Il processo illecito - Parte prima sulla Juventus (3)

IL CASO PAPARESTA
Il libro nero del calcio, vol. 1
pagina 167
“Il caso Paparesta”
La vicenda è nota: dopo la partita Reggina-Juventus 2-1, in cui la squadra bianconera è stata pesantemente sfavorita dall’arbitro Paparesta (cosa ammessa incredibilmente anche dai tiggì di regime), Moggi si reca nello spogliatoio per sfogarsi con l’arbitro e alla fine dello sfogo se ne va chiudendo l’arbitro nello spogliatoio lasciando la chiave inserita (questo almeno è ciò che risulta da una telefonata, ma non da tutte: in un’altra Moggi lascia intendere che “avrebbe voluto” chiuderlo dentro).
Commento dei CC: “…questo episodio denota […] ancora maggiormente la notevole capacità dello stesso di ricorrere disinvoltamente alle più caratteristiche condotte dell’intimidazione di tipo delinquenziale”.
A parte il fatto che l’episodio è stato iper-amplificato a differenza di un episodio analogo che, invece, guarda caso non ha avuto la stessa rilevanza: alla fine della partita Inter-Juventus 1-2 del 12 febbraio 2006, partita vinta dalla squadra torinese meritatamente ad opinione generale dei media, il giocatore Stankovic, in diretta TV chiudeva negli spogliatoi arbitri, guardalinee, giornalisti, giocatori e dirigenti vari, i quali per alcuni minuti rimanevano intrappolati in quelle stanze. Ci volle l’intervento del compagno di squadra Materazzi per riportare alla ragione il giocatore nerazzurro. Due episodi: in un caso il protagonista è stato accusato di sequestro di persona, nell’altro non si è neanche ritenuto di aprire un’inchiesta.
Quello che è invece interessante verificare è che fine farà l’arbitro, ovvero, se è vero che la minaccia di Moggi nei confronti dell’arbitro si concretizza. Stando all’assunto dei CC, ciò dovrebbe essere automatico perché questo episodio denota “…ancora maggiormente la notevole capacità dello stesso di ricorrere disinvoltamente alle più caratteristiche condotte dell’intimidazione di tipo delinquenziale”.
Nella realtà, invece, l’arbitro pur con i palesi errori commessi non verrà neanche squalificato (come avviene spesso per qualsiasi arbitro che abbia commesso gravi errori durante un arbitraggio), ma verrà semplicemente relegato ad un arbitraggio in serie B per due giornate.
Alla faccia del polso e dello strapotere di Moggi, vorremmo dire. Ma questi sono probabilmente particolari insignificanti che i solerti CC non ritengono neanche di dover verificare: quello che avviene nella realtà non ha nessuna valenza ai fini processuali, conta solo quello che viene detto per telefono.
Vorremmo inoltre ricordare che i commenti alle intercettazioni da parte dei CC verranno presi alla lettera nelle accuse federali e riportati nelle sentenze.

L’INTERROGATORIO DI PAPARESTA
Interrogatorio di Paparesta da parte del capo dell'ufficio indagini FIGC Borrelli:
A pag. 2 della prima parte:
"Paparesta: Sulla scia di queste proteste dopo aver raggiunto con difficoltà il tunnel che portava agli spogliatoi, raggiungevo il mio spogliatoio e nelle vicinanze dello stesso trovavo i dirigenti della Juventus, Moggi e Giraudo, molto agitati così come agitati eravamo tutti. Io ero con gli assistenti e, subito dopo, sopraggiungeva anche l'osservatore arbitrale. I due dirigenti della Juventus, paonazzi, si lamentarono dentro lo spogliatoio. A quel punto io dissi di mantenere la calma e in quel momento era presente anche l'osservatore arbitrale, dicendo ai dirigenti juventini che se fosse risultato un nostro errore sicuramente ne avremmo subito le conseguenze".
Si continua a pag. 3:
"Moggi si rivolse al guardialinee Copelli, dicendogli che era vergognoso non dare un rigore del genere; poi passò a Di Mauro e, puntandogli il dito, gli ricordò che tre anni prima a Bergamo aveva commesso degli errori a danno della Juventus".
Ancora a pag. 3:
"Giraudo mi disse, dandomi del lei a differenza di Moggi che, nel suo stato di particolare agitazione, dava il tu a tutti, che lei con noi è sempre sfortunato. A quel punto ho invitato i due ad uscire. Ingargiola ( l'osservatore arbitrale, sarà deferito per non aver denunciato il "fatto"...n.d.r.) vedeva tutto. Di lì ad un quarto d'ora, rientravano negli spogliatoi Moggi e Giraudo, questa volta in compagnia del presidente della Reggina, Sig. Foti. Giraudo mi disse che tutti i moviolisti d'Italia gli stavano dicendo che tutti gli episodi erano stati valutati erroneamente a danno della alla Juventus. Foti, però, intervenne e disse che, per onore del vero, doveva dire che il goal annullato all'ultimo era risultato in fuorigioco. Moggi si innervosì anche con Foti e, a quel punto, io invitai tutti a uscire nuovamente dagli spogliatoi".
Infine, ancora a pag. 3:
"Paparesta: Sono stato negli spogliatoi dopo la partita un'ora circa. Non ho avuto alcuna percezione di essere stato chiuso. Ho appreso questo fatto dai giornali".
Ma quest’ultimo passaggio, lo hanno notato davvero tutti?
Non ci sembra sia stato evidenziato più di tanto dall’informazione, stampata e televisiva. Né tantomeno preso in considerazione dagli organi inquirenti.
In pratica: l’unica prova presa in considerazione è una millanteria telefonica dell’accusato, mentre l’ipotetica vittima nega di essersi accorta del reato.
Altro esempio di contro-giustizia. E contro-informazione.

