Parma-Juventus: l’ultima finale persa

marottaE’ finita anche l’ultima finale, quella che avrebbe dovuto tenere aggrappata la Juventus a quel sesto posto utile per entrare in Europa League, e che invece ha quasi sicuramente sancito la mancata qualificazione di Madama alla prossima manifestazione continentale minore. Non è la matematica a condannare la truppa di Del Neri, dopo la sconfitta per 1-0 sul campo del Tardini, ma dovrebbero bastare la logica ed il buon senso: assurdo pensare che nell’ultimo turno di campionato la Juventus possa battere il Napoli e contemporaneamente la Roma perdere all’Olimpico contro una Sampdoria già retrocessa. E così nell’anno dell’inaugurazione del nuovo stadio, quello stadio da “vivere sette giorni su sette“, secondo più citazioni dei vari personaggi che negli ultimi cinque anni hanno occupato, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, senza alcun riguardo per la meritocrazia, le scrivanie di Corso Galfer 32, la Juventus vi giocherà solamente una volta ogni quindici giorni: non male per chi pensava e sperava che lo stadio, di cui peraltro non conosciamo ancora il nome, ma in cui siamo ben consci dell’esistenza di otto tiranti (che ci ricorderanno, almeno per i prossimi 30 anni il passaggio a Torino, di Jean-Claude Blanc), potesse davvero costituire un’ulteriore spinta per i ricavi societari attraverso stime che quasi sicuramente dovranno essere riviste verso il basso.

Juve fuori dall’Europa insomma, come non accadeva dalla stagione 1990/91 (sul campo, escludendo quindi le annate 2006/07 e 2007/08 causa Farsopoli), quella del presidente Montezemolo e di Gigi Maifredi, che avrebbe dovuto portare da Bologna a Torino il suo calcio champagne: ambedue silurati a fine stagione. A 20 anni esatti di distanza i responsabili principali sono identificabili in Beppe Marotta e Luigi Del Neri, entrambi arrivati da Genova: entrambi avrebbero dovuto imporre le loro idee a Torino, proprio come l’ex tecnico bresciano, come se la Juventus, con la sua storia ultracentenaria di vittorie, avesse potuto/dovuto imparare qualcosa da chi ha avuto come massimo risultato nella propria carriera un quarto posto. E cosa hanno portato a Torino dalla città della Lanterna? Nulla, se si esclude una campagna acquisti fatta di prestiti gratuiti, onerosi, con riscatti e controriscatti, e pacchi pagati a peso d’oro (Marotta) e una filosofia di gioco monomodulo (4-4-2), improntata sulle fasce, che però mai si è vista in 37 partite di campionato (Del Neri). Risultato?? Una delle stagioni più disastrose dell’intera storia del club più titolato d’Italia, riconoscimento di cui potremmo andare fieri ancora per qualche anno, se tra le stanze del Lingotto non si deciderà una volta per tutte di investire non solo in termini monetari, ma anche in termini di risorse umane. In questi giorni sui media leggiamo e ascoltiamo di probabili investimenti per rafforzare la squadra: ma davvero i vertici Exor vogliono affidare ingenti somme di denaro (semmai ce ne dovessero essere) a chi ha costruito una rosa che ha una qualità di base non troppo diversa quella di un Cesena o Lecce qualsiasi?? Una rosa in cui non c’è nessuno capace d’inventare un dribbling o una giocata in grado di cambiare il corso di un match?? A chi si accontenta di poco, a chi non ha ambizioni ed è sempre pronto ad accampare scuse e ad appellarsi a giustificazioni?? A chi ha costruito una rosa capace di conquistare 9 punti su 18 contro le tre squadre retrocesse?? Altro che aumenti di capitale, chi ha costruito questa rosa (Marotta) dovrebbe avere la dignità di rassegnare le proprie dimissioni, tentando di dare uno straccio di spiegazioni: invece colpisce il modo in cui costui cerca di giustificare il proprio operato a dispetto di un fallimento totale. C’è da dire che il signor Marotta, in questo atteggiamento, è in compagnia di Del Neri, colui che solo ieri, nella conferenza stampa pre-gara ci teneva a ribadire che “il mestiere me lo devono spiegare in pochi". Ebbene, oggi ci ha dato l'ennesima prova di inefficienza e presunzione, mandando in campo una squadra senz’anima, senza dignità, schierata con il centrocampo peggiore della sua storia: due attaccanti adattati sulle fasce (Pepe e Martinez), un incontrista spacciato per regista circa due anni fa e strapagato 25 milioni di euro (Melo) e un giovane ragazzo della Primavera (Giandonato), sostituito dopo 45 minuti con un giocatore (Traoré), che molti di noi non hanno ancora capito non solo che ruolo abbia (terzino? esterno?), ma anche per qual motivo sia stato acquistato tanto frettolosamente nelle ultime ore di mercato (vero, Marotta?). Prenda esempio, Del Neri, dal suo collega Colomba, che in poche giornate è riuscito a dare un’idea di gioco e di collettivo alla sua squadra, cosa che il tecnico di Aquileia non è riuscito a fare dopo oltre 50 incontri ufficiali. In un anno intero, insieme a chi lo ha voluto portare con sé a Torino, è riuscito nell’intento di non ottenere una qualificazione qualsiasi per l’Europa. Complimenti. Ora si levino dalle scatole, entrambi.

