Orrori di stampa/1

giornalisti che scrivono inesattezzePontefici del calcisticamente corretto, affollano le redazioni italiche, parlando e scrivendo a vanvera perché, nella migliore delle ipotesi, "ignorano" la materia di cui si professano accademici. Non conoscono atti, sentenze, testimonianze: per loro Paparesta è ancora chiuso nello spogliatoio e "ci sono telefonate e telefonate". Servono i loro lettori con informazioni errate e fuorvianti. Per informare bene forse è meglio che si informino prima bene loro. Nel frattempo, tocca a noi bacchettarli.

09.04.2010 - SKY - di Federico Ferri - Guardate il video allegato. (cliccate sulla foto sotto).
Questo video sarebbe da mostrare nelle scuole di giornalismo per far capire cosa non deve essere il giornalismo. Ferri in soli due minuti dice una cosa e ne fa un'altra. Alla fine ci tranquillizza dicendo: "Saremo attenti a registrare qualunque novità. Noi di SKY ci saremo il 13 aprile a Napoli. Cercheremo le risposte, senza fare battaglie di parte". Ora siamo tutti più tranquilli. SKY vigila, ci sarà, sarà imparziale. Beh, è quello che dovrebbe fare qualsiasi giornalista senza doverlo annunciare. Peccato, però, che due minuti prima Ferri si erga a giudice, al posto della Casoria, ed emetta la sentenza, dopo aver indossato anche la toga del pm, dell'accusa: "Il clima che si sta creando non ci piace, l'informazione di parte, neppure. Abbiamo detto che, al momento, le nuove intercettazioni, quelle che tirano in ballo Moratti e Facchetti, ma anche Galliani, Cellino e Zamparini, paragonate a quelle del 2006 sono come un pugno al confronto di una revolverata. [...] Impossibile che venga punito quanto chi ha sparato". Alla faccia del "senza fare battaglie di parte". Ferri sta da una parte sola.


Il molto imparziale Ferri di SKY

09.04.2010 - Corriere.it - di Fabio Monti - Monti si fa portavoce del pensiero morattiano e lo sintetizza così: "Facchetti è un personaggio al di sopra di ogni sospetto e Moratti non accetterà mai giudizi diversi da questo, chiunque sia a pronunciarli". Monti si impegna poi per capire i motivi dell'ira morattiana, scrivendo: "I distinguo sono tanti, a cominciare da chi chiamava chi per finire al contenuto delle telefonate. Tra la scelta di fornire tessere con utenze straniere ad arbitri e designatori e rispondere per un gesto di cortesia ad un designatore, che telefona ad un presidente di società, c’è o dovrebbe esserci qualche differenza".
Ci stavamo preoccupando non vedendo la firma di Monti, per giorni e giorni, sui fatti nuovi di Calciopoli. Moratti ha parlato e Monti è tornato, con i suoi distinguo. Sul "chi chiamava chi" gli rispondiamo subito: Facchetti chiamava Bergamo e De Santis, arbitro in attività, Moratti lo avrebbe fatto con Bergamo "Ieri sera stavo per chiamarla io...". Sulle utenze straniere, teoria non suffragata da prove oltre ogni ragionevole dubbio, vedi replica a Severgnini.

