rapporto con Conte perché era sempre l'ultimo ad uscire dal campo, se lo sarà portato a Siena e a Torino per questi motivi. Anche a Siena Stellini era molto amico dei calciatori, ma non so se sapeva e voleva tenere nascosta la cosa al mister. Quello che io ho visto è che Conte non c’entra nulla. Poi io non posso sapere se sapeva. Di queste cose posso mettere le mani sul fuoco, che non hanno parlato mai davanti a Conte ma solo tra di loro. Ma so anche che se Conte e anche Ventura fossero venuti a sapere cosa stavano facendo avrebbero fatto un casino della Madonna, sono persone che masticano calcio da tanti anni e avrebbero fatto un casino".
Ma chi c'era in testa all'organizzazione? “L’organizzazione? In testa si chiama Masiello… - ha detto - Gli amici ristretti erano Esposito, Stellini e gente che è andata via da Bari e coi quali tuttora mi sento ancora al telefono”.
E Carobbio? "Non sapevo che Carobbio combinasse partite. L’ho incontrato perché sono andato a Siena, abbiamo cenato insieme e abbiamo parlato tanto. Mi disse che un amico voleva parlare con Andrea Masiello e mi chiese di metterlo in contatto, mi disse che mi avrebbe fatto chiamare. Ecco come è avvenuto l'incontro con Gegic. E' partito tutto da Carobbio".

Iacovelli su Inter-Atalanta e Palermo-Bari - Angelo Iacovelli, nel suo intervento telefonico ad Antenna 3 ha parlato anche di altre due gare, Inter-Atalanta e Palermo-Bari. Di Inter-Atalanta 4-3 del 31 maggio 2009 dice: "Sentendo parlare loro, ho fatto una deduzione. Ci ho giocato anch'io. Avevo sentito che varie partite si combinavano. Come potevano sapere a Bari che Inter-Atalanta sarebbe finita over? Non lo so. Però pensavo che tra le loro amicizie le cose se le sarebbero dette". Ricordiamo che di questa partita già sappiamo che, come scrive il duo Foschini-Mensurati su Repubblica del 16.10.2012, nel verbale di Iacovelli si leggeva: "Dopo la partita con la Salernitana, non so da chi, ma arrivò la dritta di scommettere forte sull’over dell’ultima giornata di campionato tra Inter e Atalanta. Giocammo e vincemmo”. E gli stessi Foschini e Mensurati il 12 gennaio scorso ('Accuse anche a Ventura: "Ordinò di perdere"') riportano, dal verbale dell'interrogatorio di Iacovelli del 21.09.2012: «"E poi c’era una partita di serie A…». Quale? «Inter Atalanta. Era sicuro l’over». La partita effettivamente finì 4-3. «All’inizio avevano le facce che arrivavano giù, poi i risultati cambiarono e cominciarono a tirarsi su, a ridere, scherzare, si stappava champagne. Poi sicuramente sapevano che avevano fatto una grossa vincita…. Io non so come lo facevano a sapere: però le loro amicizie ce le avevano dappertutto…”.
Su Palermo-Bari: "Se andava in porto quella partita avrei preso 50mila euro… Su quella partita il signor Masiello non voleva dividere i 250mila con gli altri e mi disse di dire ai signori di dare solo 150mila e gli altri 100mila li avremmo divisi io e lui. Non ho preso mai un centesimo, solo mance dai giocatori".

