Galdi, Piccioni, Narducci ed il mistero irrisolto

narducciUn'intervista che porta alla ribalta due questioni, una legata alla giustizia e l'altra al modo di fare informazione, lasciando intatto ed irrisolto uno dei gialli e dei misteri di Farsopoli.
Ben due giornalisti della Gazzetta che non riescono a sfrucugliare Narducci con le domande più logiche, quelle che avrebbe posto il lettore comune, l'avventore del bar dello sport. Andiamo con ordine e vediamo prima la questione giornalistica.
Andrea Monti, direttore della Gazzetta dal febbraio 2010, dopo la pubblicazione di una telefonata tra Palombo e Bergamo, rispose subito, dalle colonne rosa, che bene aveva fatto uno dei suoi vicedirettori a sfrucugliare Bergamo e che, se lui fosse stato il direttore dell'epoca e Palombo non lo avesse fatto, lo avrebbe licenziato. Aggiunse che aveva fatto il suo lavoro, quello per cui i lettori della Gazzetta pagano un euro ogni mattina.
Bene, il 16 aprile 2010 Andrea Monti, in un altro editoriale, poneva due domande ed una era: "Chi ha deciso che quelle telefonate recentemente esibite, con il coinvolgimento dell'Inter e di altre squadre, erano irrilevanti?".
Ottima domanda, è quello che si chiedeva la gente nei bar dello sport: però è rimasta senza risposta, ed è quello che ancora oggi interessa sapere anche a chi ha davvero a cuore l'efficienza e l'immagine della giustizia in Italia.
A Monti non mancano i Palombo di turno da mandare a sfrucugliare Auricchio e Narducci, fino ad ottenere risposta alla sua domanda e fornire ai lettori la risposta e la verità, per la quale pagano un euro ogni mattina.
Monti ha Maurizio Galdi che dovrebbe avere una corsia preferenziale con Auricchio, avendo collaborato alle indagini fin dal primo momento. Galdi, nonostante non sia "terzo", avendo scelto di giocare il primo tempo dell'indagine/processo nella squadra dell'accusa, è anche l'inviato che i direttori della Gazzetta, Verdelli prima Monti poi, designano per seguire il processo di Napoli; e incontra Narducci quasi ogni martedì in udienza.
Ma la risposta alla domanda "Chi ha scartato quelle telefonate?" non c'è ancora. Monti non ha solo Galdi, perché ad un certo punto il collaboratore di Auricchio viene affiancato da Piccioni. Una coppia di giornalisti per seguire le udienze, per fare le interviste: due is meglio che one, deve pensare Monti. Due giornalisti che domenica 11 settembre, a margine del convegno "Calcio e potere", che vede come ospite l'assessore del comune di Napoli Pino Narducci, pongono all'ex pm delle domande su Moggiopoli che, dall'anno scorso, anche sulla rosea è diventata Calciopoli. Che domande avranno studiato di fare ben due giornalisti? Dolci o severe? Vogliono sembrare severe, ma sono dolci, quasi degli assist per rimanere in tema di calcio.

Il duo Galdi e Piccioni offre a Narducci l'opportunità di rettificare, 3 anni dopo averlo pronunciato, l'incipit che resterà scolpito nella storia della giustizia italiana, quel "Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo o Pairetto con il signor Moratti... balle smentite dai fatti, ci sono solo quelle persone, perché solo quelle colloquiavano con i poteri del calcio", e giù i nomi degli imputati eccellenti. Parole chiarissime, che non si prestano ad equivoci di interpretazione, "solo quelle" ripetuto due volte davanti al giudice De Gregorio, parole pronunciate allora e pompate dalla stampa all'unisono, con Narducci che non chiese nessuna rettifica dell'interpretazione che ne dette la stampa. Ora il Narducci che in aula nel processo rimproverò la difesa di Moggi per aver impiegato 3 anni per riportare a galla le telefonate "sfuggite", dopo 3 anni spiega che "quella frase è stata sempre e volutamente equivocata. Era inserita nel contesto del processo e significava che non avevamo altre telefonate 'penalmente rilevanti' nel fascicolo. Come potevamo pensare che in un'intera stagione, con 170 mila telefonate intercettate, Bergamo e Pairetto non avessero parlato con altri dirigenti di società? Saremmo stati degli stupidi".
Abbiamo ricordato che le parole non si prestavano ad equivoci, eventualmente è stato Narducci che si riferiva, nella sua testa, a quelle penalmente rilevanti, ma ha dimenticato di dirlo. Bastava dirlo allora. Uno come lui che elabora le domande e le requisitorie con stile un po' barocco, ripetendo nella stessa frase lo stesso concetto più volte, avrebbe potuto aggiungerla davanti a De Gregorio quella precisazione, avrebbe potuto chiarirla nei giorni seguenti, quando la stampa di ispirazione accusatoria la usò più volte contro gli imputati. Ed invece Narducci disse "Solo quelle persone...".
Controdomanda o obiezioni da parte di Galdi e Piccioni? Nessuna.