09.04.2010 - Repubblica - di Angelo Carotenuto: "Via Lippi, via Cannavaro, via Buffon dalla nazionale. Che vergogna, stiamo a casa, non andiamo ai Mondiali. Era questa l’aria che tirava nella primavera 2006, quando Napolitano saliva al Quirinale e il calcio sprofondava nella melma di Calciopoli. Questo trovarono Guido Rossi e i suoi uomini (Nicoletti, Gamberale e Albertini) al loro insediamento in Figc. L’Italia che sventolava la forca per i divi del pallone. [...] L’Uefa chiedeva pulizia e rapidità. Voleva che si tenessero i processi, ma pure che ci fosse una classifica per poter iscrivere le italiane alla Champions. Ecco come arrivò lo scudetto all’Inter. Senza classifica, tutte fuori. [...] E il 26 luglio la decisione, scudetto all’Inter, prima della nuova classifica. Una norma concedeva ai commissari la facoltà discrezionale di non assegnare il titolo. Discrezionale, non arbitraria. Ci doveva essere un motivo. Ma con il senno di allora. E non ce n’era uno per attribuire all’Inter «atti non limpidi».
Sarebbe stato più corretto scrivere che, più che l'Italia, fu la stampa italiana per prima a sventolare la forca. Giornali come la stessa Repubblica, Gazzetta, Corriere dello Sport e Corriere crearono il "sentimento popolare" che portò gli italiani ad accalcarsi sotto la forca. L'Uefa chiedeva una classifica altrimenti "tutte fuori", ha ragione Carotenuto, che sbaglia, però, nell'inserire subito dopo la frase "Ecco come arrivò lo scudetto all'Inter", quasi a lasciar intendere che lo richiedeva l'Uefa. Recupera Carotenuto ricordando che era un'opzione "discrezionale" assegnare quello scudetto, ma ricade in errore quando scrive che non c'erano "atti non limpidi" a carico dell'Inter. Informiamo Carotenuto che il 25 maggio 2006 l'ANSA rese pubblica questa notizia: "Il Gip del Tribunale di Udine, Giuseppe Lombardi ha accolto la richiesta di patteggiamento dell'attaccante uruguayano Alvaro Recoba dell'Inter e del dirigente nerazzurro Gabriele Oriali, infliggendo la pena di sei mesi di reclusione ciascuno (sostituita con una multa di 21.420 euro) per i reati di concorso in falso e ricettazione nell'ambito dell'inchiesta sulle procedure seguite per far diventare comunitari giocatori che non avevano antenati in Europa. Oltre al concorso in falso per l'assenza di antenati in Europa, a Recoba e Oriali l'accusa contesta il reato di ricettazione relativo alla patente italiana ottenuta dal calciatore uruguayano, che faceva parte di un gruppo di documenti rubati negli uffici della Motorizzazione di Latina". Nel dispositivo di sentenza il giudice Lombardi scriveva anche: "Dagli atti risulta che almeno in due momenti Oriali deve essersi consultato con i propri superiori: il primo quando si trattò di dare il "via" alla pratica in Argentina ed il secondo quando si trattò di effettuare su indicazione di Krausz, il bonifico di 80.000 dollari, che evidentemente doveva essere autorizzato dai vertici societari. (...) e d’altra parte l’inesistenza nei libri contabili della Società di un pagamento di tale importo potrebbe significare che alla liquidazione del compenso si sia provveduto in forma non ufficiale". Carotenuto, un "atto non limpido" c'era già allora.

09.04.2010 - milannews.it - di Luca Serafini: "Il calcio italiano era in mano a una gang (Moggi, Giraudo, il presidente della Federazione Franco Carraro impunemente, inspiegabilmente lasciato andare, il vicepresidente Mazzini, i designatori Bergamo e Pairetto, alcuni arbitri oltre –a latere – alla scimmietta muta, sorda e cieca attualmente alla presidenza Figc, Abete) che determinavano andamento e risultati delle partite. Le vittime sacrificali sono state in particolare Milan, Fiorentina e Lazio. [...] in un decennio in cui il club rossonero ha vinto un solo scudetto, ma 2 Champions disputando 3 finali, è un po’ dura sostenere che rubasse [...] La Coppa dei Campioni del 1993 (Marsiglia-Milan 1-0), revocata al Marsiglia e non assegnata".
Moggi parlava di arbitri e qui si parla CON gli arbitri, Moggi discuteva di griglie ipotetiche e qui si parla di griglie con dentro arbitri preclusi per avere l'arbitro gradito. Ma, soprattutto, nessuno pare preoccupato delle strategie altrui ma solo del proprio orticello. Colloqui come quello tra Collina e Meani mostrano un'amicizia che ha abbattuto i freni inibitori e i ruoli istituzionali. Inoltre, invitiamo Serafini a consultare almeno un almanacco: nel periodo di Moggi alla Juventus il Milan ha giocato due finali di Champions e ne ha vinta una, mentre la Juve ne ha vinta una ma giocato quattro finali. La Champions revocata la Marsiglia, poi, è una falso. Mai revocata.

