Nessuna scusante per Borrelli, Palazzi e giornalisti

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La verità è un'altra, è diversa da quella che tanti giornalisti riferiscono, quando non la occultano non parlandone. Visto che al grande e numeroso pubblico dei grandi media viene data un'informazione parziale, chiediamo ad ogni nostro lettore di diffondere questo articolo che fa luce su una verità nascosta. Siamo costretti a ricorrere al "passa parola" da un giornalismo che, nel video allegato, Piero Ostellino fotografa alla perfezione. Parliamo di fatti e mostriamo le prove, da quattro anni sotto gli occhi di chiunque voglia vedere e sapere.
Buccheri su La Stampa, dopo la deposizione di Bergamo resa a Palazzi, scrive che "Bergamo, oggi, dice di provare «profonda tristezza»", noi invece proviamo una profonda rabbia.
I media possono anche tacere e non ergersi ad "orientatori" del sentimento popolare e dichiararsene i portavoce, possono anche non fare i titoli a tutta pagina e relegare la notizia dell'interrogatorio di Bergamo in spazi dimensione francobollo su pagine "molto interne", come ha fatto la Gazzetta, ma un sentimento popolare c'è, ed è forte, in tutte le tifoserie delle squadre punite nel 2006, mentre gli sleali "furbetti del palloncino" tacevano i loro contatti e stavano zitti zitti in coperta a contare il ricavato dalle punizioni altrui. Siamo incazzati neri e non siamo disponibili a sopportare i tentativi di giustificare le mancanze della giustizia sportiva della FIGC nelle indagini. Non ci sono giustificazioni per Borrelli, per D'Andrea, per gli 007 del 2006, non ce ne sono per Palazzi. Non ce ne sono non perché siamo offuscati dalla rabbia, anzi, dal 2006 siamo più lucidi e svegli di investigatori iperlodati dalla stampa, colpevole a sua volta, come dimostreremo. Non ci sono scuse credibili perché lo dicono le carte che la FIGC ha avuto in mano nel 2006, che noi abbiamo letto attentamente mentre gli 007 federali sembra non l'abbiano fatto: perché se lo avessero fatto avrebbero dovuto dar credito alle parole di Paolo Bergamo.

Lo scorso aprile, grazie al lavoro di Alvaro Moretti di Tuttosport, veniamo a conoscenza del contenuto del verbale di Paolo Bergamo, interrogato l'8 giugno 2006 dai vice capo D'Andrea e De Feo, unitamente ai collaboratori Quartarone e Ricciardi.
Paolo Bergamo viene interrogato per 9 ore e fa mettere a verbale che "Non ho mai negato di parlare della probabile formazione della griglia, che comunque dovevo confrontare con Pairetto, anche con tutti gli altri dirigenti di società che me ne avessero fatto richiesta. Questa consuetudine di parlare della griglia o di quegli arbitri che potevano andare nella griglia, ribadisco, ce l’avevo anche con altri dirigenti (tra gli altri Facchetti, Meani, Capello, Sacchi). Non so dire se Pairetto si confrontava con altri su questi temi. E preciso che la conoscenza della griglia era il 'segreto di Pulcinella' in quanto gli arbitri erano certamente individuabili per gli addetti ai lavori", come potete vedere nella foto di un parziale del verbale.

Verbale dell'interrogatorio di Bergamo


Buccheri scrive che "allora, il teste non era attendibile perché quando raccontò che parlava con tutti, Inter compresa, le sue parole non potevano trovare riscontro nelle intercettazioni", ed aggiunge che "gli investigatori federali hanno più volte voluto sottolineare all'ex designatore e al suo avvocato Silvia Morescanti come non fossero stati loro a condurre materialmente le indagini nel 2006".
Secondo Tuttosport Bergamo avrebbe detto a Palazzi: "Io queste cose già le avevo dette nel 2006", ed avrebbe ricevuto in risposta: "Non avevamo le telefonate".
Non attacca, non ci sono scusanti! Non si vive di sole intercettazioni quando si indaga, balle spaziali che non c'era riscontro alle dichiarazioni di Bergamo, perché Borrelli ed i suoi collaboratori avevano le informative che l'ex magistrato era andato a ritirare nella sua "gita a Napoli", dove gli furono date su CD senza che ne avesse fatto regolare richiesta scritta e senza che avesse ancora firmato nulla, come ammetterà il 14 settembre 2006 davanti alla Commissione Giustizia del Senato.
Noi abbiamo potuto verificare solo lo scorso aprile cosa aveva dichiarato Paolo Bergamo, ma quando dichiarò le stesse cose, sempre l'8 giugno 2006, a 'Matrix' ed in un'intervista concessa a Repubblica, gli abbiamo creduto, e non perché ci stesse simpatico o ci facesse comodo, gli abbiamo creduto perché avevamo letto quelle informative fatte fuggire verso le redazioni dei media.
E cosa c'era scritto nelle informative firmate Auricchio, architrave del processo sportivo e delle condanne? Questo c'era scritto:

Pagine delle informative


Lo aveva scritto Auricchio, non ju29ro. Il colonnello della Guardia di Finanza Maurizio D'Andrea non aveva letto quelle due pagine delle informative?
Non le avevano lette neppure De Feo, Quartarone e Ricciardi?
Non le aveva lette neppure la superpoliziotta Maria José Falcicchia, vice questore aggiunto della Polizia di Stato, nominata vice di Borrelli, insieme a D'Andrea, dal commissario Guido Rossi?
Non le aveva lette nessuno degli 007 federali che indagavano ed interrogavano in quei giorni? Nessuno aveva notato e fatto notare cosa c'era scritto in quelle due pagine?
Non le aveva lette neppure Borrelli?

