Le priorità del presidente

andrea agnelli"Non escludiamo nulla, potremmo anche andare a giocare in un'altra Lega”.
Sono le parole proferite da Andrea Agnelli ieri a commento della votazione sulla ripartizione di una quota dei diritti televisivi, sfavorevole alla Juve e alle altre società che vantano il maggior numero di tifosi.
Un presidente bianconero agguerritissimo che addirittura minaccia di portare la Juventus via dall’Italia, consapevole che una decisione del genere sarebbe un colpo fatale al già malconcio movimento pallonaro italiano.
Sentire parole del genere in questa circostanza mi fa malissimo, perché affievolisce le mie ultime piccole speranze in un presidente che abbia veramente voglia di ottenere giustizia su Farsopoli.
Erano cinque anni che aspettavo di sentire qualcuno della Juventus proferire parole del genere in relazione alle vicende di Farsopoli e alla clamorosa disparità di trattamento tra la Juventus e le altre società, già palese nel 2006 per chi ha voluto informarsi, ma emersa con forza dirompente negli ultimi due anni durante il dibattimento del processo di Napoli.
La revoca di due scudetti, la retrocessione in serie B e lo smembramento di una squadra che aveva appena schierato otto giocatori nella finale del campionato del mondo, oltre a sporcare indelebilmente l’immagine e la storia della società, hanno avuto conseguenze economiche ben più gravi della sfavorevole ripartizione di una quota di diritti televisivi.
Basti pensare ai costi per ricostruire una squadra di livello paragonabile a quella del 2006, alle numerose mancate partecipazioni alla Champion’s League, ai ridotti introiti dagli sponsor, alla ripartizione di un’altra quota di diritti televisivi legata ai risultati sportivi degli ultimi cinque anni.
Nonostante la Juventus stia pagando tutto questo da diversi anni ormai, e nonostante al momento del suo insediamento a presidente, nel maggio dello scorso anno, a Napoli fossero già “volate le sedie”, Andrea Agnelli non ha mai minacciato di portare la Juventus a giocare in un’altra Lega, non lo ha fatto al momento del suo insediamento, non ne ha parlato in occasione delle interviste rilasciate a Sky in agosto 2010 e a Tuttosport in dicembre 2010, e nemmeno all’assemblea degli azionisti dell’ottobre 2010.
E per quando ha tenuto in serbo le minacce? Per la prima occasione in cui le minacce avessero fatto comodo a coloro che hanno maggiormente beneficiato dell’eliminazione della Juventus in quell’estate maledetta.
Sono queste le priorità del nostro presidente?

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