Pulvirenti: Agnelli, una zitella isterica in crisi d'astinenza.

News, 21 gennaio 2013.


Pulvirenti: Agnelli, per come si è comportato durante tutto il Consiglio e l'Assemblea, è sembrato una zitella isterica in crisi di astinenza. Abete sulle parole di Pulvirenti: C'è troppa faziosità e alcune volte c'è ovviamente carenza di educazione e di formazione. La Juve ha già ripreso ad allenarsi. Tacchinardi: La Juve è stata per me una scuola di vita; Moggi è il dirigente più preparato che abbia mai incontrato; e l'Avvocato, che carisma! Storari: Complimenti a Pogba: è un ragazzo serio che ci ha impressionato sin dall'inizio e che si è sempre impegnato molto. Un buon Asamoah in Coppa d'Africa: assist e goal. Daspo per 23 tifosi bianconeri per i fatti di Parma.

Pulvirenti: Agnelli, una zitella isterica in astinenza - L'avevamo lasciato dopo Catania-Juve con il contestato annullamento del goal di Bergessio, letteralmente infuriato: "Qui non è sudditanza psicologica, c'è qualcosa di più sicuramente, questa è di più, è vergogna pura. Cosa dobbiamo fare noi per poter giocare contro la Juve? Ditecelo. Io pensavo che certi tempi fossero finiti, evidentemente non lo so cosa sta succedendo" "Oggi è morto il calcio!". "Cosa si può fare? Un cazzo, una minchia. Non si può fare una minchia!". Poi, dopo il goal del milanista El Shaarawy in fuorigioco, aveva detto: "Ci faremo sentire nelle sedi istituzionali". E per avvicinarsi a queste sedi istituzionali, al seguito della troika Beretta-Galliani-Lotito, è approdato al Consiglio Federale. Ciò, dopo il ribaltone avvenuto in Lega, aveva lasciato un po' perplesso Andrea Agnelli che all'uscita aveva commentato: "Abbiamo inoltre un esordio assoluto, del presidente Pulvirenti, in Consiglio Federale, un Consiglio estremamente delicato, che dovrà andare a toccare il quadro normativo e regolamentatorio del calcio professionistico ed è un esordio sicuramente importante perché sono dieci anni che manca qui in Lega". Queste parche parole, poco più che una constatazione con niente più che una sfumatura di stupore e di scetticismo sull'intera 'nuova' governance della Lega, hanno suscitato la reazione, che stizzita è dir niente, del numero uno etneo: "E' una provocazione, ma non solo queste parole, ma anche come si è comportato durante tutto il Consiglio e l'Assemblea. Mi è sembrato più che altro una zitella isterica in crisi di astinenza, per cui lasciamo perdere e pensiamo alle cose più importanti, al lavoro che ci spetta di fare. La Lega non è uscita divisa, avendo avuto 14 società che hanno votato un Consiglio, credo che 14 su 20 sia un numero importantissimo, di conseguenza non vedo cosa abbia da ridire in questo senso il presidente della Juve".
Questo è un esempio dei nuovi uomini guida del calcio italiano. Certo Andrea Agnelli in questo contesto è un intruso, cammina spanne sopra al mondo del calcio italico che da anni vive, e ama vivere, tra liti di pollaio, cercando di spartirsi i polli, senza accorgersi che fra poco ci troveranno solo le penne come bottino. Un mondo che ha prodotto stadi fatiscenti e insicuri, discesa a picco nel ranking, fuga e scarsa capacità attrattiva dei giocatori (e anche del pubblico), débâcles sportive e politiche appena si esce dai confini. Perché un Paese come l'Italia ha perso per ben due volte consecutive la gara per aggiudicarsi l'organizzazione degli Europei (battuta prima da Polonia e Ucraina e poi dalla Francia, dietro anche alla Turchia) e le due competizioni di cui Abete mena vanto sono i Mondiali 2006 e il secondo posto agli Europei della scorsa estate, guarda caso quando la Juventus, rispettivamente prima della Farsa e dopo la resurrezione, ha fornito la sua ossatura alla Nazionale.
E la discesa agli Inferi non accenna ad arrestarsi. Senza un rinnovamento vero difficilmente si tornerà a rivedere le stelle. Agnelli lo sa, perché a rinnovare ha proceduto prima di tutto a casa sua.

