Quello che veramente c'è nelle intercettazioni/5: Moggi Gossip Picture Show

SIP

Benvenuti al Moggi Gossip Picture Show!

Tramite intercettazioni che nulla hanno a che fare con le mai provate accuse di illeciti imputati alla Juve, né tanto meno con questioni di lealtà sportiva, Repubblica ci offre un saggio del genere che va per la maggiore sui media contemporanei, e cioè "l'intrattenimento spazzatura".

Basta titolare "Potere Moggi", mettere in fila 24 files audio alla rinfusa, etichettarli il più maliziosamente possibile, cioè, al solito, estrapolando dal contesto frasi che mettano nella luce peggiore chi le pronuncia, e l'obbiettivo è raggiunto: si vellica il disprezzo del lettore benpensante e si confondono le idee a coloro che vorrebbero capire cosa queste intercettazioni ci raccontino veramente.

E cos'è che ci raccontano, queste 24 conversazioni carpite a tradimento e pubblicate in spregio a leggi e norme sulla privacy? In sostanza, 5 cose:

 

1) Che quando la Juve e persone ad essa legate andavano a Roma, dato il clima da guerra civile che spesso vi si respirava, Moggi, che aveva la responsabilità della loro sicurezza, si appoggiava ad agenti della Digos con alcuni dei quali, come spesso capita tra esseri umani, aveva finito per instaurare un rapporto confidenziale. Questo verrà trattato nel paragrafo: La Digos.

 

2) Che Moggi conosceva e frequentava il Questore di Napoli, tanto che gli chiese di interessarsi personalmente al furto a mano armata della Mercedes Classe A del figlio perpetrato ai danni della consuocera nei pressi della loro abitazione partenopea. Questo verrà trattato nel paragrafo: A Napoli rubano la A.

 

3) Che Moggi, in virtù del suo ruolo di dirigente della squadra più prestigiosa dello sport più popolare d'Italia, si trovava spesso a gestire richieste di biglietti e gadgets provenienti da politici, personaggi dello spettacolo e dello sport, insomma uomini pubblici in genere, e ovviamente, come ogni avveduto amministratore deve fare, si preoccupava ove possibile di accontentarli per mantenere i buoni rapporti. Questo verrà trattato nel paragrafo: Biglietti e gadgets.

 

4) Che Moggi, in virtù delle sue mansioni, si preoccupava della gestione dello spogliatoio e di come i media cercavano di sporcare l'immagine pubblica della Juventus. Questo verrà trattato nel paragrafo: Desaparecidos e quarto potere.

 

5) Che Moggi, per assicurare alla Juventus un certo peso all'interno della Figc, adeguato all'importanza di una società che non poteva permettersi di venire schiacciata dal ben più capillare e invadente potere di Milan, Roma, Lazio e Inter, faceva attività di lobbying collaborando con clubs minori come l'Avellino. Questo verrà trattato nel paragrafo: In Irpinia c'è lavoro.

 

Eppure, leggendo il dossier che Repubblica dedica a questi files audio, sembrerebbe che intrattenere relazioni con organismi istituzionali preposti per legge alla sicurezza della squadra in occasione delle partite, se non addirittura alla sicurezza della propria famiglia, sia indizio di corruzione; che gestire richieste di biglietti per le partite e di gadgets non possa essere che il pretesto per ordire losche trame; che intessere relazioni con i club minori costituisca una sorta di un abuso di potere, e via dicendo.
Il fatto è che molti preferiscono l'intrattenimento spazzatura.



La Digos


Un dirigente come Luciano Moggi, con alle spalle una trentennale esperienza ad alto livello nel calcio italiano, abituato da sempre a gestire eventi sportivi che possono mettere a repentaglio l'ordine pubblico, è ovvio che col tempo stringa relazioni con funzionari delle forze dell'ordine.
E' il caso, ad esempio, dell'ispettore capo della Digos torinese, Dino Paradiso, un punto di riferimento, tanto che in queste conversazioni i due danno l'impressione di coltivare un rapporto di amicizia ormai consolidato.

 

Un altro contatto nella Digos è Fabio Basile, a cui ad esempio viene chiesto di occuparsi del servizio di scorta ad Emerson, volato a Roma dove il figlioletto frequenta la scuola. Emerson, dopo il passaggio alla Juve, come mister Capello, era diventato oggetto di odio da parte dei tifosi giallorossi in quanto accusato di aver rinnegato la maglia.

