Questa Juve è meglio del burlesque, il Milan rimane in pezze

galliani berlusconiNon so a Berlusconi, ma a me questa Juventus diverte più del burlesque! Ora si è messa a fare la spietata e risolutiva, tanto che le sono bastati otto minuti per annichilire la Roma con due schiaffoni di Vidal che hanno mandato in visibilio lo Juventus Stadium. Dalla cattedrale del tifo bianconero qualcuno, alzando gli occhi al cielo, ha iniziato a intravedere una stella, la terza conquistata sul campo, dopo che nel pomeriggio il Milan non era riuscito ad andare oltre il pari contro il Bologna. A cinque partite da disputare i tre punti in più in classifica e il vantaggio negli scontri diretti sono un bel pezzo di scudetto che la squadra di Conte ha iniziato a sfilare dalle maglie rossonere.

Per il Milan è quasi resa. Oltre ai punti di vantaggio continua ad essere anche la condizione fisica il fattore che fa pendere la bilancia delle preferenze verso la Juventus. Non è servito infatti il riposo forzato di domenica scorsa al Milan per ritrovare una condizione fisica accettabile. Contro il Bologna si è rivisto Van Bommel, ma suo è stato l’errore decisivo da cui è nata l’azione che ha consentito a Diamanti di ispirare il vantaggio dei felsinei. Davanti a un San Siro ammutolito e in preda a cattivi presagi, il Diavolo non è riuscito a reagire se non attraverso una manovra lenta e scontata che ha portato al sofferto goal del pareggio solo mentre correva l’ultimo minuto di gioco. E’ vero che in precedenza Ibrahimovic era stato fermato per un fuorigioco inesistente mentre era lanciato a rete, ma non si è trattato di goal annullato o di possibile goal fantasma, come ha frettolosamente riportato qualche (ahimè) giornalista. Un Allegri ridotto alla disperazione ha lanciato nella mischia anche un evanescente Cassano, ma è incomprensibile come un Milan ridotto in pezze possa rinunciare alla freschezza di Maxi Lopez e di El Sharaawy relegati rispettivamente in panchina e in tribuna.

In cerca di ago e filo... Meglio per la Juventus che però ha la forza di guardare solo a se stessa. E’ bastata una manciata di minuti per dissolvere le velleità romaniste e buon per Luis Enrique che l’armata di Conte abbia iniziato a giocare al risparmio evitando ulteriori umiliazioni a un avversario ridotto in dieci per la comunque frettolosa espulsione di Stekelenburg. A quel punto si era già virtualmente sul 3-0 e persino due rosiconi come Bergomi e Caressa si erano accorti che alla Roma sarebbe stato impossibile rimontare in quelle condizioni. L’espulsione si è rivelata tuttavia provvidenziale per la Roma, che ha impietosito una Juventus che da quel momento in poi ha praticamente fermato i motori, limitandosi a realizzare un golletto come minimo sindacale per la rimanente ora di gioco. Ma è stato in condizioni di parità numerica in quanto ad effettivi che la differenza fra le due squadre è parsa imbarazzante. Insieme a Buffon, inoperoso per tutta la partita, anche Bonucci, Chiellini e Barzagli hanno vissuto la più tranquilla delle serate, prima mezz'ora di gioco compresa. A completare la figuraccia giallorossa c’è stato lo sputacchio di Lamela a Lichtsteiner, in una scena in cui entrambi i protagonisti non hanno fatto rimpiangere Totti relegato in panchina. Licht ha mimato “4 gol e a casa” ispirandosi a uno sfottò “doc” del capitano giallorosso (con la differenza che adesso i maestri del doppiopesismo giornalistico parlano di “brutta provocazione”) e per tutta risposta Lamela (recidivo) ha fatto il lama, trovando ispirazione in un altro dei pezzi forti del Pupone, ovvero lo sputo rifilato a Poulsen durante Italia-Danimarca negli Europei del 2004.