Bortolo Mutti: Impossibile per l'allenatore accorgersi - Bortolo Mutti allenò il Bari nell'ultima parte della stagione 2010-2011, subentrando il 10 febbraio all'esonerato Ventura, col Bari ultimo in classifica e che sarebbe poi retrocesso. Per il calcioscommesse ha subito una squalifica di 4 mesi soprattutto per un vizio formale, si potrebbe dire: in quel periodo la squadra subì violenze e pressioni da parte di ultras, episodi che Mutti denunciò, ma non alla Procura Federale, bensì alla Digos; e per Palazzi scattò l'omessa denuncia.
Anche Mutti è intervenuto ieri sera in collegamento telefonico con Antenna 3. Di lui poco prima Iacovelli disse di non poter dire nulla perché lo aveva conosciuto pochissimo, dato il breve tempo da lui passato con la squadra. A Mutti è stato chiesto non solo se si fosse accorto di alcunché, ma anche quante probabilità abbia un allenatore di avvertire certe situazioni anomale. E Mutti lo ha recisamente negato: "Ma assolutamente non ti rendi conto di come un giocatore o un paio di giocatori portino avanti degli accordi o una loro situazione in maniera solitaria, tra di loro; la cosa non è facile nemmeno per gli stessi compagni, nemmeno per loro è facile riuscire ad isolare ed arginare certe operazioni che penalizzano tutta la squadra, l'allenatore e la società. Se si sapessero le cose, si interverrebbe prima e si agirebbe di conseguenza. Quanto a me, io sono arrivato a febbraio e sono stato due mesi e mezzo, in una situazione di lavoro, in una situazione di grande precarietà e instabilità, in un ambiente incattivito e aggressivo verso la squadra ultima in classifica: non ero davvero in grado di farmi un'idea. Noi sapevamo solo del fatto di quelle minacce, di quei ragazzi che minacciarono i giocatori, quella è cosa risaputa. Ma tutte le cose che sono successe sono successe per dei legami, che sono usciti, di questi ragazzi che hanno voluto lucrare su situazioni stupide e purtroppo hanno penalizzato la società, altri giocatori loro compagni, e anche i tecnici, anche se questo nessuno lo dice. Sono situazioni che si sono intrufolate in un ambiente in maniera leggera e poi si sono radicate e questi ragazzi le hanno gestite in maniera malavitosa, perché vendere una partita e fare guadagni illeciti lo ritengo un atto malavitoso. Purtroppo è successo a Bari, che non è il male del calcio. Speriamo che questa situazione sia stata sradicata completamente ma, come in altri posti, bisogna intervenire duramente".

Abete rieletto - Non è in realtà una vera notizia, era già risaputo che Abete sarebbe stato il nuovo vecchio presidente federale, era l'unico candidato che questo misero calcio italiano aveva saputo produrre. E Abete, una volta espletata la formalità pleonastica del voto, così si è rivolto all'Assemblea Elettiva: "Conosciamo i nostri problemi, non siamo irresponsabili, ma il calcio non è il terminale di tutti i mali del Paese: non sono i presidenti a incidere sull'indebitamento del Pese, non lo dimentichiamo. Siamo al quarto posto nel ranking Fifa, siamo tra le migliori otto squadre europee con la Nazionale under 21, siamo sul podio mondiale del Futsal e abbiamo un milione e 400 mila tesserati, un terzo del numero totale dello sport italiano: dobbiamo accettare le critiche ed essere consapevoli delle nostre problematiche, ma anche rifiutare le generalizzazioni e la cultura della diffamazione a ogni costo. Il calcio riceve un contributo di 64 milioni ogni anno, soldi che destiniamo all'attività dilettantistica, all'attività giovanile, al funzionamento dei diversi settori e del mondo arbitrale: le società professionistiche non ricevono un euro, ma versano allo Stato italiano 900milioni di sole imposte. Ecco, quando si critica il calcio bisogna ricordare alcuni punti fondamentali, chi siamo e cosa rappresentiamo. Noi dobbiamo crescere, ma anche il Paese lo deve fare. Il nostro modo di operare non sarà condizionato dai gruppi di potere e di pressione. Siamo e vogliamo rimanere uomini liberi Non dobbiamo commettere l'errore di ritenere il calcio come il responsabile di tutti i mali del Paese. Abbiamo tenuto unito questo mondo nonostante un fardello di venti mesi di calcioscommesse, destinato ad aumentare". Un ringraziamento lo ha rivolto a Prandelli "per quello che ha dato e sta dando al calcio italiano, non solo sul versante dei risultati sportivi, ma anche su quello dei valori che siamo riusciti ad esprime in questi anni". E al Parlamento ha chiesto "di stare vicino al mondo dello sport e del calcio, con la legge sugli stadi (non abbiamo chiesto un euro, ma procedure più snelle) e con nuovi e maggiori provvedimenti sanzionatori sul versante penale per la frode sportiva".
Ma giura che sarà il suo ultimo mandato: "Sarà il mio ultimo mandato. Concluso questo, non mi ricandiderò, perché credo nel ricambio generazionale. Dalla prossima assemblea statutaria, chiederò inoltre che venga messo il limite di due mandati per ogni singolo presidente".
Insomma, sarà il vecchio presidente, oltre al nome non cambia nemmeno la sostanza, quello che vanta i successi conseguiti sportivi conseguiti da altri, e per i quali lui non ha meriti, sottacendo invece accuratamente i disastri insiti nella sua gestione, come l'aver perso per ben due volte la possibilità di organizzare gli Europei, l'essersi dichiarato incompetente su Calciopoli e avendo così attirato sulla Federazione una causa risarcitoria da parte della Juventus per 444 milioni di euro (che forse hanno contribuito a spaventare e dissuadere eventuali pretendenti al trono), l'aver trasformato Scommessopoli, un intrigo tra mele marce del calcio e criminalità organizzata internazionale in una corsa al pentitismo e all'omessa denuncia, con i vari gradi di giustizia sportiva precipitati nel marasma più totale e un Procuratore Federale che deferisce a puntate.