08.04.2010 - Il Messaggero - di Massimiliano Gasperini: "...andiamo a vedere cosa è stato accertato sul fronte Juventus: Moggi che per parlare con più libertà aveva fornito ai designatori schede telefoniche svizzere; l'arbitro Paparesta chiuso per punizione nello spogliatoio di Reggio; le scuse del medesimo al direttore generale della Juventus. Telefonate molto più compromettenti, senza contare che Giraudo è già stato condannato a 3 anni per associazione a delinquere".
Eccone un altro: Gasperini come Travaglio, come Pagani. E' agli atti che Paparesta non venne chiuso nello spogliatoio; si trattava di millanteria. Telefonate più compromettenti della Facchetti-Mazzei sulla griglia con tanto di nomi e due arbitri preclusi su tre consigliati? Quale? Inoltre, è buona norma ricordare che per Giraudo si è chiuso solo il primo grado, ed in Italia si è colpevoli solo dopo il terzo grado.

08.04.2010 - bocca.blogautore.repubblica.it - di Fabrizio Bocca: "Tanto peggio, tanto meglio: il rischio è che il gran polverone di questa Calciopoli bis confonda tutto. E non è escluso che questo sia lo scopo. E cioè che i colpevoli diventino innocenti e viceversa. Aprire una nuova inchiesta, per cercare di saperne di più di fronte alle nuove telefonate con nuovi protagonisti (Moratti, Facchetti, Cellino, etc) e possibili colpevoli, non può diventare, automaticamente, riaprire il vecchio processo con vecchi protagonisti già condannati (Moggi, Giraudo etc). [...] Calciopoli ha molte verità sufficientemente accertate: le sim svizzere agli arbitri e la condanna di Giraudo per associazione a delinquere in primo grado, sono fatti concreti. [...] Forse presto la difesa esibirà telefonate compromettenti, ma per ora siamo all’inciucio e non all'illecito strutturale".
Bocca ha già stabilito, prima di ogni tribunale, chi sono i colpevoli e chi gli innocenti. Singolare poi il concetto di giustizia: aprire una nuova inchiesta ma non toccare il precedente processo. Come se questi fatti nuovi non siano collegati allo stesso filone. Come dire che, se un pentito confessa di essere stato lui a compiere un delitto per il quale è in carcere un altro, si deve aprire un nuovo processo per il reo confesso, ma non rivedere quello dell'innocente che marcisce in carcere. Sulle sim svizzere date agli arbitri deve avere prove che neppure Di Laroni ha potuto esibire in aula a Napoli. Inoltre, l'inciucio non è almeno violazione dell'art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva? E lo sa Bocca che sei violazioni dell'art. 1 sono diventati "illecito strutturato" per la Juve?

08.04.2010 - Corriere della Sera - Non firmato - "L'impressione è che qualcuno sapesse di avere il telefonino sotto controllo e che per questo fosse molto attivo nell'allargare il giro degli interlocutori".
Sono stati Ruggiero Palombo e la Gazzetta a lanciare l'ipotesi che, sapendo di essere intercettati, i delinquenti della cupola di Moggi abbiano fatto delle telefonate anche all'Inter in modo da coinvolgerla; un'ipotesi davvero ardita, fatta appena uscita la prima intercettazione in cui Bergamo chiama Moratti (che peraltro risponde "volevo chiamarla io"). Tanto ardita che, nel frattempo, è uscita l'altra telefonata, quella in cui Facchetti chiama De Santis e la teoria di Palombo è stata fatta a fettine.
Così il Corriere fa una tripla brutta figura: intanto perchè copia la Gazzetta, d'accordo che sono come fratello e sorella, ma non starebbe bene lo stesso; poi perché riporta non una gazzettata ma una cazzata vera e propria; infine perché la redazione del Corriere dimostra, anzi conferma, che su quello che sta succedendo al processo di Napoli è rimasta troppo indietro, non è informata e, quindi, non è in grado di informare.

