L'arroganza che non conosce confini

galliani"Il sorriso che non conosce confini" era l'incipit con cui l'indimenticato Sandro Ciotti introduceva, negli anni Ottanta, la sua collaboratrice nella conduzione della Domenica Sportiva, Maria Teresa Ruta. L'arroganza invece è quella di Adriano Galliani, che questa volta entra direttamente in rotta di collisione con la Juventus; ai nostri occhi diventa quindi ancora più odiosa.
Non è certo dal suo pulpito traballante che si possono accettare lezioni di stile e di comportamento, visti i precedenti (da Marsiglia in avanti) del soggetto in questione. Un conto è difendere la propria squadra, un altro è farlo cercando improbabili pagliuzze nell'occhio della Juventus ma soprassedendo sulla trave che ostruisce il proprio.
Tutti i tre i quotidiani sportivi di oggi aprono con la bacchettata che il dirigente milanista ha avuto l'impudenza di riservare a Giorgio Chiellini per l'episodio di mercoledì scorso, al termine della partita di Coppa Italia. Invocando un malinteso ed improbabile "codice d'onore", altrimenti detto omertà, vorrebbe far passare dalla parte del torto non il suo giocatore che ricade, dopo tre giorni, negli stessi peccati per i quali ha già ricevuto tre turni di squalifica, ma il capitano della Juventus che altro non ha fatto che difendere un suo compagno e la sua squadra.

Non una parola di biasimo, da parte di Galliani, per il comportamento del proprio giocatore, che a parole si dice pentito della "cazzata" compiuta col Napoli e nei fatti ci ricade alla prima occasione, complice sicuramente la frustrazione di aver perso per la seconda volta in stagione contro la Juventus. Alla faccia del presunto "stile Milan" sventolato pochi giorni prima da Allegri, Galliani si permette di mettere becco in casa altrui e di fare la lezioncina ad un giocatore della Juventus invece di stigmatizzare gli errori del suo giocatore, anzi giustificandoli. Col Napoli abbiamo scoperto che uno schiaffo non è un atto violento (cosa lo è allora?), stavolta invece che la colpa non è di chi alza le mani ma di chi farebbe la spia. "Come un bambino che va a lamentarsi dalla maestra", ha avuto il coraggio di dire. Chissà invece quanto fu edificante quando "la spia", sei anni fa, la fecero le televisioni del Milan (no Auricchio, a Lei lo spieghiamo dopo) per far sì che lo stesso Ibrahimovic potesse saltare lo scontro diretto che metteva in palio lo scudetto. Allora fu forse l'alunno Galliani a rivolgersi alla maestra Mediaset e poi alla giustizia sportiva, sempre in nome dell'irreprensibile stile Milan?
Fa ancora più specie che il tutto sia nato perché Ibrahimovic rimproverava a Storari di non aver detto all'arbitro che aveva deviato un pallone e quindi, secondo lui, aveva privato il Milan di un importantissimo calcio d'angolo. Anche qui, di nuovo la morale a targhe alterne tipica dello "stile Milan": dito puntato sugli altri per un calcio d'angolo, ma quando aveva segnato un goal aggiustandosi la palla con la mano stava esultando oppure stava andando dall'arbitro ad ammettere l'infrazione?
Così il terzo round del "clasico" italiano, in programma il 25 febbraio, inizia a surriscaldarsi sin da ora, e a incendiare gli animi è, come sempre accade, la squadra che si trova più in difficoltà e che ha tutto da guadagnarci dal "buttarla in caciara", visto che sul piano tecnico ad oggi le è andata decisamente male.

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