L'elezione di Abete - Giancarlo Abete è stato rieletto con 256 voti sui 288 totali dell'assemblea riunita al Marriot Park Hotel di Roma, con una percentuale anomala in una democrazia, il 94,34% dei voti: percentuale che però si spiega col fatto che fosse l'unico candidato. Per la serie A erano presenti 18 club su 20 (assenti Catania e Chievo): tutti i 18 presenti hanno votato per Abete, anche le tre che si diceva fossero inizialmente ostili: Juventus, Lazio e Napoli.
Maurizio Beretta, il tuttora presidente della Lega di serie A, nel suo intervento di bentornato ha promesso ma anche chiesto: "Al presidente Giancarlo Abete consegniamo la forte volontà e disponibilità da parte dei club a un rapporto sempre più stretto con la Nazionale - ha detto - l'impegno dei club nei confronti della Nazionale è convinto e questo può essere l'emblema di una forte coesione che speriamo sia possibile nei prossimi anni. La riforma della giustizia sportiva è necessaria. Bisogna affrontare alcuni punti sensibili: la terzietà degli organi giudicanti, la specializzazione dei giudici e le garanzie della difesa. E poi il tema della responsabilità oggettiva e l'omessa denuncia: le sanzioni attuali non tengono conto dei meccanismi creatisi. È impensabile che i presidenti inibiti non possano partecipare alle Assemblee di Lega".
Soddisfatto il presidente della Lazio Claudio Lotito: "Abete è la continuità nell'ottica del rinnovamento. Oggi si sono create le condizioni e innescate dinamiche che possono portare delle novità".
Questo il plauso convinto del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis: "Sono contentissimo della conferma di Abete, è una persona pacata, preparata, molto colta, che ci aiuterà a modificare tutte le cose che non sono state modificate in questi anni. È dal '96 che i club sono Spa con finalità lucrative ed è chiaro che bisogna dar seguito alla riforma della giustizia sportiva, alla legge sugli stadi, a cambiare il rapporto con le tifoserie, a cambiare la legge 91 del 1981. C'è tutto questo sul tavolo e Abete è la persona più giusta per condurre un'orchestra dove spesso tanti elementi stridono e non vanno insieme. La presidenza della Lega? La Lega è giovane, ha solo due anni, la situazione è in fieri. Si parla solo del presidente, ma in realtà bisogna concentrarsi anche su altri ruoli. Ad esempio, chi si occupa del mercato dei diritti televisivi all'estero? Bisogna convincersi che la Lega è la confindustria del calcio, dove ci sono solo 20 società e non essere cani e gatti ma imprenditori che guardano al mondo dell'impresa e che hanno la responsabilità di lavorare con lo sport più amato dagli italiani". Per quanto riguarda la guida della Lega De Laurentiis precisa: "Ci sono quattro aree da coprire e ci vorrebbero più personaggi e poi un presidente onorario, nominale, e cambiarlo ogni sei mesi".
Per Giuseppe Marotta la guida della Lega è questione fondamentale: "La mancata elezione del presidente della Lega è una nota dolente, un sintomo di irresponsabilità e di immaturità. In Lega c'è insofferenza, non trovare un presidente denota mancanza di coscienza. Il calcio va riformato e la Juventus è per il rinnovamento".
Più ottimista l'ad della Roma Claudio Fenucci: "Caos non è la parola giusta, c'è dialettica interna alla Lega tra chi voleva il rinnovamento attraverso un candidato giovane con esperienza nei diritti tv ed altri che non erano d'accordo".

