La Juve soffre e gioisce a Celtic Park

champions03Ok, quando a dicembre l'urna di Nyon riservò alla Juventus gli scozzesi tutti tirammo un sospiro di sollievo.
Però un conto è il pronostico, un altro vincere 3-0 su un campo comunque “caldo”, sul quale non hanno vinto in molti negli ultimi anni.
E l'unica vittoria italiana in casa del Celtic risaliva ai tempi del Milan di Rivera, a fine anni Sessanta.
Ci si era preparati ad un clima da battaglia, e battaglia è stata.
Il Celtic è stato molto diverso da quello che ha affrontato e battuto Benfica, Spartak Mosca e soprattutto Barcellona, che per inciso anche nella gara del Camp Nou impiegò fino al tempo di recupero per risolvere la pratica biancoverde.
Mancava Samaras, vero regista offensivo del gruppo e unico in grado di regalare un minimo di imprevedibilità alla manovra.
Senza il greco, Lennon ha puntato tutto su fisico e ritmo, così i “Bhoys” hanno messo alle strette la Juventus, che per la maggior parte della gara si è fatta troppo schiacciare nei suoi trenta metri difensivi.
Certo, il gol di Matri al primo affondo (grazie ad Ambrose e agli immancabili festeggiamenti per la Coppa d'Africa appena vinta) ha facilitato la serata, ma non credo abbia inciso qualcosa sull'atteggiamento del Celtic, andato sotto a freddo ma pronto a ripartire come se niente fosse.
Sta di fatto che il primo tempo è stato di pura sofferenza, gli scozzesi arrivavano sempre prima su ogni palla, occupavano le fasce laterali e recuperavano facilmente il possesso sulle respinte della difesa juventina.
Che poi non si rischiasse granché è un altro discorso, ma non riuscire ad impostare più di tre azioni offensive pericolose (gol compreso) e perdere immancabilmente palla all'interno della propria metà campo son cose che non fanno parte della cultura della Juve di Conte.
Insomma, nel primo tempo - diciamo la verità - è andata di lusso, e il vantaggio è rimasto tale facendo ricorso a quelle che un tempo erano le armi riconosciute delle squadre italiane in trasferta in terra britannica: difesa e contropiede.
La ripresa è andata meglio, anche se dopo un inizio incoraggiante i ragazzi di Conte arretravano ancora troppo lasciando campo agli avversari che, a dir la verità, non avevano più la stessa incisività del primo tempo.
Ed era comprensibile, visto il ritmo indiavolato tenuto da Brown e compagni nei primi quarantacinque minuti.
Quando nel finale la Juventus è riuscita ad uscire dal guscio, ha confezionato due gol da Juventus: tre passaggi di prima e inserimento del centrocampista che conclude a rete nel caso del gol di Marchisio; recupero palla sulla trequarti avversaria e micidiale tre contro uno con il suggeritore che può servire la punta meglio piazzata sul gol di Vucinic.
I singoli: dei tre centrocampisti centrali Pirlo e Vidal sono quelli rimasti un pochino sotto tono, lasciando le luci della ribalta a Marchisio, già fra i meno peggio nella prima frazione insieme ad un sorprendente Peluso, all'esordio europeo e - per lunghi tratti - persino più spavaldo e sfrontato di molti suoi colleghi più blasonati ed esperti.
Ha fatto bene anche Padoin, entrato nelle azioni dei due gol nel finale, e l'ingresso di Pogba è servito a congelare un match che in verità aveva poco da dire.
Meno bene Lichtsteiner, che ha sofferto molto Izaguirre e le sovrapposizioni di Forrest, hanno sofferto i tre centrali: Bonucci non ha potuto impostare come suo solito, Barzagli è andato in difficoltà sugli inserimenti di Commons mentre Caceres, a pieno agio nel clima da battaglia e perfettamente calato nell'ambientino del Celtic Park, è forse stato il migliore del trio.
Menzione speciale per Gigi Buffon, sicuro nelle poche occasioni in cui è stato impegnato, assolutamente impeccabile negli interventi di routine (vedi: calci piazzati) con i quali ha regalato certezze a compagni messi a dura prova dalla furia biancoverde.
Di Vucinic non mi è piaciuto il primo tempo svogliato ma molto probabilmente figlio delle difficoltà vissute da tutta la squadra, mentre di Matri non posso che dire bene: un gol al primo tentativo, qualche buona giocata e soprattutto un grande assist sul raddoppio.
L'ex cagliaritano aspettava il primo gol europeo e l'ha trovato: ovviamente mi auguro che questo suo momento di grazia si protragga il più a lungo possibile.
Ha esordito Anelka, una manciata di minuti in cui ha tenuto palla a partita ormai finita, ma il solo partecipare ad una partita come questa non può che fargli bene.
Ora, a scanso di grattatine scaramantiche, la qualificazione ai quarti è in archivio e alla Champions League si ricomincerà a pensare ad inizio aprile: un mese e mezzo per schiacciare il pedale dell'acceleratore in campionato e scrollarsi di dosso le residue velleità delle avversarie sul fronte interno.
Velleità vere o presunte, lo vedremo nelle prossime settimane.

 

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