 

 

5.1 Quello che hanno fatto prima, dopo e durante è indicibile, a rischio di incolumità fisica[1]


Sabato 5 marzo 2005, a Roma, più che una partita ebbe luogo una guerriglia, in campo e fuori dal campo. In questa telefonata Moggi e Dino Paradiso ne rievocano alcuni momenti salienti. Dino, tifoso romanista, recrimina scherzosamente per il rigore dubbio su Zalayeta concesso alla Juve, Il Direttore sottolinea che il problema non è stato costituito dall'arbitro (che comunque avrebbe dovuto espellere almeno due giocatori romanisti già nel primo tempo), ma dall'ambiente invivibile. "Quello che hanno fatto prima, dopo e durante è indicibile, a rischio di incolumità fisica".

 

 


5.2 Moggi a Dino: "Voi partite con la squadra?"


In questa intercettazione si organizza una scorta per la Juve. A 1'15'' Dino rassicura Luciano "Noi ti siamo sempre vicini". E Moggi: "Avvisa che vengono anche quelli della Digos", che lui poi lo dirà al Questore Improta. Moggi: "Io intanto faccio veni' Fabio Basile, quelli che seguono la Lazio". Dino: "Se tu hai bisogno di muoverti la sera, non c'è problema".[2]

 

 


5.3 Moggi a Silvana: A Roma c'è un'alluvione


Qui[3] Moggi organizza tramite Digos il trasferimento di due donne dall'aeroporto di Roma all'hotel, di cui una, Silvana Garufi, è la presidentessa del Comitato "Crescere Insieme al Sant'Anna", una Onlus collegata alla Juventus. Silvana è anche un'amica con la quale il Direttore si sente spesso.[4]

 

I media hanno presentato questa intercettazione secondo il cliché classico del potente che abusa della forza pubblica per agevolare gli amici, senza considerare che le due donne sono comunque persone dell'area Juve e non si sa bene in quale occasione andarono a Roma. Insomma, per giudicare correttamente, probabilmente, mancano alcuni elementi. E' chiaro che, per quel poco o nulla che sappiamo, non si capisce perché le due non potessero prendersi un taxi...[5]

 


5.4 Io non ce l'ho il numero di Dino Paradiso


Una Silvana Garufi molto turbata chiama Moggi per chiedergli se può aiutarla a rintracciare il recapito del padre di un suo conoscente. Moggi, che sembra un po' disorientato dalla richiesta e soprattutto del tono, la indirizza su Dino Paradiso, ma la Garufi dice di non avere il numero e la chiamata s'interrompe così.

 

 


5.5 Alessio ad Alessandro: La patente non è un documento d'identità riconosciuto


Moggi jr, il giorno prima di prendere l'aereo per Maiorca, si accorge che ha il passaporto scaduto (ed è anche privo di carta d'identità). S'informa così presso la Digos se c'è un modo per partire senza i documenti. Alessio, il suo interlocutore, non può risolvergli il problema e alla fine lo sbologna al solito Dino Paradiso. Chissà se poi ce l'ha fatta a partire, viene da chiedersi. Ma Repubblica non risolve il mistero.

 

 


5.6 De Nicola a Moggi: Alessio Secco ha sistemato già con Fabio


Moggi chiama il suo collaboratore Nello De Nicola, responsabile del settore giovanile, e gli chiede il numero di Cellino. Poi, tra le altre cose, gli chiede se ha già chiamato A. Secco per sistemare Emerson (vedi anche telefonata 5.20). Nello dice che è tutto a posto, ci pensa Fabio Basile della Digos di Roma che andrà a prenderlo all'aeroporto.[6]

 

 


5.7 Giannini a Moggi: Deve far fare qualcosa di buono alla Roma, se no qui...


Fabio Basile passa a Moggi il dirigente della Digos romana Lamberto Giannini che vuole ringraziarlo per qualcosa che non viene specificato. E aggiunge, scherzando: "Se vuole farmi un regalo, deve far fare qualcosa di buono alla Roma, perché se no qui…". Ma a parte la piazza, i rapporti tra le due società ultimamente erano migliorati, come convengono entrambi gli interlocutori.



