La questione Ju29ro resta più che mai aperta

teamSe volessimo abbandonarci alla retorica, ora scriveremmo un sacco di lettere aperte: al Presidente della Juventus, ai Giudici di Napoli, al Ministro della Giustizia. Un epistolario fitto fitto di perché. Non lo faremo perché la retorica non ci piace e perché le risposte, da molto tempo ormai, siamo abituati a trovarle da soli. Le domande ce le abbiamo, altroché, e le scriviamo. Le scriviamo per dire a voi che troveremo le risposte, che JU29RO non molla, che cercheremo e cercheremo, che siamo ancora qui proprio per questo. Che ci daremo da fare.
Eccole le domande che ci frullano per la testa, quelle cui daremo una risposta, presto o tardi.

La Juventus, anzitutto. Dobbiamo confessare che, al momento della lettura della sentenza, oltre allo sgomento abbiamo provato spavento per la cifra monstre che la Juve avrebbe potuto pagare di risarcimento, una cifra che avrebbe messo in gravissima difficoltà la Juve ancora oggi, tanto più che, invero temerariamente, la Juventus dal 2006 non aveva accantonato nemmeno un euro per far fronte alle possibili spese legali derivanti dal Processo di Napoli. Siamo stati felici di sapere, dunque, che alla Juve è stato risparmiato un esborso che poteva esserle fatale.
Siamo rimasti tuttavia sorpresi, per una serie di motivi, dal tempestivissimo comunicato stampa della società che annunciava con giubilo il proseguimento delle azioni legali, fin qui intraprese. Prima di tutto, per le oggettive difficoltà, se non altro mediatiche, che una sentenza ancora più pesante di quella sportiva ai danni dell'ex dg e dell'ex ad pone in essere; poi, perché la scissione tra le posizioni della Juve e quella di Moggi poteva essere legittimata ben 5 anni fa, quando si decise di soprassedere al ricorso al TAR: per questo fanno specie le altrettanto tempestive dichiarazioni del presidente del 2006, Cobolli Gigli, e a maggior ragione a seguito dei casi Sion e Fenerbahçe, che di fatto tolgono di mezzo quella costrizione UEFA che allora fu addotta come ragione del ritiro; infine perché, in attesa delle motivazioni della Corte giudicante, non è affatto chiaro se la stessa Corte abbia accolto in toto o parzialmente le ragioni presentate dall'euforico avvocato Vitiello.
Il riconoscimento dell'estraneità della Juventus ai fatti di Calciopoli, insomma, che la stessa Juve ha prontamente sottolineato nel suo comunicato, è la condizione che Andrea Agnelli aveva auspicato (QUI il video) per richiedere la restituzione degli scudetti sottratti nel 2006?
Oppure, più verosimilmente, la parità di trattamento invocata è relativa alla posizione che ottenne il Milan nel 2006, ovvero il riconoscimento di una responsabilità oggettiva, anziché diretta?
In poche parole: a che gioco sta giocando la Juventus? Una sconfitta annunciata o una sottile strategia giuridica? Cercheremo di rispondere.
La sentenza, quindi. Fino a che non saranno pubblicate le motivazioni, si possono fare solo congetture ed ipotesi. Magari fuorvianti. La nostra idea ce la siamo fatta, ed è diversa da quella di molti degli addetti ai lavori, ma ci fermiamo qui, in attesa delle necessarie informazioni. Naturalmente ci sono alcuni capisaldi, come i sorteggi truccati, senza i quali una condanna sarebbe stata impossibile. E allora di questi continueremo a parlare, per spiegare che, sarà quel che sarà, ma si tratta di una sentenza assurda.

In quale clima è maturata questa sentenza. La Procura di Napoli è in festa: nessuno tra le rockstar in toga si è fatta mancare un'intervista. Dall'ex Narducci a Capuano, Di Gregorio, Lepore. Parlano da vincitori: addirittura spiegano alle difese cosa non avrebbero dovuto fare, con estrema arroganza ed enormi travisamenti. Si rimprovera agli avvocati difensori di aver tentato unicamente di far passare il teorema "così fan tutti", mentre le difese hanno prodotto moltissime intercettazioni significative a discolpa degli imputati, e non accusando qualcun altro. E' il caso delle numerose intercettazioni che provavano la buona fede degli arbitri Racalbuto e Bertini in Roma-Juve e Juve-Milan. Ignorate, evidentemente, vista la condanna per entrambi gli episodi. Una Procura in festa: la stessa che si è schierata compatta nel ricusare il giudice di questo processo, quella che ha messo in piedi un'indagine nata in modo misterioso, con chiacchiere da bar smentite in Tribunale, elevate a testimonianze ineccepibili che hanno fatto da caposaldo per la richiesta delle intercettazioni. Un'inchiesta in cui le intercettazioni sono state a volte tagliuzzate, a volte dimenticate, a volte imboscate. Gran bella indagine, segnata da una fuoriuscita di informative e di intercettazioni rilevanti nonché di assolutamente non rilevanti, date in pasto alla stampa un anno prima della sua chiusura. Bravi.
Cercheremo di capire anche voi e di trovare risposte.

Infine daremo voce agli sconfitti. Sì, proprio quei terribili criminali finalmente consegnati alla giustizia. Sentiremo le loro ragioni, ancora una volta, perché ce n'è bisogno. Non c'è bisogno di chiamarli eroi, martiri, perseguitati. Perché ci sarà un processo d'appello. Forse inutile, perché la Juve riporti a casa gli scudetti, forse no, ma importantissimo per loro, per persone in carne ed ossa, condannate ad anni di prigione per ragioni imperscrutabili.

Si riparte.


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19 aprile 2014, ore 18.30

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