Soffermiamo, quindi, la nostra attenzione sulla parte in cui Narducci dice: "Come potevamo pensare...", e rileviamo che non dichiara chiaramente e senza lasciare adito ad equivoci che quelle telefonate le conosceva e le aveva ascoltate.
Ipotizzava soltanto che ci fossero altre telefonate di altri dirigenti? Chiese mai ad Auricchio la natura del loro contenuto?
Queste domande che sorgono spontanee né Galdi e né Piccioni le pongono.
Ma c'è qualcosa di ancora più "dolce" nell'intervista che vorrebbe sembrare "severa" del duo rosa: sembra che a loro sia ignoto che l'ex pm Filippo Beatrice ha dichiarato al Corriere dello Sport, non al corrierino del quartierino, che lui finché si è occupato del caso, ovvero fino al 2009, non conosceva quelle telefonate.
I due giornalisti rosa mandano in bianco il loro direttore e non portano a casa la risposta a quella sua domanda su chi avesse scartato quelle telefonate.
E' un caso da analizzare questo, e la stampa in generale dovrebbe porsi il problema sul perché non venga in mente a nessuno dei due giornalisti di fare la domanda più ovvia:

Il Suo collega Beatrice ha detto che quelle telefonate non le conosceva. Le conosceva solo Lei o non le conosceva neanche Lei? Se non le conosceva, come fa a dire che non avevate altre telefonate "penalmente rilevanti" se non poté valutarne la rilevanza in fase di indagine?

Domanda facile facile, né dolce né severa, semplicemente la più ovvia da fare, per un giornalista.
I lettori che spendono un euro al giorno per acquistare la Gazzetta ed essere informati, come quelli che la sfogliano gratis sul bancone dei gelati, a 17 mesi dalla domanda di Andrea Monti, sono costretti a chiedersi ancora "Ma chi le ha scartate quelle telefonate?".

Veniamo ora alla parte della giustizia. Il tandem di giornalisti rosa ricorda a Narducci che la FIGC afferma di non aver mai avuto "quelle altre telefonate", e l'ex pm risponde: "La Federcalcio venne da noi appena scoppiato pubblicamente il caso Calciopoli, siamo ai primi di giugno 2006. Ci chiese immediatamente tutta la documentazione in nostro possesso e noi aderimmo all'invito. Consegnammo le carte sulle quali stavamo lavorando. Noi ci concentravamo sulla nostra indagine, sul reato. Dopodiché, più tardi, le telefonate sono entrate nella disponibilità di tutte le parti".
Uno: non era giugno, perché già il 26 maggio gli atti furono consegnati all'ancora "semplice cittadino in pensione" Francesco Saverio Borrelli, come dallo stesso ammesso in commissione Giustizia del Senato il 14 settembre 2006. In quell'audizione Borrelli ammise anche la mancata selezione da parte sua degli atti d'indagine che furono confezionati dalla Procura di Napoli a seguito di rapporti "un po' fluidi tra Nicoletti, vice di Guido Rossi, e la Procura di Napoli". Questa dell'audizione di Borrelli è un segreto che i media custodiscono meglio del Santo Graal, ne ha parlato solo Tuttosport poco tempo fa. I lettori della Gazzetta la conosceranno mai, questa pagina di Farsopoli? Ne dubitiamo.
Due: se dettero alla FIGC "tutta la documentazione" sulla quale stavano lavorando è evidente che le telefonate "ritrovate" non erano nella loro documentazione, seppure indicate come "non rilevanti", e dobbiamo pensare che nella documentazione dovevano mancare anche i semplici brogliacci che dimostravano come e quante erano le società che abitualmente parlavano con le istituzioni del calcio, eliminando l'accusa, anche sportiva, della "esclusività dei rapporti" degli allora indagati.
Ribadiamo ancora una volta che, per quanto "concentrato sull'indagine, sul reato", una volta che con un altro reato l'indagine è stata "passata" alle redazioni, se Narducci conosceva l'esistenza delle altre telefonate, pur valutate irrilevanti penalmente, aveva il dovere di comunicarne l'esistenza alla FIGC e di lasciare agli organi sportivi la valutazione di "rilevanza sportiva". Subito, non "Dopodiché, più tardi...". Un processo giusto e completo non si può fare a puntate come una telenovela creando, nel frattempo, disparità di giudizio con società danneggiate ed altre favorite, sportivamente ed economicamente, negli anni a seguire, come ha partorito la collaborazione tra Procura di Napoli e FIGC nel 2006. Oggi appaiono come altrettante note stonate e il ricordo dei giudizi negativi espressi più volte dall'ex pm Narducci sulle decisioni assunte dalla giustizia sportiva e la conoscenza del fatto "rilevantissimo" che alla stessa giustizia sportiva non fosse stato trasmesso tutto il materiale utile per poter fare davvero giustizia per tutti e non quei pochi selezionati solo per rilevanza penale.
Narducci, dal ritrovamento delle telefonate ad oggi, risponde alle domande evidenziando che a loro interessava solo il lato penale e non quello, ma noi certi giudizi di Narducci e della Procura sulla giustizia sportiva li ricordiamo bene.

