Caro Mourinho, la pianti lì. Calciopoli non c’entra un ca...

mughini La sparata su Calciopoli di José Mourinho, uno capace di dire tutto e il contrario di tutto, quindi persona, oramai è chiaro, da non prendersi sul serio, ha occupato la nostra redazione, che se ne è occupata sul blog, spiegando alcuni retroscena dello scandalo "Fischietti d'oro" che aveva coinvolto proprio il suo Porto.
Ancora una volta, a replicare ad affermazioni tanto evidentemente contraddittorie siamo stati in pochi. Ma buoni, va detto. Ne ha scritto ad esempio il sempre bravissimo Alvaro Moretti di Tuttosport, che ha messo in evidenza come addirittura, casi del destino, un'intercettazione tra quelle portoghesi vedesse il presidente del Porto Pinto Da Costa raccomandarsi con il Presidente di Lega per mitigare una squalifica comminata a Mourinho, autore di una sparata al solito intollerabilmente maleducata contro gli avversari dello Sporting. Moretti ha anche ricordato come le intercettazioni realizzate dalle autorità portoghesi non furono ammesse al processo contro il Porto, in quanto non previste in questi casi dal codice di giustizia portoghese. Porto, che a differenza della Juve, fu ritenuto colpevole di aver comprato due partite, e che Mourinho, non di meno, difese con passione.
Su Libero, di queste evidenti contraddizioni ha scritto anche Luciano Moggi, ma l'intervento più significativo per lucidità di pensiero è stato sicuramente quello del nostro amico Giampiero Mughini che, sempre dalle colonne di Libero, ha rammentato all'allenatore portoghese cui, a nostra differenza, va tutta la sua simpatia, l'esatta sostanza di certi discorsi sugli arbitri. In maniera mirabile, a seguire.
Questo il testo dell'articolo di Mughini dal titolo: "Caro Mourinho, la pianti lì. Calciopoli non c’entra un ca...":

Caro mister Mourinho, premetto che ho per Lei una stragrande simpatia. Sono sicuro che passare una serata assieme sarebbe delizioso, e per me e per Lei. Impareremmo entrambi una gran quantità di cose. Le scrivo dopo aver letto sui giornali questa sua inaudita affermazione, che quasi quasi Lei si vergognava a prender soldi dal calcio dopo i fatti di Calciopoli, e mi sembra Lei volesse dire dopo i misfatti compiuti dalla Juve contro la sua Inter, una squadra che per vent’anni ha beccheggiato a metà classifica.
Pur dopo aver sborsato ogni volta miliardi a centinaia.

Lei ha avuto l’impudenza di pronunciare questa amenità dopo il clamoroso regalo che avete avuto contro il Chelsea, uno dei vostri che abbatte negli ultimi metri un attaccante del Chelsea e che non ne viene disturbato in niente dall’arbitro. Doveva essere rigore oltre che espulsione del vostro ultimo difensore. E invece non è stato niente di niente. È il calcio, dove sbagliare è umano. E del resto poche ore prima un altro arbitro - anche lui onesto e innocente - ha sbagliato alla grande a favore del Milan. Succede. Gli arbitri sbagliano, mister. Lei lo sa benissimo. O meglio finge di saperlo, perché finge di credere che c’è stato un tempo che gli arbitri sbagliavano a favore della Juve perché foraggiati dalla Triade. Lei lo dice senza sapere nulla di nulla. Senza aver letto una sola carta del processo “Calciopoli”, carte che sono raccapriccianti. Lei nemmeno sa chi era Auricchio, l’ufficiale dei carabinieri che s’è messo di buzzo buono a intercettare Moggi e che ne ha ricavato un mirabile romanzo di fantascienza che è stato preso per buono da tutti coloro che da mezzo secolo rosicavano contro la Juve. A parte le intercettazioni di Auricchio, colme di strafalcioni e grossolani errori di fatto, contro la Juve non c’è nulla. Non c’è un solo libro o un solo articolo che racconti delle cose reali contro la Triade. Le parla uno che di mestiere legge libri e giornali, cose che Lei non ha il tempo di fare perché impegnato in un lavoro gravoso e sontuoso, dare un senso alla trama interista che da vent’anni non ne aveva alcuna. Un lavoro che io ammiro molto.
Io scommetto un euro contro gli otto milioni di euro (netti) del suo stipendio che Lei non ha una sola carta e una sola prova contro la Juve. Lei sa troppo di calcio per credere che una squadra che nella finale del Campionato del mondo del 2006 aveva otto dei suoi undici titolari, e quelli che non c’erano si chiamavano Ibrahimovic e Nedved, e Lei lo sa a puntino chi erano e quanto valevano Ibrahimovic e Nedved, vincesse al telefono e non sul campo. Lei lo sa che Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Emerson, Del Piero, Camoranesi, Vieira e gli altri non avevano il benché minimo bisogno di essere sussidiati dalle schede telefoniche svizzere. Lei lo sa che da quando il calcio è il calcio tutti i dirigenti di tutte le squadre schiamazzano contro gli arbitri, e telefonano a mezzo mondo, e dicono che vorrebbero questo e quello in fatto di arbitri e segnalinee. Di schiamazzare contro gli arbitri, e anche quando sono stati ineccepibili come Tagliavento, Lei lo fa con sovrumana impudenza tutti i giorni e tutte le ore della settimana. Lei accusa gli arbitri ogni volta che sbagliano contro la sua Inter (e questo succede), ma omette le volte che Quaresma o Adriano colpiscono la palla di braccio in area, l’uno a impedire l’attacco avversario, l’altro a fare un gol tanto decisivo quanto grottesco.
Gli arbitri sbagliano. È il calcio, L’anno scorso, che pure eravate i più forti, hanno sbagliato alla grandissima a vostro favore, più ancora di quanto avessero sbagliato a favore della Juve in un anno in cui sbagliarono tanto a favore della Juve (Peruzzi che para oltre la linea, Deschamps che butta giù un romanista in area di rigore, Ciro Ferrara che tira fuori una palla che aveva superato la linea di un metro e mezzo). Così è. Così è il calcio. Non c’è vergogna a fare il calcio, non c’è vergogna a prendere i soldi del calcio come Lei li prende a iosa e meritatamente. Solo che per quel che è della Sua avventura in Italia, Lei ha avuto una fortuna. Una grandissima fortuna. Che fosse stata distrutta la Juve, la Juve di Umberto Agnelli e Luciano Moggi. Calciopoli non c’entra un beato cazzo. Auguri, mister.

(Autore Giampiero Mughini, da Libero di oggi)
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