Il calcio italiano è ancora in mano agli ultras. Ma non di solo duello Juventus-Milan ha vissuto una giornata che ha nuovamente spogliato il calcio italiano dei veli di perbenismo che tanto piacciono a padroni del vapore come Petrucci e Abete. “Il calcio italiano è in mano agli ultras” disse in tempi non sospetti Capello provocando l’infastidita reazione dei parrucconi del nostro calcio. Ebbene a Marassi, nel corso di Genoa-Siena, è successo di peggio. Sullo 0-4 per il Siena la rabbia ultrà ha costretto i genoani a sfilarsi la maglietta quale epilogo di un’interruzione di gioco durata tre quarti d’ora. La peggiore delle umiliazioni non solo per i giocatori genoani e per una società con trascorsi gloriosi, ma anche per il calcio italiano che, nonostante tessere di cartone e il buffetto di qualche daspo, affonda sempre di più nel ridicolo senza che nessuno trovi per lo meno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Petrucci? Abete? Sanno solo dire “vergogna!”, “inaccettabile!”. Ma quello che è veramente vergognoso e inaccettabile è che gente che ha responsabilità politiche enormi come le loro rimanga, nonostante tutto, al proprio posto.

Si salvi chi può! Quanto al resto del programma, si procede a marce ridotte nella lotta per il terzo posto. La Lazio si fa raggiungere allo scadere dal Lecce, fallendo l’allungo sull’Udinese, bloccata sul pari dal Chievo. Ad una lunghezza dai friulani si porta il Napoli, tornato alla vittoria contro il Novara dopo tre sconfitte consecutive, mentre l’Inter, che non va oltre il nulla di fatto a Firenze, e la Roma, che torna malconcia da Torino, possono ormai ambire a niente più che ad un posto nella prossima Europa League. In una zona retrocessione che coinvolge mezza serie A pesa molto la vittoria esterna del Siena a Marassi, così come il successo casalingo del Parma contro il Cagliari e il punto esterno conquistato dal Bologna a San Siro e dal Palermo a Cesena. Non bastano i 40 punti dell’Atalanta che, sconfitta a Catania, deve vincere ancora. Con il Lecce più vivo che mai, tremano soprattutto il Genoa, che ha un punto in più dei salentini, e Fiorentina e Cagliari che di punti in più, rispetto alla squadra allenata da Cosmi, ne hanno solo tre.


TOP DI GIORNATA

Vidal (Juventus). In otto minuti chiude la partita con due gol in fotocopia che spengono ogni velleità degli ospiti. Poi il solito grande lavoro di corsa e rubapalla fino alla standing ovation che gli tributa lo Juventus Stadium in occasione del suo avvicendamento con Giaccherini.

Bojinov (Lecce). Non che la sua sia una partita da incorniciare, ma contro la Lazio all’Olimpico segna un gol pesantissimo per il suo Lecce in pieno recupero, alimentando le speranze di salvezza dei salentini.

Brienza (Siena). Non solo una doppietta decisiva che manda in tilt il Genoa, ma anche tante giocate di qualità e velocità nel far ripartire la squadra con rapidi contropiedi.

FLOP DI GIORNATA

Robinho (Milan). E’ il peggiore dei suoi. Fa persino peggio di un Van Bommel che, lento e impacciato, sbaglia a centrocampo innescando la ripartenza da cui nasce il vantaggio felsineo. Il brasiliano è un fantasma per tutta la partita ed è un mistero come Maxi Lopez possa rimanere in panchina ed El Sharaawy addirittura in tribuna.

Luis Enrique (all. Roma). Cambia la squadra arretrando De Rossi, inserendo Perrotta a centrocampo e lasciando in panchina Totti, ma il campo lo boccia sonoramente. Roma sotto di due gol in pochi minuti e buon per lui che la Juventus abbia tirato i remi in barca sul 3-0.

Genoa. Oltre al flop del campo finisce umiliato e alla mercé dei suoi stessi tifosi. La squadra sembra continuare a scivolare su un piano inclinato che rischia di portare il Grifone dritto in serie B. Esonerato nuovamente Malesani, toccherà a De Canio il compito di riassemblare una squadra senza capo né coda.

twitter: @nicolanegro

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