Abete: Qualcuno sperava di aver preso il largo in campionato - In prima serata poi Abete ha rilasciato un'intervista a Paolo Assogna, per Sky Sport 24. Il discorso si è svolto secondo i normali monotoni canoni, con la replica delle consuete filastrocche su stadi e giustizia sportiva: "C'è grande soddisfazione perché riuscire a tenere unito il mondo del calcio è un fatto importante, l'unità non deve andare naturalmente a discapito della dialettica e della pluralità degli interessi e dei valori che sono rappresentati; però, a scrutinio segreto, avere un consenso ampio come quello avuto è un motivo di grande soddisfazione per me come dirigente sportivo. Per quanto riguarda la legge sugli stadi cercheremo di rappresentare al mondo politico che il costo per la comunità è pari a zero perché attivare un percorso di costruzione o di ristrutturazione degli stadi determina soltanto sviluppo, opportunità di lavoro e capacità competitiva maggiore per il sistema calcio, comunque lo sport rappresenta anche una parte importante del prodotto interno lordo del nostro Paese, cercando di approfondire ulteriormente quelle che sono le garanzie acciocché queste nuove costruzioni, infrastrutture e ristrutturazioni non determinino rotture degli equilibri ambientali; già nel progetto di legge che poi non è stato approvato era previsto naturalmente che a valle della conferenza dei servizi ci fosse il parere conclusivo del Ministero dei Beni culturali, quindi a nostro avviso esistevano tutte le condizioni di garanzia perché queste nuove iniziative non determinassero problematiche sul versante ambientale". Sulla riforma della giustizia sportiva, con particolare riferimento alla responsabilità oggettiva: "Abbiamo da 20 mesi la realtà delle scommesse che ci sta accompagnando; i primi arresti furono del 1° giugno 201, siamo nel 2013 e ancora ci sono inchieste chiuse che determineranno procedimenti e nel contempo ci sono richieste di avere ulteriore allungamento di termini da parte della Procura della Repubblica di Cremona, quindi stiamo ancora nel pieno dell'attività investigativa da parte della magistratura. Per quanto riguarda la responsabilità oggettiva verrà ridisegnata una situazione che tenga conto di due fattori che tra di loro si devono bilanciare, e cioè la permanenza del principio, perché questo principio è sancito nel codice di giustizia della Fifa e della Uefa ed è un principio fondamentale del Coni che vale per tutte le federazioni sportive, e nel contempo un sistema di attenuanti e di esimenti, di 231 applicata a queste fattispecie che faccia sì che effettivamente vengano penalizzate quelle società che non hanno creato le condizioni perché questo non avvenisse. Questo avviene già, di fatto, per i fatti di violenza, la stessa cosa dovrà accedere per l'area delle frodi sportive e delle scommesse".
Ma in cauda venenum: "E' un campionato interessante per tutti ovviamente per tutti salvo che per quelli che sperano di prendere il largo il prima possibile e quindi di poter avere l'ottimale concentrazione per le partite di Coppa, un campionato aperto è un patrimonio di interesse dell'intero mondo del calcio; mi sembra che il campionato sia molto aperto, abbiamo cinque squadre nelle coppe internazionali. Il calcio è bello perché non propone schemi bloccati. Il bello del calcio, fermo restando che tutti quanti noi di fare previsioni e di fare in qualche modo il tifo, dobbiamo renderci conto che il calcio ci presenta scenari completamente nuovi da un momento all'altro, quindi abbiamo un campionato italiano molto aperto, mentre altri campionati (porta l'esempio della Spagna, ndr) stanno già segnando il passo in termini di distanze tra i grandi club".

