Nicchi e l'autoritarismo di un mondo vecchio

nicchiIl calcio mostra ogni domenica cose non gratificanti. In area è un continuo strattonarsi, in continuazioni si alzano mani a reclamare qualche cosa, proteste per qualsiasi decisioni, vaffa per una semplice rimessa laterale: i giocatori entrano in campo con tensioni troppo gravi e non accettano niente. A questo punto non ci resta che applicare con vigore il regolamento. Sarà un'operazione di autodifesa: applicheremo il regolamento in modo restrittivo su tutti i campi. Chi protesta verrà ammonito, se le proteste saranno fuori dalle righe ci sarà l'espulsione, così come per chi commetterà falli violenti (ma perché signor Nicchi, c'era una direttiva per tollerare i violenti? ndr) e nell'incertezza se il fallo sia violento o meno, si butterà fuori il giocatore, così rimetteremo un po' di ordine in campo". La soluzione, insomma, sta nella repressione delle proteste: un po' come chi fischiando meno falli pensa di ridurne il numero. E guai a chi esprime il proprio pensiero ai media: "Invoco una maggiore attenzione della Procura Federale affinché intervenga sugli interventi del dopopartita (ma anche su quelli nell'intervallo non sarebbe male, ndr): in Inghilterra chi protesta in tv per l’arbitraggio rischia anche una sanzione in classifica. Pensavo di mandare gli arbitri in sala stampa, ma adesso farò un passo indietro perché ho capito che le cose devono rimanere in campo". Insomma, un altro grande passo verso la modernità”.
(da “Nicchi contro Buffon: «Non mi aspettavo le sue parole»” di Guido Vaciago, Tuttosport.com, che riporta le considerazioni fatte da Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, alla trasmissione ‘Radio Anch’io lo Sport, su Rai Uno, sulla necessità di un regime di tolleranza zero a livello disciplinare come medicina per gli errori arbitrali)


Sono parole pesanti, anzi gravi, quelle di Nicchi, che fanno capire come ormai la nave del calcio viaggi senza bussole né radar, e navighi a vista: ma serve un oculista, e di quelli bravi.
Infatti Nicchi, con le sue ‘minacce’ ci ricorda tanto uno di quei professori di cui si dice ‘che non sanno tenere la classe’. E pensano di evitare il parapiglia con punizioni a tutto spiano: basta una matita che cade o un bisbiglio sommesso e per gli alunni son guai. L’effetto ottenuto è l’opposto di quello previsto: perché stare al di là della cattedra dà solo autorità, non autorevolezza, che è dote della persona, un qualcosa che nessun ruolo può conferire. E i discolacci si beccheranno pure le punizioni, ma di fatto al malcapitato docente rendono impossibile lo svolgimento del suo lavoro, abbassandolo al ruolo di un cane da guardia che abbaia alla luna.
Quando Nicchi dovesse decidere di dar seguito alle sue parole, le partite finiranno magari sette contro sette, ma il livello non migliorerà, anzi: oltre a non guadagnarne lo spettacolo, ci sarà ancora maggior spazio per recriminazioni, moviole, confronti, accuse, veleni. Altro che metter ordine in campo…
Eppure Antonio Conte l’aveva pur data a Nicchi dopo Parma, una dritta; si era, sì, certo, giustamente lamentato degli errori arbitrali: perché la museruola invocata da Nicchi è un qualcosa che ripugna a chiunque abbia una lontana idea di cosa sia la libertà di espressione, un diritto irrinunciabile, garantito dalla nostra Costituzione, basta rispettare la forma, come ha ricordato più volte Marotta. Ma Conte aveva anzitutto bacchettato i suoi ragazzi per la loro imprecisione in fase di conclusione. Solo riconoscere i propri errori consente di migliorare: non rilevarli e pretendere che gli altri non li rilevino, addirittura non li scoprano, è il sistema più sicuro per ripeterli all’infinito.
Perché di errori si tratta, in fondo: errori umani, quello che adesso, invece che un’ovvietà, sembra diventato un mantra; peccato che le stesse cose nel 2006 fossero altro. Nella stessa intervista Nicchi difende Gava per l’espulsione di Balzaretti, per fallo da ultimo uomo: Balzaretti salterà il Milan. Non si tratta dunque di ammonizione preventiva. Perfetto. Ma il povero Dattilo, che a Napoli si è beccato un anno e quattro mesi, è stato mandato al patibolo per aver espulso, su input dell’assistente Camerota, Jankulovski, reo di aver sferrato un pugno a Mannini. Quella, si disse, fu ammonizione dolosa: perché Jankulovski avrebbe saltato la Juventus; e bisognava compiacere il sentimento popolare.
Sono errori umani, dunque: ma Nicchi, invece di riconoscerli, discuterne e cercare le soluzioni per uscire da una situazione non facile (ci sono ancora tante partite da giocare, c’è in palio tutto: lo scudetto, l’Europa, la retrocessione) si arrocca nel suo fortino: alla lezione di Conte ha indubbiamente preferito quella di Abete che, dopo aver detto che la Figc non è un fortino (ma se è per quello aveva detto anche l’etica non va in prescrizione, e sappiamo com’è finita), vi si è arroccato dentro, blindandolo con un muro di incompetenze.
Altro che la modernità sognata da Vaciago: quello del nostro calcio è un mondo vecchio, popolato da figure che pretendono di essere eterne, eternamente al potere, eternamente immuni da critiche. Persone dotate di solo autorità, non di quella autorevolezza che sola potrebbe metterle in grado di gestire un universo così complesso, portatore di tanti interessi e carico di tante tensioni, che questa stessa casta ha acuito con la sciagurata gestione di Calciopoli.

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