08.04.2010 - Corriere Fiorentino - di Gianfranco Teotino: "Per la verità, a leggere bene le conversazioni fra Bergamo e Moratti (allora non erano vietate) non vi si ravvisa nulla di illecito da parte del patron interista, neppure da un punto di vista etico. E’ lui a essere chiamato, non a chiamare, e a doversi sorbire i tentativi di «captatio benevolentiae» del designatore degli arbitri che cerca di rassicurarlo...[...] Un po’ diversi tono e contenuti delle telefonate che coinvolgono Facchetti, ma anche in quel caso si ha la sensazione di ascoltare uno che cerca equità, non favori. A Mazzei, designatore dei guardalinee, chiede di avere gli assistenti migliori, non, come altri facevano, gli assistenti amici e chiede anche il «numero uno degli arbitri», non detta le griglie con gli arbitri preferiti. [...] Alla vigilia della doppia sfida con l’Inter, bisogna dire forte che se c’era un’associazione a delinquere lo stabiliranno i tribunali con le loro sentenze, ma che un’organizzazione che falsava i campionati comunque c’era e la giustizia sportiva l’ha già stabilito. E di questa organizzazione né Moratti né i Della Valle facevano parte. Ne erano vittime.
Spregiudicato Teotino. Ora scrivono in tanti la verità, ovvero che parlare con i designatori non era vietato, mentre nel 2006 scrivevano di illiceità dei contatti fra dirigenti di club e designatori. E' arrampicarsi sugli specchi difendere Moratti facendo notare che "E’ lui a essere chiamato, non a chiamare...", quando nella telefonata Moratti confessa "Ieri sera stavo per chiamarla io" rispondendo a Bergamo. Su Facchetti Teotino si supera: ricerca di equità e non di favori. Come no, chiedere come arbitro "il numero 1 degli arbitri" non è chiedere un favore. Ignorare che, quando Mazzei risponde "per l'arbitro c'è un sorteggio", il "Cipe" suggerisce la soluzione "Ma dai! Lì non devono farlo il sorteggio... basta mettere in griglia due che non possono essere designati: De Santis che ha fatto la Juve domenica scorsa e Rosetti che è di Torino" è falsare il senso della telefonata. Alla faccia del "non dettare le griglie con gli arbitri preferiti" da parte di coloro i quali "erano vittime". Sulle conclusioni, una sola considerazione: la volontà di Teotino di sbrigarsela in fretta con "l'organizzazione che falsava i campionati comunque c’era e la giustizia sportiva l’ha già stabilito" assomiglia a quella dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia per ripararsi mentre attorno a lui la savana brucia. Pareri molto più autorevoli del suo sono già stati espressi, ma lui finge di non accorgersene.

04.04.2010 - Travaglio - "E la disdicevole dimestichezza dei dirigenti nerazzurri con il mondo arbitrale, per quello che è emerso, non configura alcuna notizia di reato, dunque bene han fatto i magistrati di Napoli a escluderla dal processo.
Le inesattezze sono tante che dobbiamo analizzarle una per una. I magistrati di Napoli non hanno escluso queste intercettazioni "sfuggite" dal processo, perché negare che ci fossero equivale ad affermare che non ne conoscevano l'esistenza. Il 27 ottobre 2008 nel rito abbreviato su Calciopoli, in risposta agli imputati che sostenevano che "tutti parlavano con tutti", il pm Narducci afferma: "Balle smentite dai fatti. Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo, o Pairetto, con il signor Moratti, o con il signor Sensi, o con il signor Campedelli. Ci sono solo quelle persone, perchè solo quelle colloquiavano con i poteri del calcio".
Chi sbaglia a vantaggio della Juve e dei suoi amici, viene coperto e salvato. Chi invece sbaglia contro, o fa semplicemente il suo dovere, se ne pente amaramente: viene attaccato dai giornalisti moggiani e punito dagli organi federali. [...]
Citiamo nomi e fatti, acclarati nei processi, o dagli almanacchi, e non per sentito dire al bar dello sport. Nucini, fermato per circa 40 giorni non per aver sbagliato contro la Juventus ma per aver mandato a quel paese pubblicamente Bergamo, fino a prova contraria un suo superiore (in seguito il bergamasco, amico di Facchetti riprende ad arbitrare regolarmente in serie A). Paparesta, fermato per un turno in A dopo Reggina-Juventus, per sua stessa ammissione giustamente. Racalbuto, come ha ricordato Bergamo, per un errore favorevole alla Juve venne fermato per 8 turni. Coppola, assistente in Venezia-Inter, non cede alle pressioni e si rifiuta di "modificare" il referto in cui riporta un cazzotto di Cordoba a Bettarini, per evitare al difensore interista una giornata ulteriore di squalifica. Il guardalinee Coppola non sarà mai più designato in serie A.
Poi ci sono le telefonate intercettate dal Ros di Roma per la Procura di Napoli. Le più inquietanti sono due: quella in cui Moggi racconta di aver chiuso a chiave nello spogliatoio dello stadio di Reggio Calabria l’arbitro Gianluca Paparesta, «reo» di non aver favorito la Juventus contro la Reggina (il direttore di gara, intimidito, nel suo referto non riferirà una parola del fattaccio);
Travaglio come Pagani. Una favola, è stato appurato che è stata pura invenzione, forse millanteria. In particolare Moggi nella telefonata in oggetto dice: "Avrei voluto portar via la chiave", ma se avesse detto: "L'avrei ucciso" oggi sarebbe condannato per omicidio?!
... e quella in cui il dirigente bianconero concorda col designatore Bergamo i sorteggi arbitrali a vantaggio della sua squadra, ma anche di quelle alleate. Il sistema è quello delle «griglie»: le partite sono divise in diverse fasce e così gli arbitri. Basta escludere dalla fascia della Juventus quelli sgraditi a Moggi e inserire quelli graditi, e ogni «rischio» per i bianconeri e i loro amici è azzerato. Tanto più se le griglie le detta lo stesso Lucianone al designatore"
Un esempio su tanti possibili: quante volte Collina non è stato inserito in prima fascia? Mai! Allora era un arbitro gradito alla Juventus?