A Napoli rubano la A


La suocera di Moggi jr subisce una rapina presso il parco Commola, vicino all'appartamento partenopeo del genero. Quattro malviventi su due moto, minacciandola con una pistola, la costringono a scendere dalla Classe A di proprietà di Alessandro e gliela rubano.

 

Ovviamente, il clan famigliare si attiva sia per denunciare il fatto, sia per cercare di ripristinare un minimo di tranquillità e sicurezza dopo uno spavento del genere. La guardia della Vigilanza che presidiava la zona si è dimostrata inefficiente.

Da queste telefonate si capisce che Lucianone aveva un rapporto molto confidenziale col Questore di Napoli, Franco Malvano (dal 2006 deputato di Forza Italia). Tanto che questi accetta di occuparsi in prima persona della denuncia, mandando una volante presso la casa dei Moggi e facendo interrogare la guardia per capire se e perché ha omesso di intervenire.

 


5.8 Mamma ad Alessandro: Eh, Nino, quelle so' macchine troppo belle


Alessandro Moggi chiama Monticiano per informare i genitori della rapina.

 

Parla prima con la mamma, che gli fa un predicozzo sull'inopportunità di girare a Napoli con macchine "troppo belle", invitandolo a usare in quel contesto una più umile Fiat, benché Alessandro le faccia notare che la Classe A non sia esattamente una Ferrari. Poi la donna gli passa il marito, a cui Moggi jr chiede di sentire la Digos di Napoli, ma Lucianone ritiene una soluzione migliore contattare direttamente il Questore Malvano.

 


5.9 Moggi al Questore: vinciamo il campionato alla grande


Moggi chiama il Questore e gli racconta della rapina. Malvano si fa dare il numero di Alessandro in modo da farlo contattare da un suo funzionario, per la denuncia. Moggi chiede anche di mandare una volante a casa del figlio, dove tutti sono ancora sconvolti, in particolare la moglie Fabrizia. Infine, propone, per la Befana, una scappata insieme a Roma.

 

Il Questore, in un eccesso di piaggeria,[7] si spinge ad affermare che, pur avendo sempre detestato la Juve, da quando c'è Moggi avrebbe iniziato a tifarla.

 


5.10 Il Questore a Moggi jr: io sono un amico fraterno di tuo padre


Malvano chiama Alessandro e gli chiede di raccontare l'accaduto e poi gli annuncia che lo chiamerà una funzionario per farsi dare i dettagli per la denuncia. Gli anticipa che indagheranno anche sul custode della vigilanza.

 

 


5.11 La Moglie a Moggi jr: l'unica cosa da fare è prendere e andare a vivere in un altro posto


Moggi jr annuncia alla moglie di aver parlato con Fabio Basile allo scopo di assoldare qualcuno che venisse a fare 3-4 giorni di ronda. La ragguaglia dell'intenzione di Lucianone di chiedere al Questore una pattuglia.
Poi i due coniugi si lamentano dell'inefficienza delle guardie della Vigilanza, confrontandosi su quale sia la maniera più opportuna per rivolgere loro le rimostranze a tal riguardo.

 

La moglie, alle prese con i capricci del figlioletto Luciano, si lamenta della mancanza di sicurezza che si patisce a Napoli, manifestando il desiderio di andare ad abitare in un'altra città.

 


5.12 Malvano a Moggi: Non ti preoccupare


Il Questore rassicura Moggi: ha mandato "una volante col lampeggiante acceso" da suo figlio, invitandolo, nel caso, a chiamarlo anche di notte.

 

 


5.13 Moggi jr alla moglie: Ci hanno fregato la macchina e dobbiamo pure paga'?


Alessandro ragguaglia la moglie Fabrizia sulla telefonata del Questore.
Fabrizia è preoccupata per l'assicurazione dell'auto rubata, dato che Alessandro non si ricorda se ha effettuato il pagamento della polizza, e anche per altri documenti che erano sulla macchina, riconducibili ad Alessandro. Insomma, dopo la dimenticanza del Passaporto per Maiorca, lo sbadato Alessandro ne ha combinata un'altra?

