Juventus bella ma sciupona, il Milan che insegue è di rigore

pepeJuventus e Milan vincono senza patemi, mentre Lazio e Udinese giocano ad inseguirsi e finiscono per dividersi la posta in palio. L’Inter a Cesena coglie la terza vittoria consecutiva e si mette all’inseguimento del quartetto di testa. Ammutolisce il San Paolo davanti al Napoli che affonda contro la ritrovata Roma di Luis Enrique.

Una Juve narcisista. Una Juventus radiosa, tanto bella che finisce per specchiarsi troppo proprio nel momento di finalizzare l’azione. E infatti, nonostante la gran mole di lavoro, la squadra di Conte concretizza sempre troppo poco. Anche contro il Novara ben 26 tiri verso la porta avversaria di cui solo due sono finiti in gol. Un difetto che sta diventando cronico e che costringe la squadra a fare la partita fino all’ultimo spendendo molte energie, anziché chiuderla con un paio di marcature per poi gestirla con meno patemi. E’ paradossale che, in una partita come quella contro il Novara, a un certo punto sia stato Buffon a salvare il risultato con un intervento prodigioso su zuccata angolatissima di Rubino. Ma il pregevole raddoppio di Quagliarella a un quarto d'ora dalla fine, seguito al vantaggio iniziale siglato da Pepe, ha poi reso in qualche modo giustizia all’andamento della gara. I numeri dicono che la Juventus è ancora imbattuta dopo 15 giornate di campionato. Non succedeva dal 1949-50. Era la Juventus “dei danesi”, quella di John Hansen e Carl Praest, con un giovanissimo Gianni Agnelli presidente. Vinse il campionato a mani basse davanti alle staccatissime milanesi.

Un Milan di rigore. Non è stato un Milan brillante quello che solo nella ripresa ha piegato un Siena che stava riuscendo nell’impresa di imbrigliare la manovra dei rossoneri. E’ stato un gol anche un po’ fortunoso di Nocerino a spianare la strada verso i tre punti, prima che un rigore assegnato più che generosamente dall’arbitro Romeo chiudesse la contesa. Con quello trasformato da Ibra il Milan è la squadra cui sono stati assegnati fin qui più rigori (5), di cui 3 nelle ultime 3 partite. (Non si dorme mica eh!) In attesa dello scontro diretto di mercoledì prossimo contro la Juventus, l’Udinese gioca a superarsi all’Olimpico contro la Lazio. Ne viene fuori un pareggio che rallenta la corsa di entrambe, ma che legittima le ambizioni di alta classifica delle due squadre.

Risale l’Inter. Dietro al quartetto di testa si fa largo l’Inter che, con la vittoria di Cesena, sta risalendo in classifica a colpi di tre punti. Quella contro i romagnoli non è stata una partita semplice per gli uomini di Ranieri: è stata in realtà una gara piuttosto equilibrata, tanto è vero che il migliore in campo è stato Julio Cesar. Ora, calendario alla mano, i nerazzurri possono anche continuare a pigiare sull’acceleratore incontrando Lecce e Parma a San Siro prima di misurarsi contro Milan e Lazio, partite che diranno molto riguardo alle rinnovate ambizioni di vertice interiste. La mezza sorpresa di giornata è arrivata, in negativo, dal Napoli che, protagonista di una prova poco lucida e anche poco fortunata, ha finito per esaltare una Roma quanto mai concreta. Sotto di un gol dopo pochi minuti, Lavezzi e compagni non sono riusciti a trovare la strada giusta per risalire la china e hanno invece prestato il fianco alle ripartenze giallorosse. Ora il Napoli staziona a metà classifica proprio in compagnia della Roma, del Catania, che si è aggiudicato il derby contro il solito Palermo formato trasferta, e del Genoa, che nel finale ha avuto ragione di un Bologna che vede così interrotta la sua serie positiva di tre partite senza sconfitte. Il Chievo, battendo il Cagliari, scavalca in classifica i sardi, agganciando la prima metà della classifica. Il pareggio fra Fiorentina e Atalanta (quinto consecutivo per i bergamaschi) è un pari fra due squadre che, per diversi motivi, rischiano di vedersi risucchiate nella lotta salvezza. Chiude il quadro di giornata il rocambolesco pari fra Parma e Lecce, con i salentini che fino a 5’ dalla fine conducevano con due gol di scarto. A Cosmi, alla seconda panchina con i pugliesi, sarà sembrata una maledizione. La settimana scorsa i suoi, contro la Lazio, uscirono sconfitti per un gol di Klose sempre segnato nel finale. E’ dura risalire quando si perdono troppi punti così.


TOP DI GIORNATA

Pepe (Juventus). Nella Juve in cui tutto funziona alla perfezione fino all’ultimo passaggio, il suo gol in apertura è quanto mai prezioso. Ma per l’esterno romano quella contro il Novara è stata una partita a tutto tondo, in cui il giocatore ha abbinato quantità e qualità, sciorinando giocate d’alta scuola a getto continuo per 90’ tiratissimi minuti.

Luis Enrique (all. Roma). Dopo la pesante sconfitta patita a Firenze, calendario alla mano, sembrava quasi spacciato. Con Juve e Napoli da affrontare senza mezza difesa. E invece proprio nella difficoltà è venuta fuori la Roma migliore. Va vicina al bottino pieno contro la capolista ed espugna Napoli anche in modo fortunoso, ma soprattutto mettendo meno in mostra il solito sterile possesso palla e verticalizzando di più.

Nocerino (Milan). Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbe rivelato un uomo gol? Rincorre gli avversari, recupera palloni e, quando c’è da inserirsi in avanti, lo fa con assoluta disinvoltura. Ha poi il grande merito di sbloccare una partita che stava rischiando di complicarsi. E’ alla sua sesta marcatura stagionale in 13 presenze. In precedenza per segnarne 6 ci aveva impiegato 106 partite (un campionato alla Juve e tre a Palermo).

FLOP DI GIORNATA

Lavezzi (Napoli). Esce per infortunio e con la sua uscita sembra timbrare anche la resa di un Napoli quanto mai sottotono. Ma anche fino a quando è rimasto in campo il Pocho non è riuscito a creare granché. Puoi saltare anche due o tre avversari ma, se insisti con il dribbling, prima o poi, c’è sempre qualcuno che ti ferma.

Taiwo (Milan). Non c’è niente da fare. E’ scarso e basta. Gioca poco e, quando lo fa, è sempre il peggiore in campo.

Bertolo (Palermo). E’ l’emblema del Palermo che perde il perde il derby contro il Catania. L’argentino è il peggiore in campo e si fa notare soprattutto perché cerca la concessione di un rigore lasciandosi andare a una goffa simulazione.

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