Quello che veramente c'è nelle intercettazioni

"Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e a riceverla,
nell’uso della parola invece il saperla accogliere bene precede il pronunciarla".
Plutarco, Moralia

Tavaroli

La più grande truffa della storia del calcio si fonda sulla falsificazione del significato di decine di conversazioni telefoniche avvenute tra luglio 2004 e maggio 2005.[1]

Nel maggio 2006, brandelli di tali conversazioni vennero fatti pervenire ai principali organi d'informazione italiani, i quali, in spregio alla deontologia giornalistica che prevede la tutela della presunzione d'innocenza, li manipolarono per presentarli al pubblico come se costituissero la prova di mai commesse frodi sportive juventine. Nell'opinione pubblica venne in tal modo istillata una sorta di isteria collettiva colpevolista, sull'onda della quale la politica decise il commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Sotto la guida di un "avvocato d'affari", vennero così istruiti tribunali speciali che, nel giro di poche settimane, tramite procedimenti farseschi e antigiuridici, irrogarono una sentenza di colpevolezza che realizzò quello che fin dall'inizio era il vero obbiettivo della messa in scena: delegittimare, ridimensionare e umiliare la Juventus.

Lo scopo di questo dossier è di riportare le conversazioni oggetto di scandalo al loro significato originario, smascherando la truffa di cui furono usate a pretesto. Solo così, tramite una loro corretta interpretazione, si può effettuare una valutazione del sistema calcio quale effettivamente era ai tempi dei fatti, individuandone i ruoli e le reali responsabilità.

Per raggiungere questo scopo, si è attinto direttamente all'ascolto delle registrazioni audio, volutamente ignorando qualsiasi trascrizione pubblicata in precedenza. Ciò è stato possibile sfruttando e ribaltando un'operazione di stampo orwelliano realizzata da Repubblica web, che nell'aprile 2007, non si sa bene a che titolo, oltre che con criteri a dir poco discutibili,[2] ne mise on-line ben 151, suddivise in 12 capitoli.

In particolare, nel dossier verranno analizzate le 48 conversazioni contenute nei capitoli "Potere Juve", "Potere Moggi", "De Santis governa" e "Collina il ristoratore", dimostrando che le interpretazioni date in pasto al grande pubblico sono frutto di mistificazioni e pregiudizi.

Si tratta di sei lavori che ristabiliscono alcune verità negate dalla truffa di Farsopoli, e cioè che:

1) I dirigenti della Juventus erano i migliori professionisti sulla piazza;

2) La società bianconera non era sostenuta da alcun occulto potere. Anzi, semmai godeva, nel sistema politico-finanziario italiano, di molti meno appoggi rispetto agli altri grandi club;

3) I suoi dirigenti non interferivano illecitamente nelle designazioni arbitrali;

4) Non vessavano arbitri, al massimo protestavano quando ritenevano di aver subito un trattamento ingiusto;

5) Non compivano abusi di potere;

6) Infine, ultimo ma non ultimo, dovevano far fronte alla concorrenza sleale di società che gestivano vere e proprie scuderie di fischietti e assistenti fidati (altri direbbe "combriccole").

Le analisi sono costituite da una serie di paragrafi di commento ad altrettante telefonate. Ciascun paragrafo verrà introdotto da un titolo costituito da:

  • Un collegamento ipertestuale all'audio dell'intercettazione.
  • Una frase significativa estrapolata dalla conversazione, scelta con una logica diversa da quella usata dai titolisti originari: là interessava infangare, qui provare a capire.

In appendice, il capitolo "Tecniche di calunnia giornalistica" svelerà un tipico esempio di falsificazione perpetrata dalle maggiori testate giornalistiche italiane.

Perché Farsopoli (e più il tempo passa e più la cosa si fa evidente) non è stata altro che la pretestuosa esclusione dall'affare calcio di due personaggi scomodi perché troppo bravi, troppo competenti, troppo vincenti e soprattutto ormai troppo indipendenti dai grandi interessi economici che gravitano attorno al pallone. Interessi che costituiscono, loro sì, un insormontabile ostacolo per il rispetto dell'etica sportiva.

 

 


[1] In quel periodo la magistratura aveva autorizzato delle intercettazioni nell'ambito di due inchieste su ipotesi di frode sportiva: la prima, disposta dalla procura di Torino, si era conclusa nel settembre 2004 con l'archiviazione, in quanto le telefonate contenevano addirittura prove a discarico per gli inquisiti; la seconda, disposta dalla procura di Napoli, allo scoppio di Calciopoli era ancora ben lontana da una conclusione, e il passaggio alla stampa dei relativi atti d'indagine, corredati dalle più bislacche ipotesi accusatorie, avvenne violando la legge sul segreto istruttorio, nonché le più elementari norme sulla privacy.

[2] Basti vedere la sciatteria con la quale Repubblica titola i brani audio, scambiando spesso Pairetto per Bergamo, estrapolandone frasi quasi sempre fuorvianti rispetto al senso dei discorsi di origine. Per non parlare del fatto che non sono state nemmeno indicate le date: a che serve ascoltarle, quelle conversazioni, se non le si contestualizza? Di certo non a capirci qualcosa.

E che dire del dossier introduttivo? Una volta ascoltate bene quelle conversazioni, si resta un tantino perplessi di fronte ad affermazioni quali "Paolo Bergamo e Luigi Pairetto: i designatori mossi con il filo da Moggi senior" o "i due designatori hanno governato per aiutare la grande madre Juve". Quando poi si vede attribuire il soprannome di Pairetto a Giraudo, restano pochi dubbi sul fatto che l'autore della presentazione abbia svolto un lavoro tutto tranne che scrupoloso. E su questa base hai voglia a denunciare "silenzi e anche omertà" e arbitri "proni al sistema"...

 


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