Detto ciò, cosa dire della partita?? Poco o niente. Una Juventus simile a quella già vista a Firenze e Roma contro la Lazio: arrendevole, intimorita e incapace di tessere qualsiasi trama offensiva. In quelle due occasioni la compagine di Del Neri venne salvata dalla pochezza offensiva dei viola e dall’harakiri finale dei biancocelesti, oggi invece è stata punita da quel Giovinco (grandissimo goal dopo le due pere dell'andata) che avrebbe fatto comodo alla Juve 2010/2011: d’altronde i buoni giocatori (non campioni o fuoriclasse) è meglio darli via, la rosa è già ricca di fenomeni, non servono, anzi sì: a mettere insieme qualche spicciolo per andare a comprare ad esempio Martinez (12 milioni, caro Marotta, Lo Monaco ancora ringrazia) per metterlo sulla fascia e poi scoprire che in quel ruolo c’entra come i cavoli a merenda. Complimenti vivissimi ancora. Una sola nota positiva, l’ammonizione di Marco Motta, che risparmierà nell'ultima gara di campionato i pochi volenterosi che guarderanno Juve-Napoli, allo stadio o in tv, dalla visione del terzino più inadeguato che abbia indossato la maglia bianconera. Una prestazione scialba, pessima, grigia, per essere buoni. Grigia come le maglie della Juve, grigia come il cielo sopra il Tardini, dove i tifosi parmensi hanno potuto festeggiare una salvezza raggiunta anche grazie ai 6 dei 45 punti che il Parma ha conquistato contro i bianconeri tra andata e ritorno. Cosa che non succedeva dalla stagione 1998/99 (come allora 1-0 al Tardini e 4 gol incassati a Torino), ma allora la Juventus, alla fine di un ciclo di vittorie sensazionale, si piegò per ben due volte al Parma di Crespo, di Chiesa, di Thuram, di Cannavaro, di Veron, di Buffon (quello vero, non la controfigura propinataci da almeno un anno e mezzo). Oggi la Juventus che avrebbe dovuto riscattare la vergognosa annata 2009/10 si è dovuta arrendere al Parma di Giovinco, di Bojinov, di Candreva (che all’80 stava per realizzare un altro gol dell’ex), di Amauri (in panchina per problemi fisici, ma che avrebbe quasi sicuramente trovato una giornata di gloria al pari del suo compagno) e di altri buoni mestieranti che nulla hanno a che vedere con il Parma stratosferico degli anni ’90, proprio come la Juve attuale: che tristezza, gente!

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