 

 


Biglietti e gadgets


Sono numerose le personalità che all'interno delle istituzioni si rivolgono al DG juventino per avere biglietti per le partite o gadgets: funzionari della Digos, Carabinieri, Finanzieri, Questori, uomini politici, oltre a personaggi del mondo dello spettacolo. Nel caso dei finanzieri, vengono citati anche il generale Attardi e il capitano Lasco, finiti sotto inchiesta durante Calciopoli. Ma non è da queste telefonate che si può intuirne il perché, dato che non vi è nulla di illecito, a meno che offrire un passaggio in aereo a un finanziere per vedere la Juve a Madrid sia tale, o addirittura sia da considerare illecito il semplice fatto in sé di avere contatti con Lucianone.

 

In un paio di telefonate ascoltiamo il Direttore occuparsi in prima persona della questione biglietti: sulla base delle rimanenze, stabilisce l'ordine di posti da assegnare al richiedente, se a pagamento o se gratuito, o, addirittura, se trasformare posti che per "il commerciale" erano a pagamento in posti omaggio.

 


5.14 Moggi a Lella: le poltroncine da pagamento devono trasformarsi in omaggio.


L'impiegata Lella contatta Moggi per avere l'autorizzazione ad accontentare numerose richieste di biglietti omaggio per la partita entrante. Moggi, prima di decidere, vuole esaminare le rimanenze dei biglietti a pagamento. Poi, Lella gli legge l'elenco dei richiedenti e Moggi dà istruzioni per ciascuno.[8]

 

 


5.15 Moggi a Claudia: Non me le dica, non fatichi, tanto non le prendo in esame

 

 

In questo file audio, in realtà, ci sono due telefonate distinte: nella prima Moggi chiede a un uomo 45 biglietti di tribuna per l'amica Silvana Garufi e 5 per il giudice Calabrò.

Nella seconda (a 02' 20''), la segretaria Claudia riporta a Moggi altre richieste di biglietti e di Gadgets.[9] Moggi, da par suo, segnala un passeggero in più sull'aereo della Juve per Torino: Ciro Venerato. Non si capisce in che occasione.

 


5.16 Uomo a Moggi: ti è arrivato il quadro di Padre Pio?


Un uomo che Repubblica indica come "Carabiniere" chiama Moggi, il quale cerca di accontentarlo riguardo a due biglietti per la partita, di cui uno per "la moglie del Generale". Potrebbe essere il dott. Farina di cui Moggi parla con la segretaria Claudia nell'intercettazione precedente.

 

Alla fine, l'interlocutore chiede al Direttore se gli è arrivato il quadro di Padre Pio: "Poi quando lo vedi è la fine del mondo". Addirittura.

 


5.17 Moggi a Gino: E' un incarico che non vale niente


Un certo Gino chiama Moggi che dice di essere in riunione. Dopo averlo ringraziato per "quelle due cose" che ha ritirato, gli comunica che hanno trasferito Attardi da Roma a Bergamo come Comandante dell'Accademia di Guardia di Finanza.

 

Per Moggi è un incarico che non vale niente, Gino prova invece a contraddirlo, senza però riuscire molto convincente.
Attardi, oltre a essere generale della Guardia di Finanza, era un membro dell'Ufficio Indagini della Federcalcio, poi dimissionario una volta finito sotto inchiesta durante Calciopoli.

 


5.18 Moggi a Lasco: Io quando dico le cose, le faccio


Giuseppe Lasco, Capitano della Guardia di Finanza poi finito sotto inchiesta durante Calciopoli, chiama Moggi per avere conferma della possibilità di andare a Madrid in aereo con la squadra per la partita di Champions (quella del 9 marzo 2005, presumibilmente). Si danno così appuntamento per il successivo lunedì mattina a Caselle alle 10.30.

 

 


5.19 Moggi a Lasco: Vieni a mangia' qui


Sempre il Capitano Lasco chiama Moggi che lo invita a raggiungerlo a Vinovo, dove la squadra sta mangiando.[10] Johnny Dorelli canterebbe "Aggiungi un posto a tavola".

 

 


Desaparecidos e Quarto Potere


Qui ascoltiamo Moggi affrontare due questioni.

 

La prima, riguarda la gestione dello spogliatoio, di cui abbiamo un esempio nell'intercettazione in cui decide le multe da comminare a tre giocatori bianconeri.