Bastava chiedere alla Procura di Napoli, che si era rivelata tanto disponibile, i files audio delle telefonate dell'Inter la cui esistenza emergeva da quelle informative.
Si potevano e dovevano interrogare i dirigenti interisti e quanti Bergamo aveva indicato nel suo interrogatorio.
E badate bene, l'Ufficio Indagini aveva le carte inviate dalla Procura di Torino, dove erano riportate due telefonate Facchetti-Pairetto che dimostravano come anche l'Inter telefonasse ai designatori. Due telefonate riportate a maggio 2006 da La Stampa, Corriere della Sera e Gazzetta!
Maurizio D'Andrea e la Falcicchia (articolo di Repubblica) sono in gamba e furono scelti da Borrelli come vice. Federico Maurizio D'Andrea a febbraio 2007 ottiene una carica importantissima in Telecom, dove Guido Rossi era tornato dal settembre 2006. Come hanno fatto a non vedere quelle tracce?

Borrelli chiude la sua relazione a Palazzi scrivendo che "i plurimi filoni investigativi che sin da ora emergono e che vieppiù emergeranno nel prosieguo non permettono di ritenere conclusa l’opera di individuazione delle responsabilità eventualmente attribuibili ad altre società e ad altre persone fisiche", però non continua ad indagare, passa ad occuparsi dei diritti tv.

E Palazzi? Neppure lui ha letto quelle due pagine? E quando diventa Superprocuratore, e responsabile anche della fase investigativa, perché non sente il dovere di seguire il consiglio di Borrelli e non indaga su quanto emergeva in quelle due pagine?
Perché, se avesse letto quelle due pagine, non sente il dovere di chiedere tutte le telefonate quando la FIGC si costituisce parte civile a dicembre 2007?
In molti in FIGC avrebbero dovuto sentire il dovere di rassegnare le dimissioni, come abbiamo scritto da tempo.

Buccheri termina il suo articolo scrivendo "La prima audizione del secondo filone è durata ben cinque ore fra gli imbarazzi di chi ha voluto sottolineare che nel 2006 gli strumenti a disposizione erano diversi".
Non hanno scusanti, e non ci stiamo ad essere presi in giro!

Ed i giornalisti che da quattro anni sentiamo parlare di Calciopoli sui giornali ed in tv, neppure loro hanno letto quelle informative?
Escludendo la malafede, allora dobbiamo pensare che non abbiano letto quelle informative e informino senza prima informarsi. Tanti di loro hanno messo la mano sul fuoco sicuri che "l'Inter non telefonava".
Di quelle due pagine, delle tracce che anche l'Inter andava a cena da Bergamo (incontri in luoghi non pubblici, nella sentenza) e che parlava con i designatori, parlarono da subito gli utenti del forum J1897.com, con una discussione rimasta in prima pagina per mesi. Molti giornalisti leggevano quel forum, ma hanno fatto finta di non vedere. La prova che consultavano quel forum la avemmo quando riportarono il topic, aperto dall'utente "Brindellonemai", che diffondeva il ricorso di Zaccone. Ma i giornalisti applicarono gli stessi criteri di selezione di Auricchio: "L'Inter non interessa".
Un solo giornalista ne parlò, seppure solo il 4 ottobre 2006, Corrado Zunino su Repubblica: "Quella cena con Bergamo e la telefonata col patron. Sì, con i designatori dell'ancien régime è andata a cena anche l'Inter. [...] Lo rivela l'ascolto attento dell'intercettazione numero 15.237 realizzata dai carabinieri del nucleo operativo di Roma, la famosa inchiesta Off-Side. [...] C'è anche una chiamata che riguarda Massimo Moratti. Una, e non è diretta. Paolo Bergamo racconta, sempre alla Fazi, del colloquio avuto con il patron dell'Inter. E' la sera del 29 marzo 2005".
Solo Zunino, e quattro mesi dopo, ha letto quelle informative?
Ponete questa domanda, in futuro, a qualsiasi giornalista dovesse continuare a sparare "balle spaziali" su Calciopoli.

La giustizia sportiva ha un solo modo per scusarsi: fare giustizia totale e non parziale come avvenuto nel 2006. Giustizia non vuol dire che erano "Tutti colpevoli, qualcuno ci è sfuggito ed ora il caso è prescritto", come sembra essere l'orientamento.
Giustizia vera sarebbe rivedere quel processo alla luce di tutto quello che è emerso. Sarebbe un atto di dignità se lo proponesse proprio la Procura Federale.

I giornalisti dovrebbero scusarsi delle tante distrazioni del 2006, ma non ammetteranno i loro errori. Un consiglio a chi temerariamente continua a seminare inesattezze, e si espone a brutte figure, lo vogliamo dare: studiare le informative e gli atti del processo di Napoli e parlare solo dopo averlo fatto. Tacere è meglio che informare male i propri lettori e telespettatori.

Video: L'avvocato D'Onofrio (video dal minuto 4:25) spiega a chi "o è incompetente o è in malafede", e chiede "Ma qualcuno le ha lette le sentenze sportive? Sapete perché si arriva a quel sistema sanzionatorio?". Sembra che le abbiano lette davvero in pochi.

Sulla situazione del giornalismo italiano e su quanto avvenuto con Calciopoli è da ascoltare con attenzione l'autorevole parere di Piero Ostellino: clicca per vedere il video.


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