ANALISI DELLE EVIDENZE NEL CASO PAPARESTA
1. Quando il Direttore (Moggi) e l'Amministratore Delegato (Giraudo) entrano nello spogliatoio non se la prendono con Paparesta: se la prendono con Copelli, reo di non aver visto un fallo di mano in area a favore della Juventus e aver invece visto il fuorigioco di Kapo.
2. In realtà, i nostri nutrono già forti dubbi sull'operato di Copelli, indipendentemente da Paparesta.
3. Paparesta non si è accorto di essere stato chiuso nello spogliatoio e lo ha appreso dai giornali: questa è la sua deposizione da Borrelli.
4. La mattina dopo la partita Paparesta chiama Moggi per scusarsi di averli buttati fuori non una, ma due volte. Questa è l'unica telefonata fra Moggi e un arbitro, iniziata dall’arbitro e finita con il Direttore che chiude bruscamente la comunicazione.
5. La telefonata fra l'Amministratore Delegato Giraudo e il Moggi, dopo che questi ha parlato con Paparesta, chiarisce che i due non ce l'hanno con Paparesta, ma viene confermato che nutrono forti dubbi su Copelli.

CONCLUSIONI SUL CASO PAPARESTA
"Il libro nero del calcio" vol.1
pagina 167
"Quello che preme evidenziare in questa sede non è, ovviamente, la reazione legata all'evento negativo in sè ma la strategia di ASSOLUTA PORTATA CRIMINALE, che da un lato viene finalizzata alla PUNIZIONE di chi indistintamente se a torto o a ragione ha in qualche modo attaccato, si badi bene, la sua persona e dall'altro in direzione di un'azione che resti di monito assoluto e deterrente per il futuro”.
Tutto questo viene detto prima di esporre le telefonate, come preambolo accusatorio.
Sorvolando sul contenuto e il senso dell'interpretazione dei CC, poiché si commenta da solo nella sua efficacia e lucidità, vorremmo piuttosto far notare che nella vicenda più eclatante (anzi l'unica) degli sfoghi di Moggi, si cerca mettere in evidenza il potere CRIMINALE e PUNITIVO dello stesso.
Il punto debole di questa tesi così solertemente esposta dai CC è che nessuna delle presunte vittime degli strali di Moggi subirà alcuna conseguenza se non quelle previste (e a dire il vero applicate in maniera leggera nello specifico) dal codice degli arbitri: Copelli si ritroverà addirittura ad arbitrare i Mondiali di Calcio in Germania, con assegnazione (è bene sottolinearlo) precedente allo scoppio del caso calciopoli.
Detto questo, il fatto che la ricostruzione della vicenda fatta da Moggi sia un'autentica operazione di millanteria è testimoniato solo una decina di righe sotto i consistenti commenti e interpretazioni dei CC di cui sopra.
Si passa, infatti, alla sintesi delle telefonate:
Moggi alla moglie: "ho chiuso l'arbitro nello spogliatoio e mi sono portato le...... le chiavi in aeroporto" (vds prog 137 utenza 335/54....).
Moggi al giornalista Damascelli: "so entrato....so entrato nello spogliatoio e li ho fatti neri tutti quanti!! Poi li ho chiusi a chiave e VOLEVO portà via le chiavi, me le hanno levate, sennò le portavo via" (vds prog. 140 utenza 335/54..).
Le due versioni sono diametralmente opposte e questo, aggiunto al fatto che Paparesta neanche si accorge dell'accaduto, avrebbe dovuto forse portare i CC ad approfondire meglio la circostanza ed esporre le tesi accusatorie in modo più cauto.
Ma nella realtà parallela di calciopoli (come in una novella wonderland al contrario), non conta quello che si fa, ma SOLTANTO quello che viene detto. E tutto ciò che viene detto, ma SOLTANTO quello che viene detto al telefono. E neanche tutto ciò che viene detto al telefono, ma SOLTANTO nelle telefonate selezionate.
E neanche complete, ma SOLTANTO in alcuni stralci di esse.
E’ invero una realtà veramente attendibile, non c'è che dire.

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19 aprile 2014, ore 18.30

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