Il prontuario di Abete su come eludere Calciopoli

abeteAbete ha parlato. E l'ha fatto in un'intervista concessa a Palombo della Gazzetta.
Gli argomenti trattati sono di una certa importanza, visto che riguardano Calciopoli e soprattutto la gestione di Calciopoli da parte della FIGC e della giustizia sportiva.
La prima cosa che Abete dice è che nessuno vuole il tavolo della pace. Che strano... noi invece pensavamo che già si stessero preparando le sedie e distribuendo gli inviti soprattutto dopo le dichiarazioni di Moratti cosi ben disposto verso il tavolo della pace. Forse ci sarà stato un malinteso tra Abete e Moratti. Quello che Abete non dice è cosa avrebbe dovuto decidere il tavolo della pace, soprattutto dopo che il consiglio federale ha deciso di non decidere sullo scudetto 2006. Ma forse pensavano che bastasse evocare la pace perché tutti i contrasti si appianassero d'incanto. Illusi.
Quando poi insiste nell'affermare che è falso dire che il consiglio federale non abbia preso una decisione sullo scudetto 2006, Abete riesce a raggiungere vette di umorismo che nemmeno Chaplin dei tempi migliori. Afferma: “...non sono d'accordo quando si dice che la Federazione non ha deciso. E' vero il contrario. Una decisione è stata presa”. E poco dopo: “chiarito che lo scudetto non è un atto amministrativo ma il risultato di una classifica, andava assegnato. Ciò non toglie che fattispecie successive possano determinare valutazioni diverse”.
Mettiamo ordine nelle dichiarazioni di Abete: già l'affermazione per cui l'assegnazione dello scudetto all'Inter non è un atto amministrativo è stata contestata da molti esperti proprio di diritto amministrativo (ma non vogliamo tornarci in questa sede). Ma la dichiarazione per cui lo scudetto è frutto di una classifica porta con sé il corollario per cui lo scudetto 2004/2005 doveva essere assegnato a qualcuno dopo che le classifiche erano state stravolte dalla giustizia sportiva. Perché lo scudetto 2005/2006 è stato assegnato e lo scudetto 2004/2005 no? E poi vi è un altro piccolo particolare: il campionato indagato era il 2004/2005 e non il 2005/2006.
Ma l'ultima frase è alquanto interessante: “ Ciò non toglie che fattispecie successive possano determinare valutazioni diverse”, ovvero Abete afferma che fattispecie successive (ovvero i fatti nuovi!) determinano valutazioni diverse. Quali, presidente Abete? Noi finora abbiamo registrato da parte della FIGC una dichiarazione di non competenza nella revoca del cartonato all'Inter, e da parte della giustizia sportiva la radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini e l'archiviazione dell'incolpazione per l'Inter e i suoi dirigenti. Queste le chiama valutazioni diverse? Diverse rispetto a cosa? Queste valutazioni sono nel profondo solco delle decisioni del 2006. Ma la vetta dell'umorismo involontario (per questo esilarante) Abete la raggiunge quando quando si erge a paladino della verità: “qualcuno ci deve dire se quelle telefonate erano note o no. Guido Rossi ha certificato la sua posizione che fino a prova contraria è quella di un Commissario Figc che ne ignorava l'esistenza. Beatrice, Narducci, Auricchio suscitano qualche interrogativo in più. Perché è evidente che quello che poteva non essere rilevante per il processo penale lo era per quello sportivo”.
Piccola precisazione, colui che sta parlando è Abete, ex vicepresidente di Carraro ai tempi di Calciopoli, poi subentrato al commissario Guido Rossi, e non un marziano atterrato lo scorso maggio dal pianeta Alganon. Anzi al telefono in quel 2006 ci parlava anche lui.
Più volte su questo giornale abbiamo chiarito che dell'esistenza di altre telefonate vi era ampia traccia nelle informative dei carabinieri, gli stessi incolpati (Bergamo in primis) hanno dichiarato più volte che loro al telefono parlavano con tutte le società, con tutti i dirigenti e con tutti i presidenti. Borrelli poi davanti alla commissione giustizia del Senato, il 14 settembre 2006 (!), è stato categorico: non tutti gli atti e le telefonate presenti a Napoli sono state consegnate alla FIGC.
E a curare i rapporti tra Procura di Napoli e FIGC era stato Nicoletti, braccio destro di Guido Rossi.
Ed ancora Abete afferma che Guido Rossi ha certificato la sua ignoranza delle telefonate “ritrovate”? Ma se tutto ciò non bastasse giova ricordare che la FIGC è parte in causa al processo di Napoli in quanto parte civile, quindi già all'atto di chiusura delle indagini, aprile 2007, avrebbe potuto acquisire tutti gli atti e tutte le intercettazioni di Calciopoli. Non è stato fatto, ed adesso Abete afferma che “è evidente che quello che poteva non essere rilevante per il processo penale lo era per quello sportivo”. Giustissimo, presidente Abete, e voi in FIGC, e Lei soprattutto, cosa avete fatto per accertare tutti i fatti di Calciopoli? Niente!
Ma cosa ancora più grave è che Abete affermi: “come presidente della Federcalcio oltre un certo livello non la cercherò, perché devo tenere conto del ruolo istituzionale della Federazione. Come appassionato di calcio e privato cittadino è un argomento che mi intriga. Mi colpisce il fatto che l'unico soggetto che chissà come ha acquisito tutte quelle telefonate è stato Moggi. Perché nessuno dei tanti che oggi si mostrano interessati ha mai chiesto quelle intercettazioni? Questa è una bella domanda”.
Quindi la FIGC ha fatto poco o niente per accertare la verità di Calciopoli ed ancora Abete afferma che “oltre un certo livello non la cercherò”! Ma solo a noi tali dichiarazioni sembrano di una gravità assoluta? Solo noi pensiamo che dopo dichiarazioni del genere le dimissioni di Abete siano un atto dovuto ed improrogabile?
Perché se il presidente dell'istituzione che gestisce il calcio in Italia afferma che in fondo la verità su Calciopoli non interessa più di tanto, e nessuno si scandalizza e ne chiede le dimissioni allora vuol dire che non è solo l'etica (bel principio ma spesso vuoto di contenuti reali) ad essere calpestata in FIGC, ma anche il più basilare principio di diritto: la legge è uguale per tutti.
Anche perché, caro presidente Abete, qualora la FIGC avesse voglia di accertare la verità, potrebbe porre parzialmente rimedio ai gravi errori compiuti dalla giustizia sportiva. Basterebbe infatti fare la revisione dei processi in base all'articolo 39 del codice di giustizia sportiva. Ed anche la FIGC con un procedimento di autotutela può benissimo attivarsi per la revisione. Lei, presidente, si chiede quasi stupito come mai il solo Moggi abbia acquisito tutte le intercettazioni e non l'abbiano fatto anche altri. Ma, presidente, allora Lei persevera nel rimarcare l'inerzia della FIGC, come dobbiamo dirLe che la prima che doveva acquisire tutte le intercettazioni doveva essere proprio la FIGC?
Come dobbiamo dirLe che avete celebrato un processo senza prove, e con prove a discarico occultate anche per gravi colpe della FIGC? Cosa ancora deve emergere per vedere il presidente della FIGC cospargersi il capo di cenere, chiedere scusa ai tifosi juventini e levarsi di torno?

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