In Lega resta Beretta. Agnelli non ci sta: Poltrone in cambio di consensi.

News, 19 gennaio 2013.

E alla fine, caduti come mosche tutti i candidati, sulla poltronissima della Lega resta Beretta: Milan, Lazio, Napoli sconfiggono Juventus, Inter, Roma e Fiorentina, che escono tutte dal Consiglio di Lega. Agnelli: Io non ci sto, la Juventus non ci sta, questo governo della Lega è stato costruito su dinamiche figlie di un continuo mercanteggiare, scambiando le poltrone per ottenere il consenso. Beretta: Il ritorno di Galliani ai vertici della Lega è un segnale formidabile. Le considerazioni di tre dirigenti dei club 'sconfitti': Claudio Fenucci, Edoardo Garrone e Angelomario Moratti. Le considerazioni di alcuni dirigenti dei club 'vittoriosi': De Laurentiis, Galliani, Lotito, Marino e Preziosi. Conte convoca 23 giocatori. Non recuperano Marchisio, Pirlo e Quagliarella, dentro cinque 'Primavera'.



Elezione del presidente di Lega: a Beretta succede... Beretta - Un mondo immobile e pietrificato: questo il ritratto del mondo del calcio italiano uscito ieri dalla riunione in cui doveva essere eletto il nuovo presidente federale... Sì.. nuovo... anzi no: meglio l'usato sicuro come consiglia sempre Petrucci. E allora avanti con Beretta, e pazienza se ciò ha causato una spaccatura in un mondo già diviso da interessi diversi, da polemiche e rivalità, da disparità di trattamento e quant'altro.
E così alla sesta votazione è stato finalmente raggiunto il quorum necessario, 14 voti.
Presidente è stato eletto Maurizio Beretta; Vice presidente: Adriano Galliani (Milan); Consiglieri Federali in rappresentanza della Lega di serie A: Claudio Lotito (Lazio) e Antonino Pulvirenti (Catania); Consiglieri di Lega: Urbano Cairo (Torino), Massimo Cellino (Cagliari), Aurelio De Laurentiis (Napoli), Tommaso Ghirardi (Parma), Albano Guaraldi (Bologna), Pietro Lo Monaco (Palermo), Antonio Percassi (Atalanta), Gino Pozzo (Udinese), Enrico Preziosi (Genoa).
Fa davvero un effetto strano non vedere nessun rappresentante di società come Juve, Inter, Roma, Fiorentina, che, assieme a Sampdoria e Pescara, hanno votato contro la conferma di Beretta, voluto fortemente sin dall'inizio dall'amico Claudio Lotito.
Caduta la candidatura di Abodi (che è stato rieletto presidente della Lega cadetta), contrastato sin dall'inizio da Lotito perché il manager che veniva dalla B proponeva il rinnovamento, ieri è tramontata anche la candidatura di Marco Brunelli, direttore generale della Lega stessa, perché i tre club che proponevano la riconferma di Beretta, pluridimissionario mai dismesso, e cioè Lazio, Milan e Napoli, sono riusciti ad attirare il consenso di altre 11 società mediopiccole e alle quattro grandi che spingevano per un rinnovamento (Juve, Inter, Roma e Fiorentina) è rimasto solo l'appoggio di Sampdoria e Pescara.
Così ancora una volta la voglia, e soprattutto il bisogno e l'urgenza di un profondo rinnovamento in grado di restituite al nostro calcio credibilità e risorse sono stati mortificati da una tendenza gattopardescamente conservatrice, in una logica di spartizione di poltrone, la logica più vecchia e inefficiente che si conosca. E nemmeno la spaccatura creatasi aiuterà a sanare i guasti e a costruire il futuro.

Andrea Agnelli molto critico e irritato: Non è corretto che ci si incomincino a scambiare le varie poltrone per arrivare al consenso - "La buona notizia - ha commentato Andrea Agnelli dopo l'elezione - è che la Lega è riuscita a darsi un governo e questo, visto che non siamo riusciti negli ultimi mesi, è sicuramente un passo avanti. La cattiva notizia è che devo dire che questo governo rappresenta il 30% del calcio italiano e quindi, nel rappresentarlo appieno, avrà sicuramente delle difficoltà. Abbiamo inoltre un esordio assoluto, del presidente Pulvirenti, in Consiglio Federale, un Consiglio estremamente delicato, che dovrà andare a toccare il quadro normativo e regolamentatorio del calcio professionistico ed è un esordio sicuramente importante perché sono dieci anni che manca qui in Lega. La Juventus è fuori per le dinamiche in cui si è costruito questo Consiglio, in cui si è costruito questo governo, dinamiche che sono state figlie di un continuo mercanteggiare su posizione. E devo dire che da questo punto di vista la Juventus non ci sta; la Juventus non ritiene corretto che nella formazione del governo del calcio ci si incomincino a scambiare le varie poltrone per arrivare al consenso. Io credo che il governo del calcio, come il governo di qualsiasi impresa, debba essere svolto ed esercitato dalle giuste competenze e dalle giuste rappresentanze. Era una conclusione che ci si poteva attendere, alla quale la Juventus ha dubito espresso parere negativo. E io sarò curioso di vedere la presidenza Beretta, che è stata una presidenza part-time fino ad oggi continuerà ad essere una presidenza part time, immagino, a meno che il presidente Beretta non ci smentisca. Dovrà invece dimostrare tutta la sua capacità, tutto il suo operato, quello che non siamo stati in grado di fare negli ultimi mesi l'auspicio è che questo nuovo governo riesca a svolgerlo. Non è un calcio vecchio, è un figlio del nostro paese, figlio di dinamiche tipiche del nostro paese, cui io non ci voglio stare, la Juventus non ci vuole stare".

