Il tremendismo? Non esiste più.

ChielliniBasta la Juve 2 per aver ragione del Toro. Un segnale importante, un’iniezione di fiducia considerevole, in attesa del complicato ritorno di Champions League, e, in generale, per il finale di stagione. Ranieri recupera quasi tutti, Camoranesi e Zanetti esclusi, ma il rientro nel gruppo dei grandi malati (Salihamidzic, Zebina, ci sarebbe anche Knezevic, ma accostare a uno come lui l’appellativo di “grande” è eccessivo in ogni senso) consente a Tinkerman di offrire il meglio di sé, stravolgendo la formazione-tipo in modo totale.
Giovinco, Iaquinta, Poulsen, Salihamidzic, Zebina, probabilmente Marchisio e altrettanto probabilmente l’involuto (ma forse sarebbe più giusto dire esausto) Amauri, difficilmente saranno in campo martedì, in quello che, stasera si è capito, per tutti sarà l’appuntamento cruciale di tutta la stagione. Ma, come si diceva in apertura, questa Juve basta e avanza per aver ragione di un Toro che, classifica alla mano, lotterà sino alla fine per non retrocedere con Chievo, Bologna e Lecce. Avessi detto. E’ per questo che nessuno tra i tifosi bianconeri presenti tra gli opinionisti tv e ancor meno quelli presenti sui forum, si è strappato i capelli alla lettura della formazione di partenza della Juventus.
Il Toro è ormai una squadra con la quale si possono fare calcoli, per la Juve il derby è bello vincerlo per non subire sfottò, ma la desuetudine a certi livelli dei granata rende ormai questa partita paragonabile a quelle con le sopracitate rivali della squadra di Cairo. Novellino punta tutto su Rosinaldo, controversa bandiera sempre sul filo dell’”amore-odio”, che con la sua pimpante verve mette in difficoltà chiunque. E il popolo granata sfodera il proprio orgoglio e lo stadio si permea del proverbiale tremendismo. Ma, come sempre, la brillantezza del numero 10 granata si manifesta a distanze siderali dall’area di rigore, prima che il buon Alessandro (quello “minore” tra i capitani delle due torinesi) vada fuori giri e termini prematuramente la sua gara con la gambetta stirata. Nulla di nuovo. E l’unico pericolo vero lo crea Stellone, che salta in perfetta solitudine, ma spedisce fuori in stile Ambrosini nell’ultimo Juventus-Milan. Per il resto: buio totale. Se Dzemaili viene elogiato dai soliti Bergomi-Caressa come fosse un fuoriclasse; se Stellone viene definito “padrone delle palle alte”, sempre da quei due; se il Toro viene riempito di complimenti per il gioco; se vogliamo scrivere e dire di tutto, compresi gli sproloqui di Novellino e Cairo nel dopopartita (l’uno contesta la punizione dalla quale scaturisce il gol, facendo una figura da pirla, per usare un termine caro al suo amico Mourinho; l’altro se ne esce col fuorigioco attivo di Iaquinta, ennesima bestemmia pistocchiana: l’inventore del “fuorigioco dinamico” colpisce ancora!), ma se alla fine di tutto questo, il migliore in campo assoluto è Sereni, cosa resta da dire e scrivere?
La Juve crea tre occasioni nitidissime; una con Salihamidzic, che coglie un palo con un tiro ravvicinato sul quale Sereni si supera, e due con Iaquinta, una di piede in apertura e un’altra con una gran zuccata: in entrambe le occasioni Sereni mostruoso. Vincenzone si conferma l’attaccante più in forma al momento, pericoloso sotto porta, bravo a ripartire e a far salire la squadra, esattamente come nel primo tempo di Roma, dove il calabrese aveva messo in crisi la difesa laziale in diverse occasioni. E Vincenzone ha poco supporto da Amauri, che pare proprio avere le batterie scariche. Iaquinta meriterebbe la segnalazione come migliore in campo, e probabilmente gli spetterebbe pure, anche se l’uomo decisivo del derby è l’uomo derby per eccellenza, viste le sue caratteristiche agonistiche: Giorgione Chiellini. Il livornese segna su imbeccata del subentrato Nedved, e tutto sommato passa una serata tranquilla, viste le punte del Toro. “Stakanov” Molinaro non demerita, nonostante le “insidie” portate dal tanto strombazzato (dai due fanfaroni di Sky) Abate, mentre arrivano buone notizie anche da Marchisio, soprattutto perché trovatosi a condividere il reparto con l’enigmatico Poulsen, che a dir la verità stasera non sfigura, forse perché trova avversari del suo livello e con gli stessi stivali ai piedi, ma dimostra che giocatore pazzesco sia: sempre frettoloso quando servirebbe temporeggiare, altrettanto lento quando sarebbe necessario accelerare. Un doveroso cenno al rientro di Zebina, che, nel dopopartita dichiara: “forse dopo due anni e mezzo ho risolto i miei problemi”. Speriamo, un cambio in quel ruolo serve come l’ossigeno.
In conclusione, pratica Toro superata abbastanza agevolmente, il Cuore Toro, la retorica del Tremendismo, del Dodicesimo Uomo della Maratona, nel 2009 sono ormai retaggi di un ricordo frantumatosi giusto 60 anni fa. Storie di anziani signori che portavano i pantaloni corti quando Valentino rimboccava le maniche e il trombettiere suonava la carica. Immagini di un tempo in cui il Filadelfia non era ancora un sito archeologico. Il presente granata significa mesi di passione, mentre per noi sono in arrivo missioni importanti. Martedì ne avremo una quasi impossibile; se per quella sera qualcuno volesse riservarci sorprese, sappia che sarebbero molto gradite.

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