Poi Narducci al duo rosa, che gli fa rilevare che "comunque quelle telefonate ci sono", risponde in un modo che sarà sicuramente piaciuto al direttore Monti ed alla sua dichiarata mission di "preservazione delle figure che sono importanti per la storia del calcio da parte di chi, per esempio come noi, orienta l'opinione pubblica". Narducci risponde: "Si parla delle telefonate di Facchetti e di altri dirigenti come se ci fosse un filo diretto analogo a quello che noi abbiamo evidenziato per Moggi e l'associazione sotto processo. Si è cercato di far passare il concetto che tutti facevano le stesse cose e che quindi non c'era colpevolezza. Non è vero! C'è stata una campagna furibonda per affermare: tutti responsabili, nessun responsabile. Non era così. [...] Quelle telefonate non hanno valore penale".
Ora non ci aspettiamo che a far chiarezza siano i giornali che sventolavano il vessillo colpevolista nel 2006 e che oggi cercano, a seconda dei casi, di metterci delle pezze o di asserragliarsi ancora di più, ma ricordiamo a Narducci che la campagna "Tutti colpevoli, nessun colpevole" è farina del sacco dei media, è l'interpretazione più comoda per loro, ma errata, delle tesi delle difese che, invece, è sempre stata: "Tutti innocenti, nessun colpevole".
Se non avevano rilevanza penale certe telefonate di Facchetti, allora secondo noi non ne avrebbero dovuta avere tante telefonate degli altri imputati. Pensate solo ad Ambrosino per il quale lo stesso pm ha chiesto l'assoluzione al termine della requisitoria, o a Ceniccola coinvolto per la telefonata delle magliette, e ripensate alla telefonata del "4-4-4, diglielo a Bertini che è importante domani".

Piuttosto è da segnalare che un altro magistrato, Palazzi, pensa il contrario su quelle telefonate di Facchetti, in quanto l'illecito sportivo diretto ex art. 6, secondo alcuni pareri legali, integrerebbe il reato di frode sportiva.

Poi Galdi e Piccioni hanno fatto una domanda "tosta" a Narducci sul ritrovamento anche dei brogliacci con le telefonate "segnalate" a chi doveva valutarle dai così detti "baffi" rossi, verdi e gialli (1, 2 o 3 v capovolte). La risposta di Narducci? Questa: "Vorrei proprio vederli quei brogliacci: sono in bianco e nero, come sono stati visti i colori?". Controdomanda del duo rosa? Nessuna. Fantastico.

A prescindere dal colore o dal bianco e nero, tre baffi sono diversi da due e da uno, come venivano contrassegnati i livelli di rilevanza delle telefonate ascoltate. Galdi e Piccioni non lo fanno notare a Narducci. Ci chiediamo perché due giornalisti accettino con indifferenza certe risposte e si espongano alle critiche del lettore comune e del popolo del web, che sempre di più si "orienta" da solo e non sulle pagine rosa.

Filippo Beatrice ha risposto alla domanda su chi ha deciso che quelle telefonate fossero irrilevanti in modo molto più chiaro di quanto abbia fatto Narducci. Dalle domande di Galdi e Piccioni e dalle risposte di Narducci, invece, nessun contributo per sapere se Auricchio avesse informato almeno Narducci, l'altro pm dominus dell'indagine che doveva valutare anche telefonate a discolpa degli indagati, o se la valutazione di "certe telefonate" sia stata fatta solo dalla squadra Off-side. Il mistero permane. Restiamo in poco fiduciosa attesa di un giornalista "sfrucugliatore", ormai convinti che solo un'indagine sull'indagine possa, forse, darci risposte su questa ed altre domande e dubbi.

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