Abete: Troppa faziosità e carenza di educazione - A Giancarlo Abete, ospite a "5' di recupero" su Raisport è stato chiesto cosa pensasse delle 'brutte parole' pronunciate da Pulvirenti nei confronti di Agnelli; così Abete ha fotografato la situazione: "C'è troppa faziosità che alcune volte porta ad appiattirsi su interessi molto specifici e alcune volte c'è ovviamente carenza di educazione e di formazione; e il mix di queste due situazioni genera un'immagine molto negativa e su questo il ceto dirigente, presidenti di società in primis, devono dare il buon esempio".
Sulla spaccatura creatasi in Lega si chiama prudentemente fuori augurandosi che tutto finisca... a tarallucci e vino: "Bisogna rispettare una dialettica che ha visto Beretta eletto con 14 voti su 20 ma che è importante che immediatamente i grandi club si ricompattino insieme a quelli che hanno votato Beretta perché per migliorare il calcio ci vuole una Lega unita"
Sui rapporti con la Juventus e con Agnelli spiega: "I rapporti con la Juventus e con Agnelli sono buoni perché teniamo sempre distinta la dimensione della qualità dei rapporti personali con posizioni che sono diverse su alcuni ambiti".
Sulla giustizia sportiva: "Necessita una riforma della giustizia sportiva, riforma che va inserita nel quadro dell'ordinamento del Coni e che deve rispettare gli ordinamenti della Fifa e della Uefa perché siamo in un contesto internazionale. Bisogna operare sull'accelerazione delle indagini, sulla diminuzione dei gradi di giudizio e ovviamente lavorare anche sulla responsabilità oggettiva, che è un caposaldo dell'ordinamento internazionale ma che, soprattutto per l'area delle scommesse, va equilibrata con un sistema di attenuanti e di esimenti in favore di coloro i quali hanno operato correttamente per evitare che determinati fenomeni accadano. Il Coni riprenderà a lavorare immediatamente dopo le elezioni per il rinnovo del Coni del 19 di febbraio, quindi credo che questo potrà avvenire in pochi mesi anche perché l'ordinamento della federazione è all'interno del più complessivo ordinamento del Coni. Ma noi ci stiamo già lavorando".
Sul calcioscommesse: "Bisogna fare molta attività di formazione e di prevenzione; bisogna migliorare il quadro normativo e creare un forte collegamento tra le Procure della Repubblica e la Procura Federale e naturalmente rafforzare la norma sulla frode sportiva, che è del 1989 e risulta superata dagli eventi perché oggi è facile operare con le scommesse perché le sanzioni sono limitate rispetto alle opportunità di business della criminalità organizzata".
Sulla possibilità di dimagrire la serie A da 20 a 19 squadre: "Io sarei d'accordo per una riduzione a 18 dei club di serie A perché questo libererebbe delle date per il calendario internazionale e sarebbe quindi di utilità anche per la Nazionale. Occorre fare due riflessioni: Primo. necessita il consenso dei soggetti direttamente interessati; la seconda. è sbagliato fare un abbinamento immediato tra il numero delle squadre e la competitività dei nostri campionati, perché Inghilterra Spagna e Francia hanno in realtà 20 squadre e Premier Ligue e Liga sono fortemente competitive nonostante le 20 squadre".

La Juventus è tornata subito a Vinovo - I pochi centimetri di neve caduti a Torino nella notte non hanno impedito ai bianconeri di tornare immediatamente a Vinovo ad allenarsi: i campi erano in perfette condizioni e quindi ieri mattina, come di consueto dopo una gara, gli uomini di Conte si sono divisi in due gruppi: lavoro defaticante per chi ha giocato, intensa attività atletica e tecnica per gli altri. oggi alle 13.45 conferenza stampa di Conte e alle 14.30 allenamento di rifinitura in vista della gara contro la Lazio.