Beretta plaude al ritorno di Galliani alle posizioni di vertice - Maurizio Beretta così ha salutato la sua rielezione: "Oggi mi è stato chiesto di continuare il mio lavoro. E' un segnale formidabile il ritorno di Adriano Galliani ai vertici della Lega. Oggi ha prevalso la necessità di arrivare con un assetto perfezionato all'insediamento del Consiglio Federale, per non ripetere l'esperienza dello scorso quadriennio quando non eravamo arrivati in tempo. E' stato un confronto di democrazia, ma il lavoro che si vuole fare sarà nell'interesse di tutte e 20 le società e non solo di quelle che ci hanno votato. Oggi evidentemente c'era la necessità di arrivare a una soluzione che fosse, come dire, perfetta dal punto di vista statutario, una soluzione che consentisse di partecipare, diciamo, ai lavori del Consiglio Federale e la spiegazione è che oggi questa era probabilmente l'unica soluzione percorribile. I mandati sono per definizione, definizione sui.. ma è inutile, come dire, ipotecare il lungo termine. Adesso dobbiamo concentrarci sul lavoro di questi mesi, concentrarci sull'idea di affermare un ruolo propositivo importante della Lega di A dentro il Consiglio Federale e contestualmente avviare tutta una serie di innovazioni e di implementazioni che sono richieste in realtà da tutte le società. Abbiamo appena parlato con Abete, il 22 saranno convocate le componenti del Consiglio Federale, in quell'occasione metteremo sul tappeto i vari temi e soprattutto quello di un maggior peso della nostra Lega".

I vinti: Fenucci, Moratti e Garrone - Tre dei rappresentanti dei club 'perdenti' hanno espresso le loro considerazioni all'uscita dalla Lega dopo l'elezione.
Claudio Fenucci, amministratore delegato della Roma 'americana' è sulla stessa linea di Agnelli: si è operato con la vecchia logica spartitoria. "Noi avevamo fatto - ha dichiarato - una proposta di rinnovamento per avere un calcio più efficiente, organizzato, che portasse all'interno della Federazione Calcio una proposta nuova e questa condivisione di progetto, intorno ad una persona nel passato, ma che anche oggi, non c'è stata... Hanno prevalso logiche diverse, di spartizione anche di cariche e qui noi non ci riconosciamo, per cui non siamo presenti nel Consiglio insieme a squadre che rappresentano con noi gran parte del calcio italiano. Mi resta difficile vedere uno sviluppo moderno del nostro calcio senza Inter, Juventus, Roma, Fiorentina".
Ugualmente deluso il rappresentante dell'Inter, il vicepresidente Angelomario Moratti (figlio di Massimo Moratti): "E' chiaro che oggi si è deciso di sposare ancora la vecchia mentalità. Tre delle quatto società più importanti d'Italia in questo momento sono fuori dal Consiglio, quindi questo è un pericolo per la crescita. Con la conferma di Beretta noi ci auguriamo che si facciano le riforme che devono essere fatte. Stiamo lì e aspettiamo".
Un po più ottimista il vicepresidente vicario della Sampdoria Edoardo Garrone: "Io sono fiducioso sul fatto che chi ha la responsabilità di governare questa Lega lo faccia nell'interesse di tutti, chi viene rappresentato in Consiglio lavora nell'interesse della Lega".