04.04.2010 - Corriere.it - di Beppe Severgnini: "Leggo e trasecolo: qualcuno vuole paragonare un sistema condannato, esecrato con una telefonata tra il designatore e il presidente dell’Inter. [...] Quattro chiacchiere piuttosto formali. Prima di Inter-Bologna di Coppa Italia (13 gennaio 2005)! Telefonata inopportuna? Chissà, può essere. Ma paragonarla a Calciopoli è come paragonare un petardo con un camion di tritolo: tutt’e due esplodono e possono far male, ma c’è una differenza. [...] Paragonare l’imparagonabile e perdonare l’imperdonabile: un altro aggettivo per definire un sistema che per anni ha controllato gli arbitri, riempiendoli di schede telefoniche straniere, non c’è.
Più che il giornalista potè il tifoso Severgnini. Poco prudente, perché già si diceva che quella non era l'unica telefonata "sfuggita". Ce ne sono e di più gravi. Grigliate con suggerimenti di escamotage inclusi. Altro che petardi interisti e tritolo moggiano. Trovi Severgnini una telefonata in cui Moggi chiede di inserire in griglia due arbitri preclusi per arrivare ad avere l'arbitro desiderato, come fa Facchetti.
A Severgnini, che sventola con tanta sicumera le sim svizzere distribuite agli arbitri, un consiglio: porti le prove a Napoli, così aiuta Di Laroni che, interrogato sull'attribuzione di quelle sim, si è fermato al "presumibilmente" e al "ragionevolmente".

03.04.2010 - Il Fatto Quotidiano - di Malcom Pagani : "Adesso esultano. Gridano al miracolo della verità, sostengono (ma non hanno mai smesso davvero) che Calciopoli sia stato un bluff unidirezionale volto a colpire la Juventus e la triade indirizzata da Moggi. Moratti al telefono con Bergamo, Moratti che si incontra con i designatori, Moratti, Moratti, Moratti. [...] La gioiosa macchina da guerra, il collegio difensivo di Moggi guidato dal legale Prioreschi canta vittoria. [...] Non sembrano rivoluzionarie, solo indicative di un diffuso malcostume. Ma niente titoli da restituire, né giacobinismi di ritorno. La cupola decideva, il fatto che gli altri intrattenessero rapporti ambigui non la solleva da un biasimo ben illustrato da certe porte di spogliatoi calabresi chiuse a doppia mandata".
Sulla prosa di Pagani sorvoliamo. Passiamo alla "disinformazione pura". Pagani è nella nutrita truppa giornalistica che continua a scrivere sciocchezze sul "Paparesta sequestrato". Gli atti relativi a quell'ipotesi di sequestro furono trasmessi per competenza alla Procura di Reggio Calabria, che ha archiviato il caso. Pagani, inoltre, non vede e non sente, il 30 gennaio 2009, quanto riportano tanti giornali, dal Secolo XIX a Tuttosport: "Non una novità processuale (si sapeva già), ma una verità mediatica quella che racconta a La7 Paparesta: niente sequestro, niente chiave girata (la Procura di Reggio ha archiviato da un pezzo). «Finalmente dopo anni posso dire l'unica verità su quel 6 novembre 2004: non sono mai stato chiuso in uno spogliatoio da Moggi»". A Pagani, un consiglio: informarsi prima, se vuole informare.


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19 aprile 2014, ore 18.30

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