Tacchinardi: Moggi difendeva la Juve dallo strapotere di Milano - Alessio Tacchinardi ha passato 11 anni con la maglia bianconera, dal 1995 al 2005, l'era della Triade, l'era Moggi, per lui il top dei dirigenti: "E' il dirigente più preparato che abbia mai incontrato - ha detto in 'un'intervista a 'Brescia Oggi' - Lo sento ancora spesso, aveva un fiuto sui calciatori come nessuno, davvero. Alla finale dei Mondiali 2006 tra Francia e Italia, 8 giocatori sui 22 in campo erano suoi. Perché Calciopoli? Credo che abbia fatto certe cose per un solo motivo: difendere la Juve dallo strapotere delle Tv milanesi. Moggi, per me, era e resta una persona che di calcio capisce".
E se gli manca Moggi, gli manca molto anche l'Avvocato: "Mi ha voluto bene, gli ho voluto bene. Manca a me, a tutti. La prima volta che lo incontrai era a Villar Perosa. Quell'anno tra i nuovi, oltre a me, c'era Ciro Ferrara: lui era un giocatore già affermato, io un giovane che arrivava dall'Atalanta. E l'ultimo giocatore che la Juve aveva preso dall'Atalanta era stato Magrin. E l'Avvocato, quando arrivò davanti a me, mi disse: 'Caro Tacchinardi, dall'Atalanta abbiamo sempre preso buoni giocatori. Spero però che lei non sia come Magrin'. A 19 anni parole del genere dette da un personaggio simile mettevano pressione. Aveva un carisma autentico, reale. Le sue battute potevano segnarti, dopo la partita veniva negli spogliatoi, di calcio ne capiva tantissimo. Dopo un'espulsione, mi disse: 'Ehi, alla Juve non si pratica la boxe'. Impareggiabile".
Un periodo indimenticabile, per Alessio, cuore juventino, quello trascorso alla Juve, che ho fatto crescere: "Non smetterò mai di ringraziare la Juventus, è stata una grande scuola di vita. Mi ha lasciato l'esempio di come comportarsi sempre: poche parole, tanti fatti. Una mentalità che ho ritrovato qui a Brescia. In tante società conta più l'apparire che la sostanza. E poi a Torino ho incontrato certi personaggi".
Adesso Tacchinardi allena gli Allievi Nazionali del Brescia che dopo un brutto inizio sono risaliti sino al terzo posto della classifica del loro girone. Come ci è riuscito Alessio? Applicando la lezione appresa in casa Juve: "Non è stato facile. Innanzitutto bisogna far capire che cosa è il senso di appartenenza. I ragazzi hanno la fortuna di giocare per una società come il Brescia, da qui sono partiti in tanti. Lavoro con promesse del '96, un'età delicata. Devono comprendere che serve una certa mentalità per emergere. Serve l'esempio. Abbiamo lavorato dal 27 al 31 dicembre, ininterrottamente. Tutte le mattine alle 10, senza eccezioni. Io avrei potuto andarmene a Dubai, come hanno fatto in tanti, o al caldo. sarebbe stato facile lasciarli liberi. Invece ai miei ragazzi ci tengo. Voglio che passi il messaggio che con il lavoro, con la maggiore conoscenza di sé e degli altri si può migliorare. Come giovani di talento lavorino in modo superficiale. Ne ho visti tanti, in questi anni, bruciarsi solo per la poca voglia di sacrificarsi"
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Storari applaude Pogba - L'esplosione di Pogba con la sua superpartita di ieri ha fatto accendere su di lui i riflettori dei media e dei tifosi, ma in casa Juve già si erano accorti delle sue doti. Non per niente un Conte sempre molto bilanciato si era spinto a dire che era un suo pupillo. E anche i compagni sono stati testimoni della sua evoluzione positiva e ora sono contenti che sia sotto gli occhi di tutti.
Così ne ha parlato, ai microfoni di Sky Sport, Marco Storari: "Siamo stati molto contenti perché è un ragazzo giovane, ci ha impressionato sin dall'inizio. Pogba è un ragazzo che ha fatto sempre bene sin da quando è arrivato, si è impegnato molto e penso che sia stato un ottimo investimento da parte della società. Speriamo continui così. Questa è stata un'occasione per lui per mettersi in mostra, poi, diciamo che c'è riuscito molto bene, perché fare due gol così in una partita non è semplice. E' stato veramente bravo. E' un ragazzo serio e colgo l'occasione per fargli i complimenti, perché non se ne trovano così giovani e così seri".

Asamoah: assist e goal in Coppa d'Africa - La Coppa d'Africa è iniziata e ha subito trovato uno dei suoi protagonisti, il bianconero Kwadwo Asamoah che nel primo impegno, Ghana-Congo, impiegato come terzino sinistro in una difesa a quattro è stato il protagonista tra i suoi con un assist e poi un bel gol di testa, svettando, su corner, all'altezza del secondo palo e mettendo imperiosamente dentro. Il Ghana tuttavia, che era favorito, non è riuscito a battere i congolesi perché, pur in vantaggio per 2-0, si è fatto raggiungere sul 2-2.

Daspo per 23 tifosi della Juve - Dopo i disordini avvenuti una settimana fa a Parma in occasione di Parma-Juventus, quando venne assalito il bar Gianni, situato in prossimità dello stadio Tardini, sono arrivate le prime conseguenze per 23 dei 107 tifosi identificati: i riscontri fotografici e audiovisivi hanno infatti permesso di selezionare chi fosse veramente responsabile dei danni e delle lesioni causate. E così la Questura di Parma ha emesso 23 Daspo di due anni per altrettanti tifosi, tutti uomini tra i 20 e i 42 anni, appartenenti ai gruppi Viking e Nucleo. Ma i problemi per costoro non sono ancora finiti, perché il pm Amara ha aperto un fascicolo con ipotesi di reato come danneggiamento aggravato, lesioni e forse anche violenza privata.


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