In questo calcio di candido non c’è più nemmeno la neve

stadioLa neve, da che mondo è mondo, è sempre stata simbolo del bianco immacolato, del candore. Ma d’ora in poi sarà difficile continuare a dire senza imbarazzi ‘candido come la neve’. Perché il calcio pulito post Calciopoli non ha risparmiato neppure la mitica coltre bianca.
Che in inverno nevichi è prevedibile, che in questi giorni nevicasse era previsto: siamo nel 2012 e gli strumenti per prevedere l’evolversi del tempo hanno raggiunto gradi di notevole precisione. Che gli stadi italiani, tranne lo Juventus Stadium, fossero obsoleti lo si sapeva, di una riprova non c’era bisogno. Eppure è bastata una nevicata, nemmeno epocale, a gettare nel caos, sportivo, organizzativo e mediatico, il povero calcio di casa nostra. Intendiamoci, dopo il temporale notturno, che aveva peraltro lasciato posto ad un bel sole che invitava tutti a stare all’aria aperta ma che era stato sufficiente per far rinviare Napoli-Juventus, non ci si stupisce più di nulla.
Sta di fatto che la Juventus, che ai suoi ospiti garantisce sempre un terreno in condizioni ottimali e spalti accoglienti, per la seconda volta in pochi mesi è stata costretta ad affrontare una trasferta ‘inutile’: i bianconeri non hanno disputato la partita, ma non è stato certo riposante affrontare un disagevole andata-ritorno in pullman, con il programma di allenamenti previsto dal mister diventato di botto ‘improvvisato’; e poi ha dovuto pure subirsi i veleni delll'ex firma della 'Gazzetta dello Sport' Rosario Pastore (ma, si sa, in RCS nascono interisti), che resuscita fantasmi calciopolari raccontando di una Juve che non ha voluto giocare perché sfavorita dal terreno, perché “questo campionato deve essere della Juventus, non ci sono stati Santi”. Per carità, si trova in buona compagnia. Lo stesso Conte si è scagliato ieri sera in diretta Sky contro l’informazione che aveva per tutto il giorno propalato la notizia che la Juve si fosse rifiutata di giocare, con il risultato che i tifosi dei ducali attendevano, e non certo plaudenti, il pullman bianconero, ritardandone l’uscita. Peccato che la partita sia saltata non per impraticabilità di campo, quella che la Juventus avrebbe semmai potuto contestare (non per timore di perdere la partita, quanto per tutelare l’incolumità dei suoi), ma per motivi di sicurezza pubblica, spalti e circolazione stradale. E dall’ambiente-Parma considerazioni al veleno su Parma-Palermo giocata con la nebbia (ma che c’entra la Juve?), e minacce di non scendere in campo a Chievo, dove già il manto erboso sarebbe ‘schifoso’.
E Galliani, che continua a non dormire mai, non solo ogni morte di Papa, già chiede il rinvio di Milan-Napoli di domenica, per l’eccessivo freddo. Difficile pensare che la cosa non abbia niente a che fare col fatto che in settimana c’è l’andata di Coppa Italia con la Juve, che a casa sua avrà giocato regolarmente? A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca: anche riflettendo sul fatto che la rosa del Milan in questo momento è falcidiata dagli infortuni e, per quando sarà possibile il recupero, con gli impegni delle due compagini in Champions, la situazione potrebbe solo migliorare. Ma basterebbe giocare di giorno… E la sconfitta di Roma non aggiungerà certo nemmeno un filo di ottimismo ai pensieri di Galliani.
Marotta non ci sta. E fa bene a chiedere uniformità di trattamento.
Basterebbe, ha detto, un po’ più di oculatezza nello stabilire i calendari: ma De Laurentiis la sua sceneggiata l’ha riservata solo per la vicinanza degli impegni importanti alle gare di Coppa; e infatti sostiene l’idea di Galliani, perché anche lui preferirebbe un momento più ‘tranquillo’, magari dopo il superamento del turno di Champions. Tommasi, presidente dell’Aic, se n’è uscito con un “Stiamo vivendo una situazione eccezionale dal punto di vista meteorologico, ma vanno rivisti i calendari, magari aumentando il numero di partite in periodi dell'anno in cui il clima è migliore”, seguito a ruota da Albertini, che propone l’inizio del campionato al principio di agosto per evitare il più possibile le notturne invernali in impianti vecchi, pericolosi per i giocatori e scomodi per i tifosi. Si stanno tutti dimenticando delle stucchevoli polemiche che sorgono ogniqualvolta si cerca di sconvolgere il tranquillo tran tran delle vite di questi calciotravet multimilionari; che, ad esempio, le vacanze di Natale amano inesorabilmente trascorrerle in montagna, o in paesi esotici o anche al calduccio del loro caminetto, mentre la Premier League gioca, la NBA gioca, mentre gli altri protagonisti dello sport (e dello spettacolo, perché il calcio è anche questo, e pure in eccesso) attendono regolarmente alle loro abituali occupazioni (e senza la sosta natalizia, ad esempio, non sarebbe stato necessario programmare queste infrasettimanali notturne, nel solo periodo libero da impegni europei, il che qualcosa vorrà pur significare). Accetterebbero mai di giocare quando è funzionale alle esigenze dello sport e non alle loro consolidate abitudini di vita?
Quanto alle situazioni eccezionali, le intemperie meteorologiche fanno parte della realtà, e non riuscire a farvi fronte nel 2012 è decisamente preoccupante. Invece di stare a guardare e attendere che lo stadio nuovo piova dal cielo, basta provarci, come ha fatto la Juve, senza bisogno di quelle leggi e leggine che ora tutti invocano.
Perché la Juve, da sempre, sul campo è fuori, è società di solidi fatti, non di parole e tavolini.

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