Nella seconda intercettazione ascoltiamo il Direttore farsi leggere da Alessio Secco alcuni articoli di giornale che ruotano su due temi spinosi: le accuse di doping alla Juve e di "posizione dominante" per la GEA. Riguardo a quest'ultima questione, la pubblicazione di questa intercettazione sa un pochino di ripicca da parte di Repubblica, dato che Moggi alla fine sbeffeggia proprio loro.

 


5.20 Moggi a Secco: A Capello dico che il permesso lo dà quando lo dice a Moggi


Il Team Manager Alessio Secco relaziona Moggi sull'esito di un permesso speciale che Capello, di sua iniziativa, ha concesso ad alcuni giocatori stranieri. Thuram è rientrato con puntualità, ma gli uruguagi Montero, Olivera e Zalayeta non hanno rispettato i termini pattuiti. Il Direttore decide così di comminare una multa di 5.000 euro a ciascuno, riservandosi di fare un cicchetto anche a Capello per non aver prima chiesto l'autorizzazione a lui.[11]

 

 


5.21 Moggi a Secco: Mi sa che ci sono rimasti male


Alessio Secco chiama Moggi per leggergli 3 articoli di giornale: uno di Italo Cucci in cui si fanno pesanti insinuazioni sull'utilizzo di doping da parte di alcuni giocatori bianconeri (Del Piero, Tacchinardi, Conte). Come per fare da contraltare, gli legge poi un'intervista del Messaggero a Mattolini (giocatore della Fiorentina anni '60) che racconta di aver fatto uso in carriera di diversi medicinali. Infine, un trafiletto di Repubblica intitolato "la GEA nel mirino dell'antitrust" in cui si riporta una dichiarazione del presidente dell'Antitrust Catricalà che parla di un'indagine in atto sulla GEA, attenuando però le possibili responsabilità degli indagati, specificando che si tratta di normale attività di routine che non presuppone alcuna "posizione ufficiale successiva". Al che Moggi commenta compiaciuto, riferito al quotidiano: "Mi sa che ci son rimasti male".

 

 


In Irpinia c'è lavoro


Le intercettazioni restanti, risalenti al novembre 2004, testimoniano delle ottime relazioni allora in corso tra il DG Juventino e la proprietà dell'Avellino, squadra allora in serie C1, al punto che ascoltiamo Moggi esprimere al patron Massimo Pugliese la propria preoccupazione per la gestione tecnica della squadra irpina, fino a convincerlo a sostituire il DS in carica con un altro di sua fiducia.
Il senso profondo dell'interesse moggiano per i destini dell'Avellino risiede probabilmente nelle lotte di potere che deve portare avanti in Federazione. Proprio in quelle settimane, in FIGC sono in corso le trattative per l'elezione del Presidente Federale, con potenti lobbies in pista, come quella che sostiene Carraro (Capitalia e Letta) e quella di Abete (Montezemolo/Della Valle/Margherita/Bnl). Quest'ultima opera per estromettere Mazzini, l'alleato di Moggi, dalla carica di Vice Presidente, a vantaggio appunto di Abete. Per poter contrastare questi giochi ed evitare che la Juventus perda potere in seno alla Federazione, Moggi ha bisogno di mantenere le relazioni con più società possibili, anche di serie minori, dato che portano voti.
Chiamato da Cuccureddu, mister dell'Avellino, che si lamentava del DS Fiore, e avendo avuto conferma di problemi anche da parte del patron irpino, Moggi consiglia a Pugliese di sostituire Fiore con Luigi Pavarese, legato alla GEA e professionista più affidabile.

 

 


5.22 Moggi a Massimo Pugliese: Bisogna essere attrezzati a competere


Avendo recepito le lamentele di mister Cuccureddu riguardo al direttore sportivo avellinese Fiore, Moggi consiglia al patron Pugliese di sostituirlo con Gigi Pavarese. "Fiore è un cretino patentato", dice Moggi, fa troppe stupidaggini. Massimo conferma "è un coglione, sparla di tutti".