I vincitori: Lotito, Galliani, De Laurentiis, Preziosi, Marino - Esultano i vincitori, sia i tre promotori del ribaltone che quanti si sono attaccati al loro carro (con relative poltrone)-
Claudio Lotito: a lui spetta senz'altro il titolo di vincitore assoluto. La sua intransigente insistenza ha portato allo sgretolamento di qualsiasi altra candidatura. I vari Abodi, Simonelli, Brunelli, ecc. sono caduti come mosche, uno dietro l'altro. Ed è rimasto solo il fido 'dimmi Claudio', col suo corredo di anticaglie e poltrone tarlate. E ribadisce la bontà della scelta operata: "Io ritengo che la necessità di cambiare Beretta non ci fosse. Sostengo Beretta da sempre. Ritengo che la politica della Lega abbia bisogno di una riforma strutturale perché tutto il sistema calcio ruota attorno a noi, e Beretta è l'unica persona in grado di realizzare queste riforme: rappresenta l'innovazione nella continuazione. Atteso che Beretta ha svolto bene il suo compito, e aggiungo che aveva creato anche le condizioni per avere un'assonanza e un'unità di intenti con le altre componenti del sistema calcio (mi riferisco alla Lega pro e alla Lega Dilettanti), quindi sarebbe stato un errore interrompere questo percorso perché avremmo buttato all'aria tutto un lavoro fatto in tre anni da parte del presidente. Abodi non aveva lo standing adatto per continuare il percorso che in questi mesi avevamo iniziato. Comunque cambiare non significa ghettizzare, ma rendere partecipi tutti".
Adriano Galliani
è riuscito a risalire in vetta, e solo questo ormai conta per lui (oltre al gola di Muntari, s'intende): "Siamo una Lega che tutela le minoranze come nessuno, quindi mi sembra inutile ogni polemica sull'esclusione di Juve, Inter e Roma dal Consiglio. Ogni delibera in Lega Calcio deve essere approvata con la maggioranza dei due terzi e anche l'elezione del presidente necessitava del 66% dei consensi. Trovo che sia stato miracoloso aver trovato 14 voti favorevoli su 20 più che preoccuparmi per i sei voti che mancano. Del resto l'Assemblea conta più del Consiglio ed è lì che si decidono i destini del calcio".
Aurelio De Laurentiis:
"E' bello l'atteggiamento di alcuni club che avevano scelto il loro candidato e che ora è stato confermato. La Lega sta facendo passi da gigante per staccarsi da un passato dove c'era una commistione tra Lega e Federcalcio. Ogni volta che in questo Paese tremendo si cerca l'innovazione, tutto ciò semina il panico, perché questo è un Paese che non vuole innovare, questo è un Paese che se non hai 80 anni non puoi parlare". Parlare di innovazione con l'eterno Beretta e le altrettante logiche spartitorie per poltronissimi sembra davvero un controsenso. E non risulta che i vari Abodi, Simonelli e Brunelli fossero ottantenni.
Enrico Preziosi: "Si voleva uscire con un consenso generale, ma la posizione di queste società è una posizione dove non vedevano la presidenza di Beretta, per cui... altre 14 vedevano questa opportunità come una continuazione di un progetto ed è un peccato che non si sia trovato l'accordo".
Pierpaolo Marino
, direttore generale dell'Atalanta: "Ora dobbiamo pensare al bene della Lega, alle riforme che ci sono da fare e in questo senso Beretta sicuramente lavorerà bene con un Consiglio a cui dovranno essere ridati i poteri che per qualche anno erano stati invece delegati all'Assemblea". Non esattamente quello che aveva detto Galliani in proposito.

I ventitrè convocati di Conte - Questo l'elenco dei 23 giocatori convocati da Antonio Conte per Juventus-Udinese: Buffon, Caceres, Pogba, Vucinic, De Ceglie, Giovinco, Peluso, Barzagli, Bonucci, Padoin, Vidal, Giaccherini, Lichtsteiner, Storari, Matri, Isla, Rubinho, Beltrame, Rugani, Schiavone, Pol Garcia, Marrone, Kabashi.

Juventus in assoluta emergenza - Sarà una vera impresa stasera per Conte schierare una formazione competitiva in grado di avere la meglio sulla lanciata Udinese. Infatti basta scorrere l'elenco dei convocati per accorgersi che mancano tanti pezzi da novanta. Marchisio non ce l'ha fatta, rientrerà in Coppa Italia contro la Lazio. Ma mancano anche Pirlo (affaticamento al polpaccio destro) e Quagliarella (problema ad un ginocchio): non hanno recuperato dai fastidi accusati l'altroieri. Vidal c'è, ma la caviglia non è ancora a posto e solo oggi Conte deciderà sul suo impiego. Stesso discorso per Peluso, che ieri non si è allenato per uno stato febbrile.
L'elenco dei convocati è dunque infarcito con diversi elementi della Primavera, ben cinque: all'attaccante Stefano Beltrame ('93) e al difensore Daniele Rugani ('94), che già avevano sperimentato la soddisfazione di una convocazione in prima squadra, si sono aggiunti il centrocampista (capitano della Primavera) Andrea Schiavone ('93), il difensore Pol Garcia Tena ('95) e il centrocampista Elvis Kabashi ('94).
A complicare la situazione ci dovrebbero essere, stando alle previsioni meteo, anche le condizioni del tempo: su Torino è prevista neve sin dal primo pomeriggio.


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19 aprile 2014, ore 18.30

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