Bonucci: la partita del cuore è il 5 maggio - Leonardo Bonucci, ospite di Mondo Gol su Sky Sport 1, così si è raccontato a Marco Cattaneo e Riccardo Trevisani: "Ho iniziato a fare il difensore a 18 anni, quindi non è che sono un difensore nato, ero centrocampista. Giocavo davanti alla difesa, non ero sicuramente uno alla Pirlo, perché comunque sia Andrea è unico. Però cercavo di giocare la palla. Poi mister Carlo Perrone nella Berretti della Viterbese mi ha fatto esordire in difesa. Poi da lì sono passato all'Inter e poi tutta la trafila...".
Difesa a 3 o difesa a 4? "Diciamo che ho sempre giocato a quattro fino a marzo scorso e mi sono sempre trovato bene. Poi l'anno al Bari con Ventura, dove non si buttava via una palla, mi sono trovato benissimo; credo che questo mi abbia permesso di arrivare alla Juventus e di mettermi in mostra soprattutto in questo modulo, che mi permette di giocare come mi piace. Se adesso sono protagonista in questa difesa a 3 i meriti sono del mister perché ha saputo sfruttare le mie caratteristiche come quelle di tutta la rosa della Juventus, giocando con il modulo 3-5-2 che ci ha permesso comunque di essere molto aggressivi e ci ha permesso di creare tanto in fase offensiva".
La partita del cuore? "Udinese-Juventus del 5 maggio 2002 perché io ero a casa a vedere questa partita su una televisione e mio fratello e mio padre a vedere Lazio-Inter su un'altra, perché loro interisti e io juventino. Quindi c'era questo scontro al vertice... Al goal di Poborsky ho esultato come un pazzo e anche dopo per le piazze di Viterbo".
Lo Scudetto? "Dobbiamo vincerlo anche quest'anno!"
Napoli e Lazio non fanno paura? "Paura no, rispetto sì, ma paura no!"

Juve-Udinese senza squalificati - Dal Giudice Sportivo buone notizie per la Juventus (ma anche per l'Udinese, la sua prossima avversaria). Nessun giocatore delle due formazioni è stato squalificato.
Salteranno il prossimo turno i due espulsi di giornata: Seymour (rosso diretto per essersi reso responsabile di un fallo grave di giuoco) e Carmona (doppio giallo); ma anche altri 6 giocatori già in diffida e nuovamente ammoniti: Bianchi (Torino), Barreto (Palermo), Bostjan Cesar (Chievo Verona), Legrottaglie (Catania) Pisano (Genoa) e Raimondi (Atalanta).
Le proteste dell'Atalanta per l'arbitraggio di Peruzzo nella gara contro la Lazio hanno fruttato un'ammonizione con diffida al direttore generale degli orobici, Pierpaolo Marino, per avere, al termine della gara, al rientro negli spogliatoi, contestato l'operato arbitrale rivolgendo al Direttore di gara espressioni irrispettose, e un ammonizione con diffida più un'ammenda di 3.000 euro all'allenatore Stefano Colantuono per avere, al termine della gara, sul terreno di giuoco, rivolto all'Arbitro un ironico apprezzamento. Ammoniti con diffida anche il preparatore atletico Roberto De Bellis e il preparatore dei portieri Enzo Biato, entrambi del Catania, per avere, al 18' del secondo tempo, contestato platealmente l'operato arbitrale, infrazione rilevata dal Quarto Ufficiale; ammonizione con diffida, infine, anche per il viceallenatore del Torino Salvatore Sullo, per avere, al 45' del secondo tempo, contestato platealmente l'operato arbitrale, uscendo dall'area tecnica.
Tre club sono state multate di 2.000 euro: Bologna (per avere suoi sostenitori, al 13' del primo tempo, lanciato un bengala nel recinto di giuoco), Cagliari (per avere suoi sostenitori, al 1' del primo tempo, lanciato un petardo nel recinto di giuoco) e Catania (per avere omesso di impedire l'ingresso e la permanenza nel recinto di giuoco, dal 30° del secondo tempo al termine della gara, di una ventina di persone non autorizzate).


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28 aprile 2014, ore 20.45

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