 

Pugliese ha delle riserve su Pavarese, teme le reazioni della piazza, dato che in passato avrebbe dichiarato pubblicamente di tifare Napoli, indispettendo gli Avellinesi. Ma ammette che professionalmente è superiore a Fiore. Moggi sottolinea la sua bravura nel tenere i rapporti con le squadre e con la Federazione. I due concordano un incontro alla casa napoletana di Moggi per parlarne, al termine dell'imminente partita dell'Avellino.[12]

 


5.23 Pavarese a Moggi: Comunque, si tratta della città mia


In questa telefonata ascoltiamo un Pavarese titubante manifestare a Moggi la necessità di "chiarire bene le cose" a lui e al figlio: "non va tralasciato nulla, se no qua non si lavora", aggiunge. Sembra timoroso, probabilmente pensa all'ostilità della piazza dovuta a precedenti dichiarazioni infelici. Ammette di avere in effetti da una parte necessità di lavorare, ma dall'altra sottolinea che "si tratta della città mia". Forse sperava che gli proponessero un'altra piazza: nemo propheta in patria…

 

Moggi cerca di tagliare corto e di spingerlo a decidersi: gli dice che ha già parlato col presidente e farà fare una paternale a Fiore, per spingerlo a lasciare l'incarico.

Pavarese resta dubbioso: dice che il giorno dopo andrà da Alessandro a Roma, come per rinviare la decisione. E Moggi: "Vabbuo', vi mettete d'accordo e me lo dite".

 


5.24 Guglielmo a Zavaglia: Hanno cacciato Fiore perché ha parlato male di Alessandro


Questa telefonata (di cui Repubblica non specifica gli interlocutori) non comprende i protagonisti della vicenda Avellino, ma due persone che credo vadano ricondotte entrambe al mondo GEA.
Uno, che si qualifica come Guglielmo, dà l'impressione di essere un DS (Guglielmo Acri?) che cerca di raccomandarsi all'interlocutore, che dovrebbe essere Franco Zavaglia. Infatti, Guglielmo esordisce annunciando di aver saputo che "mandano via Fiore dall'Avellino". A suo dire, pare che Fiore sparlasse di tutti, in particolare del "figlio di Luciano", gliel'avrebbe detto Di Somma. Gugliemo lascia intendere di essere interessato a quel posto, ma Zavaglia risponde a mugugni e non si sbilancia: "Vedo un attimo"… Che sapesse già dell'investitura di Pavarese?

 

 

 

 

 


[1] Incredibile la malafede del titolista: "Il poliziotto Digos: ho fregato quelli della Roma". A parte che semmai si tratterebbe di un'affermazione di Moggi, ma soprattutto la "fregatura" non ha nulla a che fare con la squadra di calcio, ma è uno stratagemma (pianificato, a dire di Lucianone, direttamente col beneplacito del ministro degli Interni Pisanu) per evitare di subire un assalto al pullman da parte degli scalmanati ultras giallorossi. E' spassosissimo, per l'appunto, il racconto di Moggi che si vanta con Paradiso di aver beffato i tifosi romanisti appostati con sassi e uova marce per l'arrivo degli juventini, avendo deciso all'ultimo momento di fare un percorso alternativo al previsto, tanto che quasi ne faceva le spese quello giallorosso, che al passaggio davanti agli ultras è stato lì lì per venire scambiato per quello bianconero. La telefonata si chiude con Paradiso che s'informa se Luciano andrà al processo del Lunedì: "No, no, li lasci parla'…" prima di chiedere una decina di biglietti per vedere la Juve.

 

[2] Inoltre, Dino Paradiso comunica a Moggi che Nicola Cavaliere non è più Questore (a Roma) e quindi non ha biglietti da chiedere. La segretaria del Questore nuovo, Improta, ha chiesto invece 4 biglietti per Roma - Juve e 3 per Juventus - Real Madrid. Vedi anche paragrafo "Biglietti e gadgets".

 

[3] La prima parte della telefonata, più che un'intercettazione, sembra una registrazione ambientale. Più probabilmente Moggi lasciò per sbaglio il cellulare acceso. L'audio è quindi molto disturbato, ma si capisce che il Direttore sta chiedendo a qualcuno di contattare la Digos per andare a prendere Silvana e Flaminia all'aeroporto e portarle, previa visita dentistica, in hotel. A 4'50'' possiamo invece ascoltare la chiamata in cui Moggi ragguaglia Silvana dell'organizzato prelievo della Digos all'aeroporto, ma senza fermata dal dentista dato che l'appuntamento è previsto per qualche ora più tardi.

 

[4] Vedi anche QCVCNI 4 / L'illecito non è un pasto a base di tartufi, telefonata 4.3.

 

[5] Interessante, per altri motivi, un passaggio verso la fine, quando Moggi dice a Silvana: "Possiamo vederci all'una, però dobbiamo sorbirci anche Grazia Fazi". E la Garufi: "Chi è Grazia Fazi? La moglie del…" "". Moggi le chiede inoltre d'intrattenere la Fazi nel caso lui tardasse. Poi chiede del tempo a Torino e finge che a Roma sia in corso "un'alluvione". Silvana lo smaschera subito e i due scoppiano a ridere.

 

[6] Alla fine, come Repubblica evidenzia nel titolo ("Non riesco a portare il regalo a Vespa"), Nello chiede istruzioni riguardo a Vespa, "per dargli quel coso…" Moggi dice di non riuscire a rintracciarlo, "glielo daremo"…

[7] Moggi invita Malvano a un incontro con Giraudo, il 31 dicembre: "Dobbiamo ripetere la nostra cosa che facciamo tutti gli anni". "Ti ho portato anche le maglie, tutto a posto". Una partita di calcetto? Una messa nera? Chissà…

 

[8] Moggi, una volta ottenuto di ascoltare le rimanenze, autorizza Lanese, Il presidente del Pescara Paterna, Pazzanese (vedi anche QCVCNI2 / Fragilità Juve, telefonata 2.7) e Pisanu (da mettere vicino a quest'ultimo). Biglietti invece a pagamento per: Pontacolone, Giletti (di solito per sé li chiede omaggio, ma in questo caso sono per amici), Ilio Mariani, Tudor, Malec Zidane, Stasi, Bergamo per Fiorillo (direttore Monte dei Paschi), Ciangola e Ciccio Graziani. Ancora, a pagamento: qualcuno del Djurgardens, Romeo Benetti, Palone, Professor Benech (via Agricola), Antonio Conte e fratello (via Secco), Bartolini (via Lippi), Zerbinati e Cresti (via cugino di Moggi, tal Barazzuoli), un "sorvegliante Telecom", Nuciari (via Inter), Mingolini (via Parma), Bove e Maspero della GdF, Corbo, Improta e Petronzi (via Dino Paradiso), Apolloni. Non vengono autorizzate le richieste da parte dei club Gubbio e Pro Patria.

 

[9] Il dott. Farina chiede 2 biglietti per quella sera (via Flaminia). Ceravolo chiede di cedere i suoi 3 biglietti alla Diadora, ma Moggi qui dice di lasciare in sospeso la richiesta. Dino Paradiso invece chiede gadgets per 5 agenti della Digos di Palermo.

 

[10] Ennesimo caso di sciatteria: A 00' 55', comincia la telefonata già analizzata al punto 5.5.

 

[11] Alla fine, Moggi chiede a Secco di sentire la Digos di Roma per coordinare una viaggio di Emerson a Roma a prendere il bambino (vedi intercettazione al 5.7).

 

[12] A 6'10'' c'è una seconda telefonata, nella quale sostanzialmente vengono ripetuti gli stessi concetti della prima. Stavolta è Moggi a chiamare M. Pugliese, ricordandogli che si aspettava la chiamata dopo la partita come da accordo. Ma il patron irpino ha la febbre ed è allettato, per questo non l'ha chiamato.
Moggi torna a insistere per "raggiungere la soluzione" riguardo al caso Fiore. Ricorda a Pugliese che l'obbiettivo dev'essere quello della compattezza dell'ambiente e che Pavarese è un professionista. Pugliese ribadisce che l'unico suo dubbio è relativo all'ambiente avellinese.

Ma dato che Cuccureddu continua a lamentarsi di Fiore, Moggi ribadisce che bisogna prendere alla svelta una decisione. Prova così a minimizzare le infelici dichiarazioni incriminate, attribuendole al rammarico di Pavarese per non essere mai stato mai chiamato a lavorare nella sua Avellino.


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19 aprile 2014, ore 18.30

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