Anno nuovo, vita vecchia?

meloRieccoci.
Ci eravamo augurati che quella Juve di un anno fa, parente stretta della creatura fragile di inizio stagione, fosse scomparsa.
Ci eravamo illusi?
Ok, vada per la jella nerissima di Quagliarella (auguri di cuore) proprio alla vigilia di quello che sarebbe stato un ritorno a casa, da avversario, a testa alta; vada per l’inferiorità numerica; vada per gli errori (oggi tanti, forse i primi) di Del Neri.
Ma subire quattro gol dal Parma e rischiare di capitolare almeno altrettante volte non è mai roba da Juve.
I bianconeri non perdevano dal 23 settembre: in mezzo una sequenza di pareggi (troppi) e mini-imprese attraverso le quali si era giunti a costruire un impianto solido e una mentalità che pareva figlia di un ripristinato DNA juventino.
Nessuno era riuscito a mettere sotto i ragazzi di Del Neri in questi tre mesi e mezzo, non nel risultato e neppure sul piano del gioco. Oggi si è tornati all’incubo del campionato scorso.
Niente carattere, niente coraggio, al contrario tanta sfiducia e fragilità.
Non basta ricorrere alla scusa dell'inferiorità numerica per giustificare una simile disfatta morale, più che tecnica.
E la zona Champions League ad oggi sarebbe perduta.
L’infortunio che ha colpito l’unico attaccante convincente fino ad oggi, sostituito dal dimagrito ma sempre impresentabile Amauri, ripropone pesantemente il peccato originale di questa gestione: non aver comprato una grande punta da area di rigore in estate.
Inutile ritornare sul tormentone Dzeko, ormai sfumato (a proposito del suo mancato acquisto, sfoggio di basso equilibrismo da parte di Marotta nel prepartita), ma un’attenta valutazione del parco attaccanti (tecnica, anagrafica e sanitaria) avrebbe dovuto suggerire che quello del centravanti era il primo vuoto da colmare, molto più urgente dell'acquisto di una mezza dozzina di esterni.
Lo sapevamo tutti, tranne la società. Oppure lo sapevano ma evidentemente “non ne hanno voluto sapere”. Si è intervenuti altrove, e con quanta efficacia lo si capirà a maggio.
Non bastano tre/quattro mesi di iniziale furore per etichettare alcuni buoni giocatori come fenomeni, i giudizi parziali sono spesso ingannevoli, proprio perché prendono in esame un periodo ristretto.
Chi si ricorda dei primi quattro mesi juventini di Amauri? Un giocatore devastante, un piccolo surrogato di Ibrahimovic, almeno in fase realizzativa e di presenza offensiva: 11 gol da settembre a dicembre, 1 solo da gennaio a maggio. I “talenti scontenti”, le “occasioni”, “le scommesse”, in una parola gli scarti degli altri, possono aiutare a completare la rosa, ma non possono farle compiere un salto di qualità decisivo.
Così come certi difetti di una persona dal carattere troppo esuberante non si possono eliminare del tutto e, se tornano alla ribalta proprio pochi giorni dopo il proclama “Mi sono ripreso la Juve, ho riconquistato i tifosi”, fanno sorridere amaramente e riavvolgono il nastro fino alla stagione passata, quando il teatrino dell’assurdo andava in scena, per dirla alla maniera di Al Pacino, ogni maledetta domenica.
Una Juve che sia Juve una bella multa al “Twitter-dipendente” gliela infliggerebbe di sicuro. Staremo a vedere.
Quanto al mister, troppo affrettata la scelta di togliere Del Piero, cui non rinnego certe critiche, ma nel caso specifico non posso negare che, oltre a disporre di qualità tecniche e carismatiche superiori rispetto a tutti i suoi compagni, Ale sia di una spanna superiore anche sul piano dell’intelligenza tattica. Non avrei tolto una punta, in effetti.
Aquilani, ottimi piedi, buona visione di gioco, è arrivato a 26 anni con due problemi che lo hanno limitato e finora emarginato dai grandi palcoscenici: la fragilità fisica e la discontinuità. Perso Melo, serviva fisicità in mezzo e avrei tolto il romano per far legna a centrocampo.
E qui faccio un esempio che Dio solo sa quanto mi costi: Mourinho, in quel famoso Inter-Sampdoria rimase in 9 contro 11 ma non sostituì una punta, semplicemente chiese agli uomini del tridente di moltiplicare gli sforzi, coprendo e ripartendo.
Andò vicino a vincere la partita.
Oggi Del Neri ha pensato di affiancare ad Amauri Krasic, sul quale ormai le difese raddoppiano sistematicamente e il serbo, se non ha spazi, non ha nemmeno qualità tecniche che gli consentano di fare la differenza nel breve. Altro errore, come errore è stato commesso appena trovato il gol dell’1-2: farsi trovare così sguarniti un minuto dopo è imperdonabile.
E’ stata questa la situazione più terribile, quella che mi riportato ai momenti più brutti della scorsa stagione.
Due riflessioni sul pubblico: la prima riguarda le contestazioni all’indirizzo di De Marco, che ha scontentato tutti (Parma compreso) e di fatto non ha inciso al contrario di quanto avvenuto in altri campi: forse manca un giallo a Paci nell’occasione dell’espulsione di Melo, ma risparmia un giallo a Krasic, che dopo l’episodio di Bologna non pare aver imparato la lezione.
Il serbo deve capire che riguardo alla Juve certe cose vengono ingigantite, che con la Juve si usa la lente d’ingrandimento mentre altrove si lascia correre. E regolarsi di conseguenza.
Seconda riflessione: che senso ha, prima del match e a partita abbondantemente chiusa, prendersela con Eto’o prendendo a prestito un coretto, fra l’altro abbastanza insignificante, cantato da tutto il popolo milanista alla fine dell’ultimo derby?
Un messaggio per Marotta, che prima della partita si era distinto, in collegamento con lo studio di Sky, per una figura poco edificante, piena di contraddizioni sull’argomento-Dzeko, sfumato “per colpa della norma sugli extra UE” ma, poco dopo, incalzato su altri “grandi obiettivi tesserabili” (Gareth Bale, nello specifico) ha fatto retromarcia “perché le linee guida sono altre…”.
Allo stesso Marotta, suggeriamo di osservare i gol con i quali hanno vinto le loro partite Milan e Roma: se questo significa concretizzare il recente auspicio dell’ex AD doriano, cioè “contare di più fuori dal campo”, figuriamoci cosa potrebbe accadere se contassimo quanto contiamo sul mercato internazionale…
E, infine un suggerimento ad Andrea Agnelli, se me lo permette: ammirevole il coraggio mostrato a fine partita, nel metterci la faccia al posto di Marotta, ma la prossima volta, Presidente, lasci pure tale incombenza all’amministratore delegato. Ad uno dei due, visto che a ricoprire quella carica alla Juventus sono Marotta e il francese.
E soprattutto, caro Presidente, ricominci a frequentare un pochino di più il garage di casa: Lei sa benissimo cosa intendo…

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19 